Lavoro minorile: l’insuccesso e l’abbandono scolastico tra le maggiori cause di sfruttamento e criminalità

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Save the Children –  Una larga parte dei minori che al momento sta scontando una condanna penale, ha alle spalle mesi o anni di lavoro svolto sotto i 16 anni. Una quota significativa di essi ha lavorato addirittura a 11-12 anni e in condizioni di grave sfruttamento e pericolo, per tante ore di seguito e di notte, fuori della cerchia familiare. Ristorazione, vendita, edilizia, agricoltura e allevamento, meccanica alcuni dei principali settori di impiego di questi giovanissimi.

Save the Children –  Una larga parte dei minori che al momento sta scontando una condanna penale, ha alle spalle mesi o anni di lavoro svolto sotto i 16 anni. Una quota significativa di essi ha lavorato addirittura a 11-12 anni e in condizioni di grave sfruttamento e pericolo, per tante ore di seguito e di notte, fuori della cerchia familiare. Ristorazione, vendita, edilizia, agricoltura e allevamento, meccanica alcuni dei principali settori di impiego di questi giovanissimi.

Esperienze di lavoro minorile fra le più dure, sommerse e molto spesso collegate all’abbandono della scuola, quelle dell’universo degli adolescenti in carico alla giustizia minorile; un sottoinsieme dell’intero universo di lavoratori under 16 nel nostro paese che conta circa 260.000 ragazzi e ragazze fra 7 e 15 anni coinvolti in lavoro, pari al 7% della popolazione in questa fascia di età1, 1 minore su 20.

Sono alcuni dei dati preliminari di "Lavori Ingiusti”. Indagine sul lavoro minorile e il circuito della giustizia penale, realizzata da Save the Children, l’organizzazione internazionale indipendente dedicata dal 1919 a salvare i bambini e a promuovere i loro diritti, in collaborazione e con il finanziamento del Ministero della Giustizia – Dipartimento per la Giustizia Minorile e diffusa oggi in occasione della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile a Roma, alla presenza di Andrea Orlando, Ministro della Giustizia.

“Occupandosi di minori che vivono in situazioni di rischio, da anni Save the Children entra in contatto con bambini e adolescenti coinvolti nelle peggiori forme di lavoro minorile, tra cui, forme di sfruttamento. Si tratta di un fenomeno grave che, in una misura piuttosto rilevante, è presente anche in Italia e che quindi Save the Children ha deciso di indagare, contribuendo a colmare un  vuoto di dati in materia”, dichiara  Claudio Tesauro Presidente Save the Children Italia. “ Quest’anno, con l’importante sostegno del Ministero della Giustizia, Save the Children è riuscita a raggiungere giovani che solitamente sfuggono alle rilevazioni campionarie perché si trovano per lo più fuori da circuiti importanti quali la scuola, in particolare coloro che si trovano nel circuito della giustizia minorile”.

“Le risposte dei ragazzi descrivono esperienze e contesti di diffusa a-legalità, dove si è contratta l’idea di uguaglianza e dove si soffrono le discriminazioni non legate alle qualità personali. Molto frequente poi e forte è la relazione tra la dispersione scolastica e il lavoro precoce o ancora le connessioni tra la dispersione scolastica e la scelta di commettere atti illeciti. E’ cruciale intervenire per spezzare questo circolo vizioso e garantire percorsi lavorativi positivi, grazie ai quali i ragazzi possano trovare adeguata realizzazione economica e sociale”, continua Claudio Tesauro.

Secondo la nuova indagine di Save the Children si attesta al 66% la quota dei minori del circuito della giustizia minorile che ha svolto attività lavorative prima dei 16 anni.

Nel 73% dei casi sono giovani italiani mentre il 27% è costituito per lo più da ragazzi di origine straniera (in genere della Romania, Albania, Africa del nord).
Più del 60% degli intervistati ha svolto attività di lavoro tra i 14 e i 15 anni. Tuttavia, oltre il 40% ha avuto esperienze lavorative al di sotto dei 13 anni e circa l’11% ha svolto delle attività persino prima degli 11 anni.

Nel 66% dei casi i minori hanno lavorato da giovanissimi per fare fronte alle proprie spese personali, tuttavia più del 40% ha affermato di avere lavorato anche per aiutare la propria famiglia.

Ben il 60% dichiara di aver lavorato per altre persone mentre solo il 21% ha lavorato per i propri genitori e il 18% per dei familiari.

Il prestare il proprio lavoro fuori della cerchia familiare differenzia questi ragazzi e ragazze rispetto al più ampio universo dei minori lavoratori e rappresenta un rilevante fattore di rischio sfruttamento.
La ristorazione (21%) – bar, ristoranti, alberghi, pasticcerie, panifici -, la vendita ( 17%) – negozi, mercati generali, vendita ambulante -, il lavoro in cantiere (11%) – come manovali, imbianchini, carpentieri -, il lavoro in campagna (10%) – nella coltivazione e raccolta e nell’allevamento e maneggio degli animali, sono le principali attività lavorative svolte dai ragazzi intervistati.

Seguono, poi, tutti i lavori presso le officine meccaniche e i distributori di benzina (9%), le attività artigianali (5%), il lavoro in fabbrica (3%), le consegne a domicilio (2%) e solo una percentuale residuale svolge le proprie attività lavorative in casa per aiutare la famiglia nel proprio lavoro o nella cura di fratelli più piccoli o parenti in difficoltà.

Il 71% dei ragazzi dichiara di aver lavorato quasi tutti i giorni – dunque in modo continuativo e  il 43% per più di 7 ore di seguito al giorno; il 52% ha lavorato di sera o di notte.

“Si tratta di un dato molto grave e allarmante che mette in luce il circolo vizioso che parte dall’abbandono scolastico, passa per lo sfruttamento lavorativo fino a ad arrivare al coinvolgimento nelle reti della criminalità.  ”, spiega Raffaela Milano Direttore Programmi Italia-Europa Save the Children Italia.

Inoltre, la maggior parte dei minori intervistati afferma di avere iniziato le proprie azioni illecite tra i 12 e i 15 anni, parallelamente all’acutizzarsi di problemi a scuola, culminati spesso in bocciature e abbandoni. Per quanto riguarda i reati commessi, si tratta per lo più di reati contro il patrimonio (54,5%, per esempio furto e rapina), seguono quelli contro la persona (12,7%, per esempio lesioni volontarie), contro l’incolumità (9%) e le istituzioni (6%).

“Sarebbe arbitrario stabilire un nesso automatico fra lavoro precoce e comportamenti devianti tuttavia sono gli stessi ragazzi e gli operatori coinvolti nelle consultazioni e focus group a raccontare come ci si possa ritrovare sommersi  dalla situazione”, spiega ancora Raffaela Milano. “Si comincia con le difficoltà a scuola e la frequenza discontinua che, a sua volta, genera scarsi risultati e la spinta ad abbandonare lo studio e iniziare a lavorare. Un lavoro che però il più delle volte si rivela illegale, saltuario, sottopagato, non qualificante e, nelle forme peggiori, duro fino alla violenza e allo sfruttamento. Un’esperienza da cui i ragazzi potrebbero decidere di "liberarsi" scegliendo la strada dell’illegalità e delle attività illecite”.

Dal punto di vista della prevenzione, appare fondamentale il ruolo della scuola che – dalla lettura delle esperienze dei ragazzi del circuito penale – in molti casi non ha rappresentato un fattore di protezione ma è più spesso percepita come un percorso ad ostacoli, e non come un’opportunità: secondo Save the Children è necessario rafforzare gli interventi di contrasto alla dispersione scolastica, così come prevedere interventi di sostegno formativo per i ragazzi che hanno prematuramente abbandonato gli studi.  

E tra le raccomandazioni ribadite da Save the Children nel corso della conferenza stampa  l’adozione tempestiva di un Piano Nazionale sul Lavoro Minorile che preveda da un lato la creazione di un sistema di monitoraggio regolare del fenomeno e dall’altro le azioni da svolgere per intervenire efficacemente sulla prevenzione e sul contrasto del lavoro illegale, e in particolare delle peggiori forme di lavoro minorile.

"In occasione della giornata contro il lavoro minorile è opportuno sottolineare i rischi in termini di lavoro minorile a cui i bambini e ragazzi sono esposti, anche nei paesi ad alto reddito. Protezione sociale e monitoraggio sono strumenti essenziali per combattere questo fenomeno anche nei paesi sviluppati, soprattutto in un momento di crisi come questo in cui la perdita di reddito delle famiglie aumenta il rischio abbandono scolastico e l’esposizione al lavoro minorile”, commenta Furio Rosati dell’ Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO).

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