Lavoro: informatica, ingegneria ed economia i corsi di laurea più richiesti

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La pandemia ha avuto i suoi effetti anche a livello sanitario. Se infatti la crisi sanitaria non ha compromesso la formazione degli studenti universitari, ha avuto un effetto diretto sull’occupazione: a un anno dal titolo il tasso di occupazione è pari al 69,2% tra i laureati di primo livello e al 68,1% tra quelli di secondo livello: diminuito di 4,9 punti percentuali per i laureati di primo livello e di 3,6 punti per quelli di secondo livello.

A pagare il prezzo più alto sono quindi i giovani neolaureati, e la situazione peggiora se si è donne (gli uomini hanno il 17,8% di probabilità in più di essere occupati a un anno dalla laurea) o del Sud (al Nord +30,8% di probabilità di essere occupati a un anno dal titolo rispetto a quanti risiedono al Sud). Nel 2020, a un anno dal conseguimento del titolo, la forma contrattuale più diffusa è il lavoro non standard, prevalentemente alle dipendenze a tempo determinato.

È quanto emerge dal XXIII Rapporto AlmaLaurea, annuale fotografia sul profilo e la condizione occupazionale dei Laureati che ha coinvolto 76 atenei e 655mila laureati.

Il rapporto ha messo in luce come l’Università abbia retto all’onda d’urto della pandemia (l’ultimo anno ha visto un incremento delle immatricolazioni (+14 mila rispetto al 2019/20), ma si ritrova ora a gestire una serie di problemi atavici del sistema, diventati ancora più gravi con il Covid. Tra questi il numero di laureati, il secondo più basso in Europa dopo la Romania, che tuttavia nell’ultimo anno ha incrementato il numero dei suoi laureati di un punto percentuale.

Per quanto riguarda le prospettive di lavoro, cresce la percentuale di chi sarebbe disposto a trasferirsi all’estero (il 45,8% dei laureati contro il 42% del 2010). Aumentano lo smart working e dell’home working. In sintesi, secondo Dionigi, la pandemia non ha segnato molto l’Università (“gli studenti si sono laureati, hanno seguito i corsi”); ma ha inciso sulla ricerca di occupazione.

Tuttavia, se è vero che la pandemia ha causato una contrazione delle dinamiche di richiesta di laureati da parte delle imprese a partire dal mese di febbraio 2020, da maggio 2020, si inizia a registrare una ripresa delle richieste di CV che si conferma per tutto il 2020 e i primi mesi del 2021. L’Università, però, dovrà fare i conti anche con un altro fattore: la Didattica a distanza. Per 4 studenti su 5, è preferibile quella in presenza, per i rapporti personali con i loro colleghi, per i contatti con i professori e per la maggior comprensione della materia. Ma c’è un 5% che preferisce la Dad.

 Informatica, ingegneria ed economia i corsi di laurea più richiesti

I laureati dei gruppi in informatica e tecnologie ICT, ingegneria industriale e dell’informazione, economia, architettura e ingegneria civile mostrano le migliori performance occupazionali: il loro tasso di occupazione supera il 90% . Discorso diverso per chi ha frequentato corsi di arte, design, oppure di materieletterarie-umanistiche o di educazione e formazione. Il tasso di occupazione per questi gruppi è inferiore all’81%. Anche tra i laureati magistrali a ciclo unico, intervistati dopo 5 anni dal conseguimento del titolo, si evidenziano importanti differenze tra i gruppi disciplinari: i laureati del gruppo medico e farmaceutico hanno le più elevate performance occupazionali, registrando un tasso di occupazione pari al 93,3%. Al di sotto della media, invece, i laureati del gruppo giuridico, dove il tasso di occupazione si ferma all’80%

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