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Lavoro dopo pensione, a quanto ammontano le tasse?

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Come viene tassato il lavoro se si decide di riprendere dopo la pensione?

Molti pensionati decidono di tornare in attività dopo la quiescenza, da una parte per avere qualcosa da fare e non cadere nella noia, dall’altra per garantirsi entrate che siano simili a quando era ancora in attività lavorativa, visto che mai la pensione eguaglia l’ultimo stipendio. La preoccupazione più grande, in questo caso, è rappresentata dalle tasse che dovrà pagare sui redditi da lavoro che si somma a quelli da pensione.

Rispondiamo ad un nostro lettore che, per la situazione del padre, ci chiede:

Buonasera, vi scrivo in merito ad alcuni dubbi che ha mio padre (pensionato da aprile 2021).Se lui a Settembre ritornasse a lavoro quanto pagherà di tasse?
Mi spiego meglio, dovrà pagare sul cumulo lordo delle entrate (pensione e stipendio), quindi ipoteticamente su un lordo di 50mila euro, o sulla differenza tra lordo e netto?

Certo di una vostra risposta, porgo distinti saluti 

Lavoro dopo pensione e tasse

L’IRPEF va calcolata sul reddito lordo cumulato: reddito da pensione e reddito da lavoro. Essendo l’IRPEF una imposta progressiva che sale al salire del redditi e che, solitamente, il sostituto di imposta inserisce in busta paga, è bene fare delle precisazioni per non trovare brutte sorprese al momento della presentazione della dichiarazione dei redditi.

Sia l’INPS che eroga la pensione che l’eventuale datore di lavoro applicheranno l’IRPEF solo sui redditi da loro conosciuti (e quindi su quelli che erogano direttamente). Il rischio è quello che cumulandosi le due entrate si passi allo scaglione di reddito successivo che impone una tassazione maggiore trovandosi costretti a pagare la differenza in sede di dichiarazione dei redditi.

Facciamo un esempio: se un pensionato che percepisce reddito da pensione lordo pari a 25mila euro l’anno decide di lavorare di nuovo e guadagna altri 25mila euro si troverà sulla pensione e sul nuovo stipendio l’IRPEF applicata dai sostituti di imposta:

  • sui 25mila euro di pensione si troverà ad aver pagato, mese per mese, 6150 euro
  • sui 25mila euro di stipendio il datore di lavoro tratterrà di Irpef la stessa somma, 6150

Questo perché sia l’INPS che il datore di lavoro applicheranno l’aliquota al 23% sui primi 15mila euro (3450 euro) e del 27% su 10mila euro (2700 euro).

Prendendo in esame invece il cumulo l’imposta realmente dovuta è pari a 15320, ovvero:

  • 23% sui primi 15mila euro (3450)
  • 27% per redditi da 15mila e 28mila (3510)
  • 38% sui redditi da 28mila a 50mila (8360)

Per non rischiare, quindi, di pagare la differenza tra imposta dovuta e quella pagata, la cosa che consiglio è quella di comunicare al nuovo datore di lavoro, in sede di dichiarazione per le detrazioni fiscali spettanti, il reddito presunto per l’anno in corso che si percepisce come pensione di modo che possa applicare l’IRPEF riferendosi al giusto scaglione di appartenenza.

 

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