L’autonomia scolastica, il Piano Scuola 2020-2021 e le grandi dimenticanze

Cosa resta, oggi, dell’autonomia didattica e organizzativa, dell’autonomia di ricerca, dell’autonomia di sperimentazione e di sviluppo? Cosa resta dell’autonomia finanziaria? Cosa utilizzano le scuole e quanto ancora andrebbe utilizzato se davvero si scommettesse economicamente su questa caratteristica delle scuole italiane?

Eppure, in questi giorni, l’autonomia è tornata a far parlar di sé. Come è risaputo ed è a tutti noto (se ne sta accorgendo, forse, anche il ministero), dal 2000, le istituzioni scolastiche, pur facendo parte del sistema scolastico nazionale, hanno una propria autonomia amministrativa, didattica e organizzativa. Operano, comunque, nel rispetto delle norme generali sull’istruzione emanate dallo Stato ed è proprio da queste norme che, assai sovente, vengono ingessate e (economicamente) mortificate. Le istituzioni scolastiche sono dirette da un dirigente scolastico e si avvalgono di un apposito ufficio amministrativo (segreteria) anche per i rapporti con il pubblico che rappresentano il vero avamposto dello Stato sul territorio pur con le molteplici difficoltà che stanno nell’operare con Fondi di Istituto che talvolta mortificano il concetto stesso di Autonomia. Quella che, come capita quando vi è molto bisogno, viene richiamata a parole, naturalmente), nel vano tentativo di spaesare gli interlocutori e, purtroppo, anche gli utenti e le loro famiglie. Ogni istituzione scolastica ha un proprio Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF), che rappresenta il piano di azione educativa e di istruzione della scuola. E, infine, purtroppo non per minore importanza, le istituzioni scolastiche, per il loro funzionamento, hanno diritto di ricevere fondi dallo Stato e possono anche ricevere risorse finanziarie da Comuni, Province e Regioni o da altri enti e privati.

Regolamento dell’autonomia scolastica

L’autonomia scolastica, non è superfluo ricordarlo affatto, in questi giorni, è regolata da un’apposita disposizione (Regolamento) che ne definisce le diverse modalità di attuazione.

Il Regolamento, oltre a dettare criteri e modalità per l’autonomia didattica, organizzativa e gestionale, dà indicazioni su come ciascuna istituzione scolastica deve definire il proprio Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF).

Il PTOF viene definito in questo modo: il Consiglio di Istituto raccoglie proposte e pareri anche da parte delle famiglie, e delibera gli indirizzi generali dell’attività della scuola. Sulla base di quegli indirizzi generali, il Collegio dei docenti elabora il POF che, alla fine, viene adottato ufficialmente dal Consiglio di Istituto.

Copia del PTOF viene consegnata alle famiglie al momento dell’iscrizione alla scuola (art. 3), quindi non durante l’estate. I genitori partecipano al processo di attuazione e sviluppo dell’autonomia assumendo le proprie responsabilità (art. 16) anche quelle, vale la pena ricordarlo, che eventualmente verrebbero delegate alla scuola, tra capo e collo, in questa frenesia normativa che difficilmente si può rincorrere, talvolta

Autonomia didattica e organizzativa

All’interno del Regolamento dell’autonomia scolastica vi sono norme che regolano l’autonomia didattica (art. 4) e l’autonomia organizzativa (art. 5).

L’applicazione di queste norme è di diretta competenza della scuola che vi dà attuazione con criteri di flessibilità, ma nel rispetto della libertà di scelta educativa delle famiglie e, comunque, riconoscendo e valorizzando le diversità, promuovendo le potenzialità di ciascun alunno, e adottando tutte le iniziative utili al raggiungimento del successo formativo.

Le istituzioni scolastiche assicurano la realizzazione di iniziative di recupero e sostegno, di continuità e di orientamento scolastico e professionale per gli alunni.

Quota di istituto del 20%

In base all’autonomia, le istituzioni scolastiche possono modificare il monte ore annuale delle discipline di insegnamento (le materie) per una quota pari al 20%. Tale quota consente alle scuole la compensazione tra discipline di insegnamento (meno ore ad una disciplina che vengono assegnate ad un’altra disciplina) oppure l’introduzione di una nuova disciplina di studio. Riferimenti normativi: Nota prot. 721 del 22 giugno 2006 e D.M. 47 del 13 giugno 2006.

L’autonomia delle istituzioni scolastiche: un quadro di riferimento irrinunciabile

L’autonomia scolastica, secondo l’Atto di indirizzo (8 settembre 2009) per la riforma del primo ciclo si configura come un articolato dispositivo di mezzi, di opportunità e di risorse per raggiungere l’obiettivo prioritario del successo scolastico delle giovani generazioni.

In coerenza con gli obiettivi generali del sistema nazionale di istruzione e nel rispetto della libertà di insegnamento, delle scelte educative e formative dei genitori e del diritto ad apprendere degli studenti, l’autonomia è lo strumento e la risorsa attraverso cui adottare metodi di lavoro, tempi di insegnamento, soluzioni funzionali alla realizzazione dei piani dell’offerta formativa e alle esigenze e vocazioni di ciascun alunno. L’autonomia organizzativa consente, talvolta verrebbe da dire, consentirebbe, di dare al servizio scolastico flessibilità, diversificazione, efficienza ed efficacia e di realizzare l’integrazione e il miglior utilizzo delle risorse e delle strutture, anche attraverso l’introduzione e la diffusione di tecnologie innovative. Ma è tutto vero? Stanno davvero così le cose? Cosa accadrà a settembre? Lo abbiamo chiesto al prof. Rosolino Cicero, presidente nazionale di ANCODIS, l’Associazione Nazionale dei Collaboratori del Dirigente Scolastico che, in questi ultimi mesi, sta alzando la voce e tenta di diventare sindacato.

Professore Cicero, è così importante parlare di autonomia in vista della ripartenza di settembre?

«Si, certamente. Oh autonomia scolastica, oh antipatica, odiata, insopportabile autonomia, finalmente qualcuno si accorge che davvero esisti! Finalmente qualcuno scrive che senza di lei non sarà possibile ripartire a settembre! Nel “Piano Scuola 2020-2021″, la Ministra, il Governo e le Regioni sottoscrivono il Documento per la pianificazione delle attività scolastiche, educative e formative in tutte le Istituzioni del Sistema nazionale di Istruzione” accorgendosi che davvero esisti ed hai il volto di tutte le componenti della comunità educante, nella complessità dei suoi protagonisti a tutti i livelli, nei volti di donne e uomini che fanno dell’istruzione e della formazione l’impegno etico e professionale di vita. Un intero paragrafo è dedicato alla “Valorizzazione delle forme di flessibilità derivanti dall’Autonomia scolastica”».

Ma è davvero tanto importante puntare sul potenziamento di una riflessione organizzativa e didattica?

«Nella scuola della convivenza con Covid 19, ci si accorge – finalmente – della NECESSITA’ di mettere in campo una “riflessione organizzativa e didattica in grado di non disperdere quanto le scuole sono riuscite a realizzare, valorizzando gli ambiti dell’autonomia scolastica e fornendo loro spazi di coordinamento finalizzati a coinvolgere i diversi attori in un rinnovato patto di corresponsabilità educativa”. Eureka, direbbe il buon Archimede! Ci sono voluti 21 anni per ricordarsi che esiste il DPR 275/99 con il quale si “conferisce alle ISTITUZIONI SCOLASTICHE (preferisco scriverlo così a differenza di come è scritto nel Piano Scuola) la possibilità di costruire percorsi formativi funzionali alla realizzazione del diritto ad apprendere e alla crescita educativa di tutti gli alunni, attraverso la definizione di precisi ambiti di intervento organizzativo” con l’utilizzo di “strumenti di autonomia didattica e organizzativa che possono far prevedere un diverso frazionamento del tempo di insegnamento, più funzionale alla declinazione modulare del tempo scuola anche in riferimento alle esigenze che dovessero derivare dall’effettuazione, a partire dal 1 settembre 2020 e in corso d’anno 2020-2021, delle attività relative ai Piani di Apprendimento Individualizzati (PAI) e ai Piani di Integrazione degli Apprendimenti (PIA) di cui ali ‘OM 16 maggio 2020, n. 11.”».

Comunque per ANCODIS, mi pare, non è la prima volta che spinge verso una maggiore e più realistica autonomia delle scuole?

«No. Ha ragione, infatti. Esattamente il 9 marzo 2019, a 20 anni dal DPR 275/99 (8/3/1999), ANCODIS in un comunicato stampa scrisse “Siamo prossimi all’eutanasia dell’autonomia scolastica” invitando tutti a chiedersi: Fu vera autonomia? o piuttosto nei fatti è un’autonomia “germinale” alla quale – volutamente in questo ventennio – sono stati posti limiti, vincoli e paletti che ne hanno condizionato la vera portata innovativa fino al tentativo di sottoporla OGGI ad un’autentica “eutanasia”? Con le Linee guida governative si vuole riportarla alle intuizioni moderne ed innovative del legislatore ma ancora una volta ci si dimentica di chi davvero è al fianco dei Dirigenti scolastici e dei DSGA condividendo preoccupazioni, fatiche, delusioni e fortunatamente meritate soddisfazioni. Ma come sempre non si dice o – ancora peggio – si fa finta di non sapere! Perfino in autorevoli interventi leggiamo per esempio che “I dirigenti scolastici non sono lasciati soli… La situazione che viviamo è complessa e ne siamo consapevoli, la preoccupazione di docenti e dirigenti è più che comprensibile, ma il Governo è al loro fianco, sostenendo il grande lavoro che svolgono con encomiabile professionalità”».

Sarà possibile progettare, a settembre, questa ripartenza? Che ruolo avranno i docenti?

Ad ANCODIS tocca il compito di ricordare, ha ragione lei, che se le scuole riusciranno a progettare il servizio scolastico (adeguato ed efficiente lo si vedrà) sarà possibile grazie ad una comunità significativa di docenti (encomiabili professionisti) che molto probabilmente non godranno delle meritate ferie e si adopereranno in tutti i modi (con encomiabile professionalità) a programmare, organizzare, prevedere, simulare cosa potrebbe essere la scuola di settembre nell’interesse degli alunni, del personale scolastico e delle famiglie.

Ciò che sarà è ciò che sapremo e riusciremo a fare in questi mesi estivi con buona pace di chi non vuole riconoscerlo e se ne va tranquillamente in vacanza!».

Nuove responsabilità a collaboratori del DS e fiduciari di plesso?

«Nel prossimo anno scolastico, per esempio, per le azioni di programmazione, controllo e monitoraggio dell’applicazione delle misure contenitive di prevenzione, i Collaboratori dei DS ed i Responsabili dei plessi distaccati (diverse migliaia) saranno in prima linea: non lasceranno soli i Dirigenti Scolastici e la comunità scolastica!».

Cosa dovrà prevedere ogni scuola?

«In ogni scuola si renderà necessario prevedere “le attività di organizzazione funzionale degli spazi esterni e interni, per evitare raggruppamenti o assembramenti e garantire ingressi, uscite, deflussi e distanziamenti adeguati in ogni fase della giornata scolastica, per alunni, famiglie, personale scolastico”. Ed i Collaboratori dei DS e i Responsabili di plesso/preposti non lasceranno soli i DS e la comunità scolastica! In ogni scuola si potrà rivedere “il gruppo classe in più gruppi di apprendimento, organizzare l’articolazione modulare di gruppi di alunni provenienti dalla stessa o da diverse classi o da diversi anni di corso, organizzare la frequenza scolastica in turni differenziati, anche variando l’applicazione delle soluzioni in relazione alle fasce di età degli alunni e degli studenti nei diversi gradi scolastici”. Ed i Collaboratori dei DS e le Funzioni Strumentali non lasceranno soli i DS e la comunità scolastica! In ogni scuola si renderà necessario progettare “l’aggregazione delle discipline in aree e ambiti disciplinari, una diversa modulazione settimanale del tempo scuola, garantire a tutti gli alunni la medesima offerta formativa, ferma restando l’opportunità di adottare soluzioni organizzative differenti, per realizzare attività educative o formative parallele o alternative alla didattica tradizionale.” Ed i Collaboratori dei DS, i Coordinatori di Dipartimento e per l’Inclusione non lasceranno soli i DS e la comunità scolastica!».

Il piano rende onore all’autonomia? I si è dimenticato di qualcuno?

«Il Piano Scuola 2020-2021 ha di fatto reso “onore” all’autonomia didattica e organizzativa previsti dagli artt. 4 e 5 del DPR n. 275/99 ma ha dimenticato (volutamente?) chi si farà carico di tutto questo: ha IGNORATO chi si adopererà a dare “unitarietà di visione ad un costruendo progetto organizzativo, pedagogico e didattico a favore della comunità scolastica.”

Una dimenticanza non voluta o una insopportabile indifferenza?

In ogni caso si tratta di una inaccettabile ed anacronistica condizione che discrimina i Collaboratori dei DS e tutte le figure di sistema.

Ci aspettiamo, auspichiamo che si possa finalmente riconoscere tutto questo senza reticenze o verità nascoste».

Con i 24 CFU proposti da Mnemosine puoi partecipare al Concorso. Esami in un solo giorno in tutta Italia