Laureata SFP all’On. Gallo (M5S): impossibile avere i 24 mesi di servizio! Lettera 

di redazione
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Inviato da Francesca Soi – “È davvero mortificante non riuscire a portare quello che sappiamo sui processi di apprendimento dal punto di vista scientifico nei luoghi che dovrebbero essere il regno dell’apprendimento, ossia il mondo della scuola.

Abbiamo visto per decenni calare due modelli nel mondo della scuola: quello repressivo e quello aziendale. Un modello, quest’ultimo, che immagina un “prodotto bimbo” che entra a scuola, passa attraverso una catena di montaggio trasmissiva e viene valutato attraverso processi standardizzati.

Deve omologarsi quanto più e quanto più velocemente possibile a quello che è oggi la nostra società: è questo che oggi si sta proponendo. Certo si parla di creatività ma se siamo in un processo che rema nella direzione opposta i nostri sforzi sono nulli. Perché rema nella direzione opposta non solo la società che è intorno a noi ma lo fa anche l’organizzazione scolastica.

Il modello organizzativo della scuola non è un modello pedagogico, non è un modello basato sui processi di apprendimento, ma simula processi di tipo produttivo. (…) Un altro esempio simpatico è quello della platea degli studenti che comprende la giraffa, l’elefante, la scimmia: da tutti questi soggetti si pretende la stessa cosa, si cerca di far apprendere a tutti e tre la stessa cosa, mentre ognuno dovrebbe sostanzialmente essere interessato a cose diverse.

Quindi prima di tutto è necessario un modello pedagogico che non deve essere confinato all’interno della scuola ma entrare all’interno di tutti i sistemi della società. Deve entrare all’interno della strutturazione dell’organizzazione del Parlamento e delle aziende. È questo il tipo di rivoluzione che dovremmo portare avanti a piccoli passi”.

Buongiorno, Ho estrapolato da un suo recente discorso alcuni concetti e mi sono permessa di riproporli perché li condivido totalmente! Da studentessa universitaria prima e da specializzanda come docente di sostegno poi mi è stato insegnata l’importanza:

A) del mettere in primo piano gli alunni e i loro specifici bisogni;

B) del calare ogni insegnamento all’interno della realtà e della sfera

emotiva dei bambini così da produrre un “apprendimento significativo”;

C) dello stimolare il più possibile la componente creativa del loro

pensiero e l’unicità del loro essere, aiutandoli così a sfuggire

all’omologazione.

La mia formazione mi permette di essere totalmente in linea con la “rivoluzione” che lei dice di voler mettere in atto e che ritengo sia la strada giusta per restituire decoro e dignità al mondo della scuola, ma soprattutto per rispettare i diritti degli alunni. Nonostante ciò gli ultimi accadimenti iniziano a farmi pensare che sarà proprio la mia formazione a tagliarmi fuori dal mondo della scuola, impedendomi di divenire una delle fautrici della rivoluzione di cui parla.

C’è un altro punto del suo discorso che mi ha colpita molto e che condivido pienamente, ossia quello in cui dice: “Il soggetto rivoluzionario del nostro tempo è il bambino, che si pone delle domande e che smetterà di farlo se noi non gli forniamo delle risposte. Spesso, facendo delle domande, il bambino mette in crisi il sistema. Se non si è abituati, infatti, non è facile dare delle risposte. I bambini mettono in discussione il sistema e noi dobbiamo farci “contagiare” da questo loro modo di agire”.

Negli ultimi giorni anche io, come i bambini, le ho posto delle domande in merito all’emendamento n.4 al Decreto dignità riguardante il reclutamento del personale docente della scuola dell’infanzia e nella scuola primaria, ma non ho ottenuto alcuna risposta!

Le chiedevo se gentilmente potesse chiarire un mio dubbio: partendo dal presupposto che ai laureati in Sfp per anni è stata negata la possibilità di entrare a far parte delle Graduatorie ad esaurimento, cosa che gli ha consentito di svolgere solo degli incarichi di brevissima durata, come pensate che negli ultimi otto anni possano aver maturato 24 mesi di servizio?

Leggo che il cosiddetto “emendamento salva precari” è una soluzione che ha “messo d’accordo tutte le parti” ma è davvero così? Io come insegnante e come cittadina mi sento discriminata e “presa per i fondelli” perché una soluzione che sulla carta dovrebbe consentire a tutti gli abilitati all’insegnamento pari opportunità di svolgere il loro lavoro, nella realtà continua a penalizzare coloro che hanno scelto un percorso di studi ben preciso e continuano ad ampliare la loro formazione giorno dopo giorno!

Cosa ne pensa? Ho mal interpretato questa situazione?

Leggo inoltre su “La Repubblica”: “Emergenza Disabilita’, Verso Un Nuovo Tfa: Nel corso dell’incontro del 25 luglio scorso, i tecnici ministeriali hanno ammesso che la situazione per il sostegno è piuttosto preoccupante. È molto improbabile che si riesca a coprire con altrettanti aspiranti in possesso di tutti i titoli prescritti i 13 mila posti di sostegno comunicati dal Miur per le immissioni in ruolo. Soprattutto nelle regioni settentrionali, trovare specializzati abilitati nelle graduatorie ad esaurimento e dei concorsi  è piuttosto difficile. E dei 13 mila posti disponibili parecchi resteranno senza pretendenti. Anche in questo caso si provvederà con supplenti d’istituto e in non pochi casi anche con docenti non specializzati. È infatti prevista per il 2018-2019 una ulteriore crescita degli alunni disabili e dei posti in deroga (quelli in più rispetto all’organico stabile) e in tanti, anche non specializzati, possono sperare di acciuffare una supplenza per tutta la stagione.

L’anno scorso i posti in deroga furono 55 mila, quest’anno si potrebbero superare le 60 mila unità. Per questa ragione il Miur ha in programma un nuovo percorso di specializzazione (Tfa, Tirocinio formativo attivo) da attivare prima possibile”.

Il III ciclo del Tfa sostegno si è appena concluso e centinaia di docenti dopo una dura selezione, un anno di studio e di tirocinio sul campo hanno conseguito l’abilitazione! Sarebbero pronti per mettere in pratica ciò che hanno appreso svolgendo al meglio il loro lavoro ma, secondo quanto prevede il Decreto Dignità, non sono abbastanza formati per accedere al concorso straordinario! Mi concentrerei soprattutto sul fatto che “Soprattutto nelle regioni settentrionali, trovare specializzati abilitati nelle graduatorie ad esaurimento e dei concorsi è piuttosto difficile. E dei 13 mila posti disponibili parecchi resteranno senza pretendenti. Anche in questo caso si provvederà con supplenti d’istituto e in non pochi casi anche con docenti non specializzati”. Ciò va contro quanto previsto dalla L.104 del 1992 che viene calpestata senza nessun ritegno!

Prima di pensare all’organizzazione di un nuovo ciclo di Tfa forse sarebbe il caso di utilizzare le risorse già a disposizione!

Spero che, vista l’importanza che attribuisce al farsi “contagiare”  dall’attitudine dei bambini a porsi continuamente delle domande, voglia finalmente darmi una risposta!

Distinti saluti

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