L’aumento dell’IVA sui libri ricadrà soprattutto sui testi scolastici

di Giulia Boffa
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Red – Il presidente dell’Associazione italiana editori Marco Polillo ha inviato una lettera al premier Letta per chiedere un ripensamento sull’aumento dell’IVA sui libri e i prodotti culturali.

Red – Il presidente dell’Associazione italiana editori Marco Polillo ha inviato una lettera al premier Letta per chiedere un ripensamento sull’aumento dell’IVA sui libri e i prodotti culturali.

Nella lettera si chiede "un opportuno emendamento del Governo, o un atteggiamento meno ostile di fronte ad iniziative parlamentari volte a ricercare un’adeguata soluzione" rispetto alla previsione di un incremento dell’Iva dal 4 al 21% per tutti gli abbinamenti editoriali, non solo in riferimento ai gadget ma anche a beni, come i cd allegati ai libri di testo, che integrano testi e periodici e sono pertanto funzionali al loro utilizzo.

"Nel settore librario – prosegue Polillo nella lettera – ciò significa colpire soprattutto i contenuti digitali innovativi allegati ai libri. I prodotti più colpiti sono i libri educativi (libri scolastici, universitari, sussidi come dizionari o enciclopedie) che spesso hanno un’estensione digitale: eserciziari, approfondimenti, simulazioni di laboratorio virtuale, ecc.; i libri per bambini – spesso accompagnati da audio-letture -; quelli professionali o preziose operazioni culturali basate sul multimediale (si pensi ai testi teatrali accompagnati dal video di una rappresentazione). La misura è, quindi, per noi, semplicemente incomprensibile, perché illogica e contraria a una serie di obiettivi politici che il Governo da lei guidato ha assunto. In primis, contraddice il suo personale impegno: ‘mai più tagli alla cultura’, così come contraddice l’impegno a favore del digitale nella scuola e nell’università".

Se passasse il provvedimento, inoltre, le ricadute sarebbero anche sui consumatori, perchè si avrebbe un incremento del prezzo con allegato di circa il 6%, in particolare per i libri di scuola e per bambini, con conseguente caduta della vendita di libri, esattamente il contrario di quello che serve per favorirne la vendita.

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