L’attacco di Berusconi alla scuola pubblica. The day after after tomorrow. Oggi sit-in PD

di redazione
ipsef

Continuano le polemiche sulle affermazioni del Primo Ministro italiano sulla scuola pubblica. Ricordiamo che durante il Congesso dei Cristiano riformisti ha affermato che "nella scuola pubblica gli insegnanti inculcano principi diversi da quelli delle famiglie". Inevitabili le polemiche. Dopo il tentativo di smorzare gli animi sostenendo la mala interpretazione delle parole pronunciate, a fianco del Primo Ministro è sceso in campo il Ministro dell’istruzione affermando che "nessuno vuole privatizzare la scuola statale". Chieste da più parti le sue dimissioni. Pubblichiamo la seconda ondata di comunicati giunti in redazione sulla questione (la prima è stata raccolta in "The day after tomorrow), che raccogliamo in un unico articolo per ovvie ragioni di economia redazionale. Oggi, intato, a Roma sit-in del PD. Sotto Palazzo Chigi alle ore 17.30 Franceschini, Finocchiaro, Bindi e Puglisi

Continuano le polemiche sulle affermazioni del Primo Ministro italiano sulla scuola pubblica. Ricordiamo che durante il Congesso dei Cristiano riformisti ha affermato che "nella scuola pubblica gli insegnanti inculcano principi diversi da quelli delle famiglie". Inevitabili le polemiche. Dopo il tentativo di smorzare gli animi sostenendo la mala interpretazione delle parole pronunciate, a fianco del Primo Ministro è sceso in campo il Ministro dell’istruzione affermando che "nessuno vuole privatizzare la scuola statale". Chieste da più parti le sue dimissioni. Pubblichiamo la seconda ondata di comunicati giunti in redazione sulla questione (la prima è stata raccolta in "The day after tomorrow), che raccogliamo in un unico articolo per ovvie ragioni di economia redazionale. Oggi, intato, a Roma sit-in del PD. Sotto Palazzo Chigi alle ore 17.30 Franceschini, Finocchiaro, Bindi e Puglisi

Bastico (PD): “Inaccettabile che Gelmini difenda Berlusconi invece che la scuola pubblica: si dimetta”

“Invece di difendere la scuola pubblica, della quale in qualità di Ministro ricopre il ruolo di prima responsabile, la Gelmini difende Berlusconi, che ha attaccato in modo pesante e inaccettabile la scuola stessa.” Lo dichiara la senatrice Mariangela Bastico.

“Me lo aspettavo – prosegue la Senatrice -, perché si è sempre comportata così! Perché condivide con il premier il disegno di impoverimento e di dequalificazione della scuola pubblica a vantaggio di una scuola privata per i ragazzi appartenenti a famiglie agiate, a favore di un “mercato” dell’istruzione, anche sostenuto con risorse pubbliche attraverso i buoni scuola, nel quale le famiglie e gli studenti più forti economicamente e più istruiti possano rafforzare ulteriormente la loro posizione, mentre i più deboli, quelli ai quali le istituzioni pubbliche dovrebbero garantire maggiore sostegno e risorse (art. 3, c. 2 Costituzione), saranno sempre più indeboliti ed emarginati.”

“Pur prevedendolo – conclude Bastico -, l’atteggiamento della Gelmini è assolutamente ingiustificabile. Dovrebbe dimettersi subito, se solo avesse il minimo rispetto del proprio ruolo e la minima coscienza di ciò che essere Ministro della Pubblica Istruzione comporta.”

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AGE. Ancora scontro sulla scuola? Ragionare, non contrapporre. Sostenere, non delegittimare.

Siamo ancora di fronte ad un’altra inutile, se non dannosa, polemica sulla scuola.
In questo momento, tipicamente italiano, di coltelli affilati e di animi surriscaldati tutto può servire per essere lanciato contro gli altri, anche la scuola e la sua importanza: opponendo i genitori ai docenti, la scuola statale alla non statale (senza comprendere la grande differenza istituzionale tra privata e paritaria, in tutte le sue diverse sfumature), la scuola ideologica a quella che educa e così via.
Intanto, parafrasando Cronin, gli studenti (e le famiglie) stanno a guardare…

Sul fatto che la scuola sia uno dei beni più preziosi di una nazione, visto che solo attraverso la formazione dei nostri figli costruiamo il futuro di civiltà, dovremmo essere tutti, davvero tutti, d’accordo.
Che la famiglia debba essere il principale luogo di formazione educativa delle giovani generazioni, dovrebbe essere altrettanto condiviso.
Che l’impegno socio politico a favore di scuola e famiglia debba essere attento e accurato anche perché possano efficacemente riconoscersi e collaborare, dovrebbe essere pacifico, al di là di ogni posizione.

Adesso è ora di fare sul serio! Che ognuno si assuma le proprie responsabilità e cerchi di fare bene ciò che gli compete. Altrimenti saremo tutti vittime di gossip, commenti e polemiche, mentre la nostra bella Italia va a catafascio. Che i genitori si impegnino ad esserlo sul serio, così per i docenti, ma ciò ovviamente vale anche per i ministri, i politici, i giornalisti etc…
Quando da opposti schieramenti e parti sociali si parla solo in modo prevenuto, allora si radicalizzano i discorsi, si perde il senso della ragione, perché non vi sono ragionamenti sereni, argomentati e comprovati finalizzati alla soluzione dei problemi individuati, ma solo attacchi per fare a gara su chi ha ragione. E la ragione non si coglie solo nella forza retorica delle parole che, quasi sempre, vanno a ricalcare luoghi comuni.
Sulla scuola, i “luoghi comuni” e banali, che come A.Ge. vogliamo fortemente avversare, sono numerosi: “gli insegnanti lavorano poco e male”, “i genitori non partecipano”, “la famiglia non educa più”, “una volta la scuola funzionava”…

La scuola ha seguito, anche con notevole sofferenza e capacità di adeguamento, i 150 anni della nostra unità. È arrivata sino a noi oggi, senza dubbio con alcune difficoltà, anche per il rapido mutare degli scenari intorno ad essa e del mandato sociale che le si conferisce: ha bisogno di sostegno e aiuto, non di sterili contrapposizioni. Perciò sosteniamo e legittimiamo tutti i buoni insegnanti ed educatori, ovunque essi svolgano la loro professione. Perciò, come genitori, da sempre chiediamo serietà, impegno e trasparenza ad ogni scuola e ad ogni insegnante, senza timore di segnalare le difformità, i problemi.

Secondo la logica del buon senso, quando c’è un problema, più che accanirsi a cercare un colpevole, i saggi cercano la soluzione: c’è bisogno di saggezza, di approfondimento e pacatezza.
Se litighiamo nella stanza dei cristalli per contenderci un bicchiere, rischiamo di rompere tutti gli altri.
In Italia ci sono, da sempre, genitori impegnati, affettuosi e attenti; ci sono insegnanti motivati e preparati, dirigenti e scuole che funzionano, studenti che studiano…ma, ovviamente, fanno meno notizia di ciò che non va.
C’è sicuramente un grande bisogno di miglioramento, che verrà solo se tutti collaboreremo, non se ci lanciamo in faccia accuse più o meno fondate.
Siamo noi adulti a dover dimostrare di essere maturi, se vogliamo poi favorire questa maturità nei giovani.
Ovunque, nella realtà sociale, e soprattutto nella scuola, tutti hanno bisogno di tutti: vogliamo che anche la scuola sia una grande palestra di incontro, di democrazia e di elaborazione di autentici rapporti sociali nel sano convivere delle costitutive diversità?
È giunto il tempo di smettere di scontrarsi sulla e per la scuola. È giunto quello di collaborare, perché stiamo perdendo punti nella competizione mondiale che vede crescere fortemente popoli che, fino a poco tempo fa, consideravamo meno sviluppati di noi.
Vincerà questa, e tutte le altre possibili dispute, chi saprà coagulare le migliori forze della nazione intorno ad un progetto comune, per la soluzione dei reali problemi che affliggono questo settore.
Da più di quarant’anni la nostra associazione, che unisce genitori di tutta la nazione, afferma questi principi e questi valori del bene comune, attraversando fasi politiche, ministri e governi che passano: l’A.Ge. resta.

Richiamiamo tutti a guardare le cose da vicino, nell’interesse sovrano che sempre ci supera, senza rinunciare alle proprie convinzioni, ma lottando contro le difficoltà oggettive e non scontrandoci alla ricerca di una supremazia oggi impossibile e nociva.
Il confronto con le scelte scolastiche europee e internazionali, l’introduzione di un serio sistema di valutazione della qualità scuola, la piena realizzazione dell’autonomia delle scuole, la revisione e il rilancio della partecipazione dei genitori, il dialogo serio sulla sfida educativa sono gli snodi ineludibili intorno ai quali davvero si può oggi parlare di scuola.

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Tutti a scuola onlus. La scuola pubblica è di tutti

Le parole, ovviamente fraintese dai registratori e da diverse decine di giornalisti ed agenzie di stampa, del presidente Berlusconi riguardo al ruolo della scuola pubblica nella sfida educativa dei nostri giovani, meritano una risposta.
Sarebbe facile replicare citando la nostra carta costituzionale e la solennità degli articoli 33 e 34 che da soli costringerebbero il cavaliere Berlusconi ad una immediato “mea culpa”.
Tuttavia questo non sarebbe sufficiente per rappresentare la esigenza che la scuola ha di non essere vilipesa dalle parole del leader politico del centro destra italiano.
La scuola pubblica non andrebbe offesa perché rappresenta la più grande esperienza di integrazione sociale che esiste dalla unità di Italia nel nostro Paese.
Nella scuola pubblica si confrontano e crescono insieme bambini e giovani provenienti dai più svariati contesti sociali, geografici ed economici.
In essa trovano accoglienza tra mille difficoltà oltre il 98% degli alunni disabili e dei figli dei migranti che vivono e lavorano in Italia.
Il nostro Paese, e gli studenti meridionali più degli altri, hanno bisogno di una scuola pubblica rafforzata, di modelli educativi che tendano alla condivisione nelle differenze e non alla divisione per le differenze.
Al di fuori di tutto questo esistono le scuole paritarie che, forse troppo precipitosamente , furono elevate al rango della istruzione pubblica e generosamente finanziate ogni anno in palese violazione della nostra costituzione.
Le parole di Berlusconi non devono essere interpretate come uno scivolone verbale ma come un pericoloso avanzamento nel progetto di dissoluzione che dal ministro Moratti in poi i governi di centro destra hanno perseguito per indebolire, demotivare, svilire la scuola nata dallo Stato unitario.
Fino ad oggi le risorse ridotte, i tagli del personale, la drammatica emarginazione dei bambini disabili, la totale assenza dei mediatori culturali per favorire i figli dei migranti erano stati giustificati ( ? ) dalla esigenza di controllare la spesa pubblica.
Berlusconi ha adesso inaugurato una fase molto più inquietante con le ultime esternazioni: la aggressione al modello culturale della scuola di tutti merita una mobilitazione da parte di insegnanti, sindacati, studenti e genitori.
Se la scuola di tutti non funziona la responsabilità , lo ricordiamo , è di quanti hanno confuso la produttività con la cultura, la ignoranza del consumismo con la indispensabile coesione morale che deriva dal considerarsi, tutti, appartenenti ad una comunità civile educante.
Semplicemente e magnificamente questo è la scuola pubblica, dignitosamente laica perché aperta a tutti , ostinatamente democratica perché figlia di un paese che ha scelto , dal 1948 , di crescere insieme, tutti insieme.

Antonio Nocchetti

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AGESC – Una inutile polemica che nasconde la realtà della scuola

L’attuale polemica scatenata dalle dichiarazioni del presidente del Consiglio Berlusconi su scuola pubblica e libertà di educazione dimostra ancora una volta l’incapacità della politica italiana di sottrarsi alla logica dello scontro fine a se stesso. Come genitori che scelgono la scuola paritaria non intendiamo entrare nel gioco delle interpretazioni delle parole del premier e delle risposte degli altri leader politici nazionali: parole che finiscono per nascondere la realtà e allontanano da quelli che sono i veri bisogni delle famiglie e delle scuole.

1 – La realtà, secondo una ricerca svolta da docenti dell’Università Statale di Genova e del Politecnico di Milano, dice che circa un milione di famiglie italiane non possono scegliere liberamente per i propri figli una scuola paritaria a causa di problemi economici.

2 – La realtà dice che in Italia i finanziamenti per sostenere la libertà di educazione delle famiglie sono esigui e non crescono da dieci anni: è necessario individuare uno strumento adeguato alla piena attuazione della legge sulla parità del 2000.

3 – La realtà dice che le nazioni occidentali garantiscono da tempo senza discriminazioni economiche la libera scelta della famiglia della scuola, statale o non statale.

4 – La realtà dice che questa libertà è assicurata in tutti i Paesi i cui sistemi scolastici sono ai primi posti nelle graduatorie internazionali, Paesi guidati sia da governi di sinistra che di destra, preoccupati solo della qualità della
scuola e dei diritti dei genitori.

5 – La realtà dice che in Italia, secondo la legge, il sistema scolastico pubblico è unico, formato da scuole statali e paritarie: nel dibattito politico nessuno se lo ricorda e si torna sempre a contrapposizioni ideologiche di stampo
ottocentesco.

6 – La realtà dice che il sistema scolastico italiano deve migliorare e cambiare per tornare ad essere incisivo sulla crescita dei futuri cittadini: mantenere lo status quo della scuola italiana significa difendere interessi di parte conto il
bene comune del Paese. Per questo, secondo l’AGeSC, solo un sistema pubblico di istruzione che fondi sul principio di sussidiarietà forme di pluralismo educativo è la risposta alle esigenze di istruzione e formazione dei giovani di oggi: questo sistema si costruisce con l’attuazione di una reale autonomia per le scuole, la libertà di scelta per le famiglie e la valorizzazione professionale degli insegnanti.

Maria Grazia Colombo
Presidente nazionale AGeSC

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Pagano (Radicali/ERA): "L’istruzione privata sta a quella pubblica come l’inglese sta all’esperanto"

"L’istruzione privata sta a quella pubblica come l’inglese sta all’esperanto", dichiara Giorgio Pagano, Segretario dell’Associazione Radicale Esperanto.
"I temi d’attualità, dall’esplosione nordafricana alle polemiche sulla scuola pubblica, non fanno che sottolineare l’esigenza di una sperimentazione immediata dell’esperanto come lingua nonstraniera: un’Italia con degli studenti che apprendano il valore dell’uguaglianza attraverso la democrazia linguistica sarebbero gli interlocutori ideali, un domani funzionari Ue, diplomatici o esperti di Servizio Civile come sistema di difesa non armata e nonviolenta, per le neodemocrazie nordafricane che potrebbero rivolgersi a un’Europa unita sotto il collante universale della lingua comune. Se è vero che il Mediterraneo non può essere derubricato a confine dell’Ue, ma ne può essere per certi versi il fulcro, è altrettanto vero che i Paesi del Sud Europa non possono interloquire con il mondo arabo nella lingua etnica di una cultura dominante", spiega Pagano.

"La lingua non etnica dell’esperanto, nel suo essere pubblica e aperta a tutti, si contrappone all’inglese-cuculo che va distruggendo le nostre lingue madri e che, essendo di parte, è per sua natura privato, tanto è vero che vediamo illustri difensori della scuola di Stato iscrivere i figli a scuole americane, per non parlare del numero di persone che si trovano quasi costrette ad affiancare alla didattica quotidiana la spesa ingente di corsi privati per raggiungere il livello inarrivabile di pronuncia di un madrelingua anglofono, avvantaggiato per diritto di nascita. Se intendiamo difendere la scuola pubblica, e al tempo stesso creare un nuovo scenario per l’Ue e il Mediterraneo, dobbiamo quantomeno tentare di indirizzare i nostri figli, e quindi il nostro futuro, verso l’innovazione unificante e democratica della Lingua Internazionale", conclude Giorgio Pagano.

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Don ciotti, quella pubblica ha tanti prof bravi e generosi

ASCA – Roma, 28 feb – La cultura e la scuola pubblica vanno difesi come un bene comune primario. Lo ha detto stamane il presidente di ”Libera” don Luigi Ciotti che ha detto di vedere proprio nella diffusione della cultura una delle prime armi per combattere, nel nostro paese, la criminalita’ organizzata.

Presentando stamane a Roma, insieme al Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, la 16.ma edizione della Carovana antimafie, il sacerdote ha poi voluto fare un pubblico elogio della scuola pubblica italiana. ”La nostra scuola pubblica – ha affermato don Ciotti – ha tanti bravi, coraggiosi e generosi insegnanti. Con loro lavoriamo da anni per la diffusione della cultura della legalita’ da trasmettere ai ragazzi. Lo stesso vale per le universita’ dove il 75% delle facolta’ ha firmato un protocollo per i master di formazione alla legalita”’.

”La scuola pubblica – ha poi aggiunto – deve essere sostenuta e valorizzata perche’ e’ il segno dello stato di salute della nostra democrazia”.

Parlando poi della lotta alla mafia, don Ciotti ha insistito sulla necessita’ di affinare sempre piu’ anche le armi ”sociali” per aiutare le fasce piu’ deboli, soprattutto in alcune zone del paese, le piu’ esposte ”ai ricatti della criminalita’ organizzata”.

Ma per fare questo, ha spiegato, occorre mettere in campo buone leggi: ”Solo le buone leggi sono figlie della Costituzione. – ha concluso Ciotti – Quelle fatte per l’interesse di pochi, invece, sono cattive leggi. Bisogna avere il coraggio di dirlo oggi in Italia. Occorre provare disgusto per quello che sta avvenendo nel paese…”.

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Brunetta a Bersani: "Sulla scuola la sinistra pronta a schierarsi con ogni conservatorismo"

Dichiarazione del Ministro Renato Brunetta: "La scuola pubblica è nata per offrire a tutti i ragazzi, senza distinzione di ceto e provenienza, l’opportunità di accedere agli studi, essere selezionati per merito e potere aspirare ad una vita migliore e più ricca rispetto a quella dei propri genitori.
Supporre che questa sia la scuola pubblica dove mandiamo, oggi, i nostri figli non è neanche accecamento ideologico, ma direttamente falsificazione della realtà. Le nozioni e le capacità che vengono trasmesse ai giovani sono al di sotto della media dei Paesi sviluppati, gli ascensori sociali interni si sono bloccati, il valore legale del titolo di studio fa da baluardo dietro il quale si ripara una burocrazia che è pronta a tutto pur di non essere valutata e giudicata.
Una sinistra degna di questo nome dovrebbe battersi contro questa realtà, che colpisce gli interessi dei non privilegiati e lascia spazio alle professioni ereditate e corporativizzate, la sinistra di Bersani, invece, è pronta a schierarsi con ogni conservatorismo, contro ogni interesse popolare, contro ogni aspirazione culturale, pur di alimentare una polemica sterile e puerile contro il governo e contro il presidente del Consiglio.
Offrire maggiore qualità e selettività degli studi, consentire alle famiglie e agli studenti maggiore libertà di scelta, favorire un maggiore pluralismo culturale, avversando l’omologazione nel conformismo bigotto, dovrebbe essere il pane quotidiano dei riformisti e della sinistra capace di governare. Purtroppo, però, resta un pane intonso, visto che hanno perso i denti nel tentativo di masticare il loro indigeribile passato.
Continuino così, Bersani s’incaponisca nello scontro fine a se stesso, avversi ogni sbarco della sinistra nella realtà, e sarà garantita quella loro sconfitta cui, del resto, oramai si sono abituati".

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Lo SNALS-Confsal interviene a difesa della scuola statale

Proprio in un periodo in cui la scuola sta recuperando la serietà degli studi, anche attraverso un uso consapevole dei voti e della valutazione del comportamento degli studenti, risultano inaccettabili le ingiuste accuse lanciate dal Presidente del Consiglio verso gli insegnanti della scuola statale.

Lo SNALS-Confsal si fa portavoce della protesta del mondo della scuola che opera con un profondo senso del dovere, anche a costo a volte di sacrifici personali, e chiede al Governo interventi costruttivi e finanziamenti per permettere al sistema dell’istruzione e formazione di rispondere a pieno alle esigenze dei giovani e delle famiglie che nella quasi totalità scelgono di frequentare la scuola statale.

Il Governo dovrebbe piuttosto – ha affermato Marco Paolo Nigi, segretario Generale dello SNALS-Confsal – vedere la scuola e l’istruzione come settore di investimento indispensabile per lo sviluppo del Paese e non invece, come avvenuto in questi ultimi anni, un terreno su cui operare pesantissimi tagli al personale e al finanziamento delle scuole, che operano spesso in condizioni e strutture inadeguate.

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I docenti della scuola di Stato sono orgogliosi di inculcare i principi della Costituzione

in Associazione docenti – Art.33

A difesa della scuola pubblica italiana interviene l´Associazione docenti – Articolo 33

I docenti della scuola di Stato sono orgogliosi di inculcare i principi della Costituzione lunedì 28 febbraio 2011

Nel suo evidente tentativo di attaccare la scuola pubblica italiana, il Presidente del Consiglio non si è accorto di aver fatto un implicito riconoscimento della funzione pubblica e civile della stessa. Ecco le sue parole:

" Libertà vuol dire avere la possibilità di educare i propri figli liberamente, e liberamente vuol dire non essere costretti a mandarli in una scuola di Stato, dove ci sono degli insegnanti che vogliono inculcare principi che sono il contrario di quelli dei genitori".

E´ vero, in un Paese come l´ Italia, tristemente riconosciuto come quello in cui si progredisce solo in virtù di legami familiari- e la stessa politica ce ne dà continuamente prova- càpita spesso (e per fortuna) che gli insegnanti vogliano trasmettere principi che sono il contrario di quelli dei genitori.

Càpita, tanto per fare qualche esempio, quando certi principi "familiari" siano opposti a quelli del rispetto delle leggi, delle Istituzioni democratiche e della nostra Costituzione.

Alle parole del Presidente rispondiamo con quelle di Giuseppe Lombardo Radice, pubblicate ne " La Voce" nel 1920:

[ …] io non educo i miei figli come voglio, se non nel senso che li voglio educare come debbo, e cioè come futuri soci di una società che ha le sue leggi; come collaboratori anzi autori della vita in società, in cui si affermeranno come persone, liberi".

Perciò quando certe famiglie non educano i propri figli come futuri soci di una società che ha le sue leggi, ma come soci di una società in cui la Legge viene disattesa, allora i docenti della scuola statale hanno il preciso dovere di trasmettere e difendere i principi della Costituzione italiana tutt´ ora vigente, anche se in contrasto con quelli familiari.

E´ un dovere che discende dalla Costituzione stessa, che attribuisce alla scuola, attraverso i docenti, la funzione educativa di formare i giovani al rispetto delle norme fondamentali del nostro Stato.

Di questo gli insegnanti italiani sono consapevoli e orgogliosi.

Associazione docenti – Articolo 33

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