L’assurdità del sistema di reclutamento italiano. Lettera

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Inviato da Lucia Tomasi – Onorevole Ministro, desidero porre alla Sua attenzione la mia bizzarra vicenda, esemplificativa dell’assurdità del sistema di reclutamento italiano.

Sono una docente A022 nata a Gorizia e residente a Gorizia, precaria da nove anni con esperienze di insegnamento in Toscana, Lazio e Friuli Venezia Giulia.
Per motivi di studio, nel 2020 mi trovavo in Lazio e, prevedendo di fermarmi due o tre anni, mi sono iscritta al concorso ordinario bandito nel 2020. La prova concorsuale è stata indetta appena nel 2022, senza dare la possibilità di cambiare regione di afferenza, nonostante fossero passati due anni dal bando. Alla prova computer based sono stata bocciata e, anche per motivi familiari (avendo una madre invalida al 67%), ad agosto mi sono trasferita nuovamente in Friuli Venezia Giulia, con nomina annuale a Gorizia su cattedra vacante.

A settembre 2022 però ho ricevuto una mail che rettificava il risultato dello scritto, ammettendomi all’orale, che ho superato con un buon risultato (98/100). Risulto quindi vincitrice in Lazio, con un punteggio tale da essere inclusa in questa tornata di assunzioni. Una posizione tale da impedirmi di rispondere alla call veloce del FVG, come speravo. Mi trovo quindi nell’assurda situazione di essere una dei pochi docenti che dal Sud vorrebbe insegnare al Nord.

Il Lazio ha una graduatoria di circa 400 idonei per meno di 250 posti; il FVG invece ha carenza di insegnanti. Ho contattato tutte le sigle sindacali e non c’è via d’uscita.

Possibile che non ci sia modo di trovare una soluzione che sarebbe vantaggiosa e ragionevole per tutti?
Alla mia esuberante 1A non sarà garantita la continuità (utopica in Italia); ai miei genitori malati non sarà garantito un parente che possa aiutarli nei momenti del bisogno (104 senza giorni di permesso). Io, per un errore non mio, dovrò sostenere un secondo trasloco in meno di un anno, appoggiandomi alla meravigliosa generosità degli amici romani, perché lo stipendio – in una città dispendiosa come Roma – mi consente una sistemazione da studentessa, invece che da lavoratrice.

E poi ci chiediamo perché manchino insegnanti? Come può esserci una progettualità di vita? Perché un adulto dovrebbe complicarsi la vita intraprendendo questo percorso? Perché dovrebbe affidarsi a un sistema burocratico complicato e farraginoso, nemmeno in grado di far incontrare domanda e offerta?
Potremmo essere di nuovo persone che comunicano, invece di essere macchine e numeri?
La rigida applicazione di leggi vincolanti e poco lungimiranti, invece di favorire l’umano, lo dimentica, come già ci ricordavano i latini: summum ius, summa iniuria.

Se la mia prova concorsuale fosse stata peggiore, la mia posizione mi avrebbe permesso di rispondere alle necessità della mia regione. Ho i titoli, sono vincitrice di concorso, eppure, invece di essere favorita per la competenza dimostrata nella prova concorsuale, non ho avuto facoltà di rinunciare al Lazio e rispondere al Friuli Venezia Giulia. Sfortuna o ingiustizia?

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