L’assurda morte di una bimba per una sfida su Tik Tok: cruciale l’opera di controllo dei genitori

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Ha destato enorme scalpore la vicenda di una bambina morta a Palermo per un presunto gioco iniziato su Tik Tok (social per la condivisione di brevi video con musica e dialoghi, ndr).

La causa è legata a una sfida sui social, Blackout Challenge, che prevede una prova in cui vince chi resiste più a lungo dopo essersi stretto una cintura attorno al collo

Il Garante della Privacy ne ha disposto “il blocco immediato dell’uso dei dati degli utenti per i quali non sia stata accertata con sicurezza l’età anagrafica”, si legge in una nota. Il blocco è previsto almeno fino al 15 febbraio.

“Abbiamo ricevuto e stiamo analizzando l’informativa del Garante. La privacy e la sicurezza sono una priorità assoluta per TikTok e lavoriamo costantemente per rafforzare le nostre policy, i nostri processi e le nostre tecnologie per proteggere tutta la nostra community e i nostri utenti più giovani in particolare”, si legge in una nota di un portavoce di TikTok.

“Siamo davanti ad un evento tragico – dichiara ancora  – e rivolgiamo le nostre più sincere condoglianze e pensieri di vicinanza alla famiglia e agli amici di questa bambina. La sicurezza della community TikTok è la nostra priorità assoluta, siamo a disposizione delle autorità competenti per collaborare alle loro indagini. Utilizziamo diversi strumenti per identificare e rimuovere ogni contenuto che possa violare le nostre policy”.

Il Garante, inoltre, “già a dicembre aveva contestato a TikTok una serie di violazioni: scarsa attenzione alla tutela dei minori; facilità con la quale è aggirabile il divieto, previsto dalla stessa piattaforma, di iscriversi per i minori sotto i 13 anni; poca trasparenza e chiarezza nelle informazioni rese agli utenti; uso di impostazioni predefinite non rispettose della privacy”.

L’uso dei social per i più piccoli: il ruolo dei genitori

La tragica vicenda riaccende i riflettori sulla pericolosa moda delle challenge online e, in particolare, della più diffusa tra esse: la Blackout Challenge.

Come dimostra il più recente sondaggio sul fenomeno effettuato da Skuola.net su 1500 ragazzi di scuole medie e superiori. Secondo i dati raccolti, più di 1 giovane su 6 conosce la Blackout Challenge e le sue regole. Il 31% attraverso letture sul web, il 25% tramite video postati sui social, il 17% per il passaparola dei coetanei. Ma il dato più allarmante riguarda chi dalle parole è passato ai fatti: tra i ragazzi “informati”, quasi 1 su 5 – il 18% – afferma di aver anche partecipato al “gioco”.

“È da mesi che lanciamo l’allarme sui pericoli a cui sono esposti gli adolescenti, ma restiamo inascoltati”, spiega il professore di Psichiatria dell’università di Palermo Daniele La Barbera. “Il mondo virtuale aumenta in modo esponenziale i bisogni degli adolescenti come l’emulazione, la ricerca del rischio e la spettacolarizzazione”, dice. E gli adulti, troppo spesso distratti, si accorgono dell’emergenza quando è troppo tardi e la tragedia è compiuta.

Per Antonella Elena Rossi, psicopedagogista, responsabile del Progetto Opera ‘Osservatorio per l’educazione al rispetto e all’autostima’, dopo il tragico episodio della bambina deceduta. Il ruolo dei genitori, rileva, è cruciale. “Il mondo virtuale è seduttivo, immediato e allettante, perchè le musiche e le immagini sembrano sempre innocue e leggere, ma spesso la manipolazione è a portata di mano e può sfuggire e colpire le menti ancora in formazione dei piccoli fruitori inconsapevoli, mettendoli dentro sfide che possono avere esiti devastanti”, afferma l’esperta. L’avvertenza, dunque, conclude Rossi, è quella di stare “molto in guardia, vista la quantità di challenge spazzatura che girano sulla app”.

“La competizione non è più considerata nella cultura contemporanea come un problema in sé, si preferisce rimuovere tutti gli aspetti distruttivi che potenzialmente sono sempre insiti nella stessa. Siamo tutti dentro un reality show che richiede performance ammirevoli, dentro un talent in cui guadagnare voti. Dentro la dicotomia figo-sfigato. Tutti partecipi, complici e vittime allo stesso tempo. I social hanno solo moltiplicato all’infinito la platea e i palchi. E con questo facciamo i conti, anche negli esiti estremi”. Così lo psicologo e psicoterapeuta consigliere dell’ordine di Palermo Calogero Lo Piccolo, commentando la morte della piccola Antonella.

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