L’assegnazione a potenziamento può danneggiare il curriculum o l’immagine di un docente di ruolo?

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A due anni dall’entrata in vigore della legge 107/2015 la legge La Buona Scuola continua a far parlare di sé nelle sale insegnanti, laddove alcuni docenti chiedono ancora quali siano i limiti e le prerogative del Preside nell’assegnazione dei docenti alle classi.

In particolare i docenti chiedono se il Preside può in autonomia decidere che quest’anno il docente Tal dei Tali non avrà più le sue 18 ore in classe ma sarà impegnato nel cosiddetto “potenziamento”, senza addurre alcuna motivazione a supporto di tale scelta.

Ricordiamo, come abbiamo già evidenziato nell’articolo Gestione organico autonomia: assegnazione docenti classi, potenziamento e sostituzioni, competenze collegiali e criteri da rispettare che

“La Legge 107 parla di organico dell’autonomia, ma non dice chiaramente che il dirigente scolastico possa spostare ad libitum dalle classi i docenti titolari per assegnarli ad attività di potenziamento o di sostituzione dei docenti assenti. D’altra parte il comma 73 dell’articolo unico della Legge 107 sottolinea che “il personale docente già assunto in ruolo a tempo indeterminato alla data di entrata in vigore della presente legge conserva la titolarità della cattedra” . Pertanto ogni cambiamento di mansioni diverso dalle attività di insegnamento può rientrare legittimamente nel potere dirigenziale allorquando il provvedimento sia debitamente motivato, ragion per cui quello specifico, inerente l’assegnazione dei docenti alle classi, deve realizzarsi seguendo determinati criteri scaturenti dagli organi collegiali e abbia in corpo una sua palese motivazione che deve essere alquanto strategica e funzionale al perseguimento delle finalità e degli obiettivi del piano triennale dell’offerta formativa.”

Inoltre, la collocazione di un docente su posto di potenziamento deve permettere la realizzazione dei progetti esplicitati nel PTOF, “venduti” alle famiglie durante le giornate di orientamento per l’iscrizione in quella scuola, presentati spesso come il fiore all’occhiello dell’istituzione scolastica. Il docente che approda al potenziamento deve quindi avere un curriculum che si sposi con tali progetti, tale da giustificare il suo impiego.

Il potenziamento è una grande risorsa, se saputa utilizzare. Ancora oggi ci scrivono docenti allarmati dal loro “demansionamento” su potenziamento a causa di critiche al loro lavoro in classe da parte dei genitori, o per futili contrasti con altri insegnanti o con la dirigenza stessa.

Il potenziamento non è l’angolo appannaggio del Preside, le attività di potenziamento – come detto – fanno parte integrante del PTOF e la scuola deve mettere in atto le risorse a sua disposizione perché quegli obiettivi si raggiungono. In questo quindi la collocazione di un docente o più docenti su potenziamento, anche se finora hanno sempre svolto il loro lavoro in classe, trova giustificazione e anzi valorizza il loro curriculum.

Dunque, rimane danneggiato solo chi “subisce” un’azione punitiva da parte del Dirigente Scolastico (ma ci auguriamo che in questi malaugurati casi le RSU facciano il loro lavoro), mentre lavorare su potenziamento può essere una risorsa per chi ha competenze da spendere nei campi individuati dal PTOF e non resta irretito nel giro delle supplenze.

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