LaScuolanonSiFerma: didattica sostenibile ai tempi del coronavirus. Lettera

WhatsApp
Telegram
ex

Inviata da Giuseppina Guglielmi – Ho imparato tanto in 26 anni di insegnamento. Ma molto di più in una settimana di isolamento in seguito alle restrizioni per il coronavirus.

Da chi ho imparato? Da tutti, ma in modo particolare dalle famiglie dei miei alunni.

Per raggiungere TUTTI i miei alunni di una classe seconda Primaria, ho dovuto chiedere aiuto proprio a loro, ai genitori che meravigliosi come non mai si sono resi subito disponibili per passare “i compiti…” Ho rivolto a loro queste parole: “non è il momento di esorcizzare la preoccupazione sovraccaricando i piccoli anche con i “compiti”. Abbiamo noi adulti ora un grande “compito”: cogliere questo periodo come un’opportunità, un momento propizio per una riflessione condivisa sulla nostra storia personale e sociale, un tempo donato da spendere insieme in famiglia. Sicuramente ci organizzeremo per non interrompere la buona relazione educativa che stavamo costruendo”.

Avevo bisogno però di arrivare a tutti e 32 bambini, anche ai bambini privi di strumentazioni tecnologiche. Quando i genitori hanno capito, in un mio improvvisato ed estemporaneo appello virtuale, che il mio pensiero voleva accogliere tutti, hanno subito creato una chat di classe, mi hanno inserito e mi hanno detto: “tranquilla maestra, abbiamo la soluzione per esserci tutti: basta avere uno smartphone, e noi sappiamo che i genitori dei bimbi di seconda ce l’hanno tutti”. E allora mi sono detta: va bene il registro, va bene la piattaforma, va bene classroom, va bene anche Gsuite e quant’altro mi veniva suggerito ma se ne dovevo escludere anche uno solo di alunno, io avrei escluso la possibilità di affidarmi ad un solo di questi mezzi. Così, dopo aver condiviso con la mia cara collega, tutto ha avuto inizio.

Un percorso strepitoso. I genitori hanno cominciato a mandare audio in cui i bambini mi raccontavano la loro nuova quotidianità, e ci tenevano a farmi sapere subito che la scuola gli mancava, che stavano bene, che mi vogliono bene… e via a raccontare ogni cosa per loro importante. Perché per loro le cose importanti vanno raccontate subito, non possono aspettare le direttive per una didattica a distanza! Anzi, non sanno nemmeno di cosa si tratta… Tutte le giornate le ho trascorse con loro. Non ho mai mancato di rispondere a nessuno e così non ho più un orario di servizio e, finalmente, mi è più chiaro che non faccio l’insegnante ma SONO un’insegnante, adesso per almeno 12 ore al giorno!!! E questo mi stanca, è vero, ma mi emoziona come il primo giorno in cui ho messo piede in classe. Ormai da dieci giorni, ogni mattina il mio primo messaggio va ai genitori (alle 8,15 circa). Ho sempre un certo pudore nell’entrare, anche se virtualmente, nelle case di 32 famiglie! Cerco, allora, di farlo in punta di piedi, cerco di mostrarmi sempre positiva, allegra, spiego che non caricherò compiti ma attività laboratoriali cercando di mantenere il più possibile una continuità con quanto si faceva in aula. E allora comincio a cimentarmi con presentazioni e slide con il telefono (non essendo troppo tecnologica, ho scoperto solo ora che si potesse fare!!!), faccio finta di essere proprio fisicamente presente, parlo con loro, li invito virtualmente a casa mia e dalla poltrona leggo e canto per loro. Così passo le giornate a registrare audio, a cantare canzoni (eravamo abituati a cantare, perché smettere proprio ora?), organizzo lavori manuali spiegati passo passo, laboratori di inglese, giochi, letture, esercizi di comprensione…, continuo a leggere per loro in audio e video il libro che stavamo leggendo a scuola… per i bambini è tutto normale (o quasi) ma i genitori restano affascinati, ringraziano ogni minuto (non esagero). Sono così presi che decido di coinvolgerli in un laboratorio con i figli: venerdì 13 marzo lancio un hashtag # (come avveniva ogni venerdì a scuola nell’ambito del progetto LaboratoriAMO… senza zaino): questa volta è #noicisalutiamocosì#distantimamaicosìuniti. La consegna è: “inventa un nuovo saluto a distanza e invia un video (senza riprendere il volto), possono partecipare anche i grandi”.

Sorpresa! I più entusiasti sono proprio le mamme e i papà e molti ringraziano e scrivono “ci siamo divertiti troppo anche noi genitori…”, e ancora “grazie maestra, quando tutto sarà passato sarebbe bello farlo tutti insieme” … Io rispondo: “ottima idea, lo faremo sicuramente” e intanto penso che in questo momento sostenibilità a scuola non è un progetto, ma è resilienza, è vicinanza.

In questo momento sostenibilità è sostegno ai genitori che hanno dovuto reinventarsi. In questo momento sostenibilità è dare ma anche aprirsi al sostegno degli altri perché io ho ricevuto tanto da molti.

Curioso il fatto che nel momento in cui siamo stati obbligati a rimanere lontani io ho accorciato le distanze con le famiglie! E le ringrazio e le abbraccio tutte… a distanza: mentre pensavo a loro, non ho avuto il tempo di angosciarmi più di tanto… e ha ragione quel bambino che mi ha scritto: “maestra, siamo una bella squadra noi bambini, maestri e genitori!”. Sì, siamo proprio una bella squadra, rispondo con voce rotta dall’emozione, e insieme ce la faremo, ne sono certa e allora penso: ben vengano i monitoraggi ma, come sempre, …l’essenziale è invisibile agli occhi!

WhatsApp
Telegram

ASUNIVER e MNEMOSINE, dottorato di ricerca in Spagna: cresci professionalmente e accedi alla carriera universitaria con tre anni di congedo retribuito