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L’apprendimento significativo e per scoperta. Di cosa si tratta

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L’apprendimento è tale se sviluppa capacità di problem solving, trasformando le conoscenze in competenze: così dice lo psicologo statunitense Ausubel, che lo definisce come un processo che dà un senso alle conoscenze, integrando nuove informazioni con quelle già possedute.

Per lui, l’apprendimento è un processo di assimilazione di nuove conoscenze, che presenta due dimensioni fondamentali: le modalità di acquisizione delle informazioni e le forme in cui una nuova unità di contenuto viene incorporata.

In base alla prima dimensione, l’apprendimento viene suddiviso in:

– apprendimento per scoperta: in cui l’alunno viene a contatto con una nuova informazione in maniera attiva che gestisce autonomamente

– apprendimento per ricezione: in cui il soggetto recepisce in maniera passiva l’informazione già strutturata da altri (es. docenti o genitori).

In base alla seconda dimensione, l’apprendimento viene diviso in:

– apprendimento meccanico con conoscenza oggettiva. Qui il focus è sull’insegnante che deve trasmettere, tramite un approccio didattico istruzionista, contenuti culturali all’allievo.

– apprendimento significativo con conoscenza soggettiva. Il focus qui invece è sullo studente che, in un’ottica di didattica costruttivista, deve trovare nelle sue conoscenze pregresse e nella sua motivazione ad apprendere il motivo per assimilare nuovi concetti interiorizzandoli in maniera personale.

Tra quelli enunciati, sicuramente l’apprendimento per scoperta merita un approfondimento. Esso infatti rappresenta una strategia didattica volta a stimolare una crescita autonoma nell’allievo, tramite la scoperta esperita in modo attivo. È dunque importante saper dosare i momenti di interazione con quest’ultimo affinchè impari non solo ad assimilare concetti in maniera dogmatica, ma anche a interiorizzarli per imparare a saper concettualizzare al meglio, in futuro.

Apprendimento sociale

La scoperta e l’esperienza, se comparate a quelle effettuate dagli altri, diventano un processo in cui un intero gruppo impara: un apprendimento che avviene in società. Tale tipo di apprendimento infatti si basa sul tipo di elaborazione mentale che il singolo allievo attiva dopo aver paragonato il proprio comportamento e le sue conseguenze alla sua interpretazione di quello altrui.

Un precursore di quello che si potrebbe dunque chiamare apprendimento sociale è Albert Bandura, secondo il quale i bambini sono in grado di imparare rapidamente semplicemente attraverso l’osservazione dell’ambiente sociale circostante: questo permette loro di saltare, durante il processo di apprendimento, per la fase empirica della prova-errore.

Apprendimento cooperativo (cooperative learning)

Dall’apprendimento sociale a quello cooperativo il passo è breve: di quest’ultimo si sente parlare spesso come cooperative learning, ovvero imparare cooperando con gli altri. Nel caso della scuola, si tratta di una metodologia d’insegnamento basata sull’interazione degli alunni, divisi in piccoli gruppi che apprendono aiutandosi l’un l’altro e sentendosi corresponsabili del reciproco percorso.

Ogni gruppo può essere:

– formale: che dura per una lezione o al massimo alcune settimane;

– informale: che dura pochi minuti o al massimo tutta la lezione;

– di base: che è eterogeneo e a lungo termine (almeno un anno).

Ogni percorso di apprendimento e ogni lezione si trasformano, così, in piccole ricerche-azione e processi di problem-solving. La prospettiva della ricerca – azione è produttiva in campo formativo, in quanto permette ai soggetti in formazione di essere “attori” del processo formativo.

Il cooperative learning trova le sue radici nel Learning Together: un metodo elaborato alla fine degli anni Sessanta da Davidd e Roger Johnson, docenti dell’università di Minneapolis, e da esso riprende i concetti cardine su cui puntare, ovvero senso di appartenenza, interdipendenza, dialogo culturale e responsabilizzazione.

In pratica, si tratta di un metodo che sviluppa le abilità sociali dei ragazzi, oltre a potenziare l’autoefficacia e l’autostima personali.

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