L’appello del Liceo Carducci di Milano: “Riapriamo le scuole, la Dad non è più sostenibile”

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La pandemia ha stravolto il mondo dell’Istruzione, offrendo però anche nuove possibilità di crescita e dialogo. Al liceo ‘Carducci’ di Milano, studenti e docenti si sono ritrovati insieme per sostenere l’apertura delle scuole superiori e individuare nuove soluzioni per tornare a frequentare in classe, in sicurezza.

In una lettera inviata al governo, alla Regione Lombardia, alla prefettura di Milano e alla Citta’ Metropolitana, l’istituto sottolinea i ritardi delle istituzioni e chiede dati aggiornati sull’afflusso dei giovani sui mezzi di trasporto pubblici.

“Tenendo conto dei dati pubblicati dal Corriere della Sera a dicembre 2020, con fonti Comune di Milano e Politecnico, gli studenti delle superiori già da ottobre 2020 costituiscono una parte significativa dei flussi pendolari, ma molto lontana dall’essere maggioritaria – si legge nella lettera – Se i dati che giustificano la scelta della chiusura delle scuole motivandola con il sovraccarico dei mezzi pubblici – e non la chiusura o lo smart working di altri settori- sono diversi, devono essere resi disponibili”.

Più chiarezza, quindi, sulle ragioni che ancora costringono gli studenti a seguire la Didattica a distanza, anche perché “sta diventando sempre meno sostenibile”, scrivono alunni e professori.

“Cominciano già ad esserci i primi studi sull’aumento di casi di depressione o altri disturbi psichici, in Italia e nel mondo, in relazione alla pandemia: una situazione che riguarda gli studenti in prima persona”. Insonnia, solitudine, ansia.

Stati d’animo comuni ora tra i giovani studenti italiani e anche tra quelli del liceo ‘Carducci’ La didattica a distanza, quindi, per la popolazione scolastica del liceo milanese non può essere la soluzione. Tra divari tecnologici e case troppo piccole per permettere agli alunni di concentrarsi, le lezioni in streaming stanno portando ad un aumento della dispersione scolastica, “soprattutto fra gli studenti di origine straniera o provenienti da famiglie che non hanno potuto motivarli allo studio”, si legge ancora nella lettera.

“Vogliamo che la scuola torni al centro del dibattito pubblico in quanto luogo di formazione, crescita e socialita’ fondamentale per tutti i suoi studenti e studentesse”, concludono i rappresentanti degli studenti nella lettera sottoscritta anche da circa quaranta insegnanti.

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