L’APEI scrive al ministro Bianchi: la scuola non è una corsia d’ospedale

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Comunicato APEI – L’Associazione Pedagogisti ed Educatori Italiani (APEI) la più rappresentativa delle professioni pedagogiche, sente il dovere etico, morale e scientifico di contribuire al superamento della emergenza sociale prodotta dalla pandemia, in particolare sulle nuove giovani generazioni.

Per questo motivo la commissione tecnico scientifica di APEI, chiede di essere ascoltata in relazione ai contenuti del TESTO UNIFICATO DELLE RISOLUZIONI APPROVATO DALLA XII COMMISSIONE PERMANENTE (Affari sociali) 7-00617 Siani e 7-00640 Bellucci: “Iniziative per la tutela della salute fisica e mentale dell’infanzia e dell’adolescenza nel quadro delle misure per contrastare l’emergenza epidemiologica da Covid-19”. In Particolare la commissione tecnico scientifica di APEI esprime sorpresa e preoccupazione in relazione a vari passaggi della presente risoluzione, sia nelle premesse confuse e a-scientifiche,
che nelle conclusioni affrettate:

“…La XII Commissione XII Commissione, premesso che: negli ultimi anni si è evidenziato un rilevante incremento(???) delle
richieste di diagnosi e di intervento per disturbi neuropsichici dell’età evolutiva e un rapido cambiamento nella tipologia degli utenti e delle loro famiglie nonché dei loro bisogni. In nessun’altra area della medicina si è assistito a un aumento degli accessi
ai servizi così rilevante (???), che in meno di dieci anni (10 anni sono una eternità) ha portato quasi al raddoppio (un dato che raddoppia solo dopo 10 anni è fisiologico)degli utenti seguiti nei servizi di neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza (NPIA)”

L’APEI esprime forte perplessità di fronte a queste tecniche comunicative tese ad esaltare un dato irrilevante (ma dove sta il dato numerico?!?) e, soprattutto, preoccupazione per il futuro delle nuove generazioni a causa delle considerazioni, assai allarmistiche, sulle presunte gravi condizioni di salute mentale dei giovani, considerazioni che riteniamo troppo orientate dallo stigma della vulnerabilità e della fragilità dei giovani a causa della pandemia e non alla resilienza che i giovani di
tutte le generazioni hanno sempre dimostrato.

A tali considerazioni apocalittiche evidentemente, si nota la mancanza di una analisi pedagogico/educativo in quanto indotte, a nostro parere, da una interpretazione psicologico clinico, tesa a rilevare le possibili future patologie, che lavorare sulle risorse che la scuola possiede.

Il pedagogista e l’educatore professionale socio-pedagogico sono infatti, attenti osservatori delle potenzialità, della positività, della resilienza e della fiducia in un rapido recupero del benessere mentale dei giovani, quando accompagnati con opportune attività educative, creative e socializzanti, da esperti professionisti dell’educazione, sempre che riescano ad entrare visto che da quasi un anno sono fermi ai cancelli delle scuole.

[…] I bambini e i giovani, se osservati con la positività di uno sguardo pedagogico, possiedono grandi potenzialità di resilienza, che sono da promuovere con opportune strategie ed interventi pedagogici piuttosto che con un aumento di diagnosi, di servizi
sociosanitari e di posti letto in strutture psichiatriche.

La scuola non è una corsia d’ospedale, né un front office per individuare clienti da girare ai servizi sanitari.

Lettera Aperta Ministro Bianchi

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