L’Ape: un assurdo modo di mandare in pensione i poveri. Lettera

di redazione
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Inviata da Fortunata Camilleri – L’ape volontario, così come lo hanno battezzato, è un’ulteriore dimostrazione che lo Stato, dopo aver mangiato e arraffato per bene su tutti i settori, ora vorrebbe costringere le persone, che per vari motivi non hanno raggiunto il numero elevato di anni di lavoro richiesto, a sopravvivere chiedendo dei prestiti… perché questo, di fatto è l’APE: una trattenuta a monte.

Altro che Ape! Sono soldi che la banca prende dalle tasche del pensionato, e alla fine, se il povero diavolo deve pagare un affitto o un mutuo, e le innumerevoli tasse, vorrei capire con che cosa si dovrebbe nutrire… magari sarà destinato a girare nei supermercati in cerca dell’offerta, sceglierà cibo scadente, non andrà mai al cinema… scarterà le occasioni di ritrovo sociale, perché emarginato non solo dall’età, ma anche dalla miseria. E’ questa la fine che doveva fare l’insegnante?

Meschino coronamento di un già misero trattamento professionale.

C’è chi invece mangia e ingrassa, alla faccia della vita dedicata allo studio dagli insegnanti, al rapporto con gli alunni, da alcuni anni impossibile, dalle critiche perché quasi mai sono ben vestiti.

Meritavano questa fine gli insegnanti? Dandosi il caso che questi sono quasi tutte donne, in barba alle tante belle parole sul lavoro femminile e sulle possibilità di nuovi orizzonti che avrebbero dovuto aprirsi nel fulgido cammino della loro professione, di fatto la riforma Fornero le ha umiliate non poco, ancor prima di questa bella legge sulla “buona scuola”. Già… le donne, quelle a cui si può fare e chiedere di tutto, tanto si sa che hanno sempre qualche capacità in più di digerire i fallimenti, le umiliazioni, i crolli. Una volta, senza ipocrisia, su un orizzonte di potere sbilanciato a sfavore del GENERE femminile qualche riguardo, quanto meno, lo avevano, non fosse altro perché le veniva un po’ riconosciuta la grande funzione cui è chiamata dalla natura e dalla società: creazione della prole e cura della stessa, per la quale la donna, rispetto all’uomo, ha perso se non degli anni, sicuramente delle opportunità, di cui l’altra metà del cielo aveva aveva potuto godere. Non si tiene più conto di nulla perché abbiamo una classe politica che pensa solo al proprio tornaconto, con danaro preso dalle tasche dei contribuenti, senza riguardo: una disinvoltura che solo gli impostori sanno avere.

I risultati per la donna insegnante: nessuna agevolazione, nessun riconoscimento… anzi, l’azione quotidiana è quella di stringere sempre di più il cappio intorno al suo collo emaciato.

Altro che libertà della donna, pari opportunità…tutte belle parole risucchiate dal tempo, ormai intorno a lei c’è solo burocrazia e quotidiano lavoro (nemmeno la buona didattica ormai più conta, quella a cui un tempo si prestava dell’attenzione), fino a quando giungerà il giorno in cui andrà in pensione col bastoncino…forse quello sarà l’ultimo giorno di lavoro.

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