L’ansia del merito non si trasformi in una battaglia ideologica. Lettera

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Inviato da Fernando Mazzeo – In questo periodo di emergenze,  di sfide e di paure, la  scuola è  permeata   dall’ansia del merito, il domani appare incerto e quasi ostile, le  polemiche  si fanno stancamente ripetitive, le proposte si sovrappongono in modo confuso e disordinato.

Al  di là  delle immancabili e inevitabili critiche, bisogna riconoscere che i mali della scuola affondano le radici nell’indifferenza  con la quale si è affrontata l’emergenza educativa denunciata da anni. 

Inoltre,  è innegabile il fatto che la scuola italiana si trovi in una situazione di perenne stato d’emergenza ed  assomiglia sempre più ad un gioco caleidoscopico in cui s’affollano, si rincorrono e si sovrappongono riforme, idee e  proposte d’intervento  affidate e lasciate, spesso,  nelle mani del caso.

Pertanto, per evitare la perdita di efficacia del lavoro scolastico, la prima e la più impegnativa delle sfide,  è quella di porre l’educazione al riparo da pericolose forme di riduttivismo ideologico e affrontare seriamente il fenomeno dell’insuccesso scolastico e della emarginazione,  che crescono  in maniera molto ampia e non riguardano, come qualcuno vorrebbe far credere,  solo soggetti provenienti da ambienti sociali inferiori e culturalmente deprivati.

La scuola italiana,  dibattuta tra  le ambiguità e le difficoltà del presente,  sta gradualmente  perdendo  la sua  identità, la sua  di storia e, soprattutto, quella  tensione valoriale e quella  specificità formativa  che le consente di porre l’attenzione su tutti e su ciascuno, di individuare carenze, criticità, capacità e talenti,  senza mettere in atto forme discriminanti di concorrenza e selezione.

Si può dire,  che nella scuola manchi quella unità d’intenti,  quelle premure, quegli investimenti,  quegli interventi necessari e  indispensabili per far sì che  l’educativo  possa  acquisire consapevolezza della propria dignità e  possa  proporre un’idea di scuola impregnata  di cultura  e non mascherata di ideologia.

Risanare  e modernizzare la scuola risulta  un obiettivo particolarmente arduo. Da anni essa è legata a processi di involuzione e, per ritornare ad essere fedele alla sua missione, deve ripensare se stessa, situarsi nel contesto delle trasformazioni sociali,  recuperare credibilità di servizio all’interno di una  specifica struttura epistemologica.

Sotto un atavico appiattimento e sotto un’ atavica superficialità, l’indeterminatezza  allarga i suoi spazi e  le politiche  scolastiche non riescono più a creare le condizioni favorevoli allo sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica,  a garantire una grande mobilità di personale, di intelligenze, ad  aggiornare strumenti e  spazi  operativi,  che sono i fattori determinanti per raggiungere  obiettivi e traguardi degni di un Paese  civile,  di una scuola competitiva  e  moderna  che, nella promozione della crescita e maturazione umana di ogni soggetto e nel richiamo alla singolarità del processo educativo, prenda anche atto della diversità di apprendimento che non significa né diversità  culturale, né disuguaglianza  sociale.

Di fronte ad un panorama così complesso,  le seppur valide e generose  strategie educative e didattiche del passato (il riferimento è a Don Milani),  non assicurano a tutti la conveniente educazione e formazione.

L’ansia del merito non deve, dunque,  preoccupare, né tantomeno sfociare in una battaglia ideologica. Oggi, per non smarrirsi  in un cammino senza direzione o  in una meta senza significato,  la ricerca educativa è  il più sicuro investimento della società.

La scuola   deve, pertanto,  riappropriarsi di  quella sensibilità   utile per testimoniare se stessa, per ritrovare nel  piccolo sentiero della quotidianità,   il senso delle parole che, come aveva insegnato M.  Heidegger, sono la casa del pensiero e l’epifania dell’essere.  

Per conseguire nella nostra società  uno sviluppo equilibrato ed un  progresso  armonico, occorre ritrovare il coraggio di educare, di dare centralità al processo insegnamento-apprendimento, di valorizzare e  accrescere la formazione. 

Solo in tal modo e in quest’ ottica la scuola occuperà il posto che le compete.

Purtroppo, tutto appare    paralizzato da una malattia misteriosa, e la scuola  è diventata  un luogo carico di affermazioni prive di completamento, un lungo elenco di atti mancanti, una lunga scia di valorizzazioni incomplete, un lungo elenco di orizzonti mai totalmente aperti,   sempre interclusi da ombre che la politica non riesce a rimuovere.

I problemi e le difficoltà  della scuola non sono  che il risultato dell’ incapacità a  dialogare, ad andare oltre  la naturale propensione ad essere estranei a qualsiasi progetto costruttivo. 

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