L’anno scolastico inizia con le proteste degli studenti. Gioventù Comunista (FGC) “non chinare la testa, lotta!”

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Questa mattina diverse scuole della penisola sono state presidiate da azioni di protesta organizzate dal Fronte della Gioventù Comunista (FGC).

Lo slogan comune è «non chinare la testa, lotta!», a caratteri cubitali rossi sugli striscioni srotolati all’apertura delle scuole.

TORINO

Primo giorno di lezioni, oggi, per gli studenti della maggior parte delle scuole superiori di Torino e provincia. Il nuovo anno scolastico viene però inaugurato dalle proteste degli studenti.

Questa mattina, infatti, diverse scuole del capoluogo piemontese sono state presidiate da azioni di protesta organizzate dal Fronte della Gioventù Comunista (FGC), a Torino come nelle scuole di tutta Italia: lo slogan comune è «non chinare la testa, lotta!», a caratteri cubitali rossi sugli striscioni srotolati all’apertura delle scuole. Nel frattempo, decine di giovani militanti comunisti presidiavano con striscioni, bandiere e fumogeni la sede del Ministero dell’Istruzione a Roma. A quanto ci spiegano gli stessi militanti, è l’inaugurazione di «un nuovo anno di lotte contro il governo Renzi e l’Unione Europea».

«L’istruzione non è altro che un riflesso di questo sistema – afferma Silvia Basano, Responsabile provinciale scuola del FGC – segnata quindi da disuguaglianze di classe sempre più profonde, fortemente dequalificata e piegata ogni giorno di più agli interessi di imprenditori e banchieri». «Per le famiglie delle classi popolari è sempre più difficile garantire un’istruzione di qualità ai propri figli: ogni anno oltre al pagamento del contributo “volontario” ci si trova di fronte al rincaro dei libri e dei trasporti».

La responsabilità, secondo i giovani militanti comunisti, è delle politiche nazionali e dell’Unione Europea: «20 miliardi di euro di fondi tagliati in meno di 10 anni seguendo le direttive dell’UE, mentre vengono destinati sempre più soldi alle scuole private, al salvataggio di banche, ad incentivi alle imprese e al finanziamento delle guerre imperialiste; mentre si pretende che siano le nostre famiglie a farsi carico dei buchi lasciati dal Governo pagando, spesso sotto ricatto, il cosiddetto contributo scolastico». La “Buona Scuola” di Renzi? Per gli studenti comunisti nient’altro che «un favore ai privati, cui viene consentito di finanziare la scuola esigendo in cambio una didattica asservita ai loro interessi economici e alla loro richiesta di manodopera dequalificata e a basso costo».

In particolare, tuonano contro il modello dell’alternanza scuola-lavoro entrato pienamente a regime quest’anno con la nuova riforma: «studenti trasformati in manodopera gratuita o a bassissimo costo per le aziende, senza tutele e diritti; progetti spesso senza alcun valore formativo, una didattica impostata sulle esigenze specifiche delle aziende finanziatrici. Sarebbe questa la soluzione contro la disoccupazione giovanile messa in campo dall’UE e dal Governo Renzi? A noi sembra l’ennesimo regalo ai privati», prosegue Basano.

La protesta della gioventù comunista non si ferma alle lotte studentesche, ma punta molto più in alto, chiamando gli studenti a schierarsi contro questo sistema che, spiega Basano, «a noi giovani non riserva altro che un futuro di disoccupazione, precarietà, assenza di diritti e guerra». Per il FGC, è necessario «uscire dalle lotte di retroguardia di questi anni, che chiamavano gli studenti a mobilitarsi soltanto in risposta alla riforma di turno, ad una modifica peggiorativa della nostra condizione. È necessario organizzare la controffensiva, lottando per ottenere una scuola totalmente gratuita, di qualità, realmente accessibile a tutti e a misura di noi futuri lavoratori. Non chineremo la testa.».

MILANO

Questa mattina, in occasione dell’inizio delle lezioni, gli studenti del Fronte della Gioventù Comunista (FGC) hanno realizzato numerose azioni di protesta nelle scuole di Milano. “Non chinare la testa”: questo lo slogan del FGC, che ha lanciato in tutta Italia una campagna di agitazione fra gli studenti con azioni e proteste nei primi giorni di scuola.

«La scuola italiana è fatta su misura per le imprese private, ma non per i giovani che la vivono ogni giorno» – ha dichiarato Riccardo Sala, responsabile locale del FGC – «Ci raccontano che i soldi per le scuole non ci sono ma si spendono miliardi per le spese militari, nemmeno un euro invece per il diritto allo studio. Da anni le scuole vivono grazie ai contributi delle famiglie, ora si dice che dovranno chiedere soldi alle imprese, che nel frattempo ci utilizzano come manodopera a basso costo grazie all’alternanza scuola-lavoro. È evidente che questa scuola è “buona” solo per Confindustria. Renzi è convinto di aver chiuso la partita ma non ha fatto i conti con noi studenti» – ha concluso Sala, che annuncia mobilitazioni – «Il 7 ottobre scenderemo in piazza anche a Milano, per rivendicare una scuola gratuita e di qualità, contro la scuola di classe che ci viene imposta da questo sistema».

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