L’ambiguità semantica paralizza la scuola. Lettera

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Inviato da Enrico Maranzana – La politica scolastica ministeriale non è conforme alle indicazioni del legislatore perché la finalità formativa è contrapposta a quella educativa.

All’origine di tale discordanza vi è il significato attribuito al concetto di “competenza”.

Per il ministero, che si rifà alla definizione elaborata in sede europea, essa è “la comprovata capacità di utilizzare conoscenza, abilità sociali e/o metodologiche in situazioni di lavoro o di studio”.

Questa visione è centrata sul prodotto; è stata enunciata per facilitare la circolazione dei lavoratori all’interno dell’unione.

Ad essa si contrappone la strategia educativa delineata dal legislatore; è centrata sul processo; tende alla valorizzazione delle potenzialità degli studenti.

Un esempio illuminante è il caposaldo dell’autonomia delle istituzioni scolastiche: la progettualità. Il potenziamento delle qualità intellettive e operative dei giovani è il traguardo di tutti gli insegnamenti, il loro coordinamento è il fattore decisivo per il successo.

Il consiglio di classe, pertanto, è l’organismo operativo elementare.

Una carta vincente potrebbe essere l’utilizzo di schede di programmazione delle attività didattiche in cui le finalità sono esplicitate, così come gli obiettivi, le fasi, i tempi e le modalità del controllo. Un esempio è visibile in rete: “Laboratorio di matematica: Pitagora”.

In conclusione, la visione ministeriale e quella legislativa divergono strategicamente: il ministero opta per la produttività, per rispondere alle esigenze aziendali; il legislatore, che punta a un’educazione olistica e processuale, tende all’autonomia e alla crescita integrale dello studente.

All’origine di questa discrepanza si colloca il mancato ossequio della legge che prevede un approccio educativo fondato sulla progettualità, sulla collegialità e sull’autonomia delle istituzioni scolastiche.

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