L’alternanza scuola-mondo del lavoro mortifica il lavoro dei docenti. Lettera

di redazione
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Inviata da Enrico Maranzana – L’alternanza scuola-mondo del lavoro è vissuta come un corpo estraneo al sistema scolastico, con finalità e obiettivi propri.
Niente di più sbagliato!
Un errore che deriva dall’incapacità di sviluppare razionalmente l’assunto: “Dare piena attuazione all’autonomia delle istituzioni scolastiche” [legge 107/2015].
Un errore che deriva dall’assenza di un’adeguata cultura sistemica.
Errore derivante dal mancato riconoscimento della rilevanza del Piano dell’Offerta Formativa. Esso “E’ il documento fondamentale costitutivo dell’identità culturale e progettuale delle istituzioni scolastiche, esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell’ambito della loro autonomia”. “Ai fini della predisposizione del piano, il dirigente scolastico promuove i necessari rapporti con gli enti locali e con le diverse realtà istituzionali, culturali, sociali ed economiche operanti nel territorio”.
Ne consegue:
I Piani dell’Offerta Formativa devono elencare le competenze generali e le competenze specifiche che sostanziano gli itinerari di studio, competenze scomposte nelle loro componenti: capacità/abilità/conoscenze [legge 53/2003 art. 2].
Il significato di “Alternanza” è da circoscrivere in ambito spazio-temporale;
Alle aziende è da conferire il mandato di soppesare il grado di conseguimento dei traguardi elencati nei PTOF.
Il rapporto scuola-mondo del lavoro fornisce un indice d’efficacia del servizio scolastico.
La professionalità docente è mortificata da un’interpretazione avulsa dal sistema normativo.

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