“L’alternanza scuola-lavoro è un sistema di sfruttamento”, lo studente ritorna sull’argomento dopo il 6 in condotta

di Vincenzo Brancatisano
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Rivendica con forza tutto quel che ha scritto nel suo post contro l’alternanza scuola e lavoro e parla di sfruttamento.

Uno studente, per un post pubblicato su Facebook nei giorni scorsi e critico nei confronti dell’alternativa scuola lavoro per la quale stava svolgendo un periodo di stage presso un’azienda si era visto infliggere un sei in condotta dal consiglio di classe.

Il caso è poi balzato agli onori della cronaca nazionale con immediate prese di posizione di opposta valenza, ora critiche nei confronti del ragazzo e della sua presunta insubordinazione nei confronti del sistema scolastico e formativo, ora solidali verso lo studente e la sua libertà di espressione. Nelle ultime ore addirittura un imprenditore umbro,

Danilo Buconi, ha offerto al ragazzo una borsa di studio di 200 euro. “Nella mia umile qualità di piccolo imprenditore”, ha spiegato l’imprenditore, mi interessa trasmettere allo studente il valore della libertà di espressione e di parola.

Pure i sindacati e alcuni partiti hanno solidarizzato con lo studente Anche molti insegnanti hanno preso posizione in rete in favore del ragazzo, e pure tanti studenti. La Rete degli studenti dellEmilia Romagna parla di “atto gravissimo, dalla scuola solo repressione in risposta al disagio espresso dallo studente”.

Ma non tutti gli studenti son d’accordo. Ha fatto rumore infatti la reazione negativa nei confronti del compagno da parte degli stessi rappresentanti degli studenti del Vinci che in un comunicato hanno voluto “prendere le distanze da quanto affermato da sindacati e comitati vari, perché crediamo che l’organizzazione scolastica sia perfettamente disponibile nei nostri confronti, e riteniamo che il sistema di alternanza scuola lavoro sia organizzato al meglio nella nostra scuola”.

L’istituto, continuano gli studenti, “è stato attaccato in un modo che va oltre il limite. Pensiamo che in un territorio fortemente produttivo e in costante crescita come il nostro, gli studenti con unadeguata preparazione siano ricercati come figure chiave da inserire all’interno delle aziende, perché, oltre ad aver imparato la teoria scolastica, hanno appreso anche i processi e i sistemi produttivi dal vivo, ascoltando persone che hanno più esperienza di noi. Ci teniamo a sottolineare quanto le aziende rimangano soddisfatte di noi studenti, e una buona parte dei neo diplomati viene assunta nelle stesse aziende in cui ha svolto lo stage”.

Proprio questa uscita pubblica, definita dallo studente “giustificazionista”, ha spinto il ragazzo a rilasciare alcune dichiarazioni rese pubbliche dal Coordinamento Studentesco Rivoluzionario sulla propria pagina Facebook. “Vorrei dire – spiega lo studente – che rivendico tutto quello che ho scritto perché esprimo il mio pensiero. Non sono per nulla d’accordo con il comunicato dei rappresentanti dell’istituto e ci tengo a ribadirlo perché non solo sono i miei rappresentati e hanno detto qualcosa di molto sbagliato, di giustificazionista verso quella che ritengo sia stata un’azione grave, ma hanno addirittura utilizzato l’espressione ‘a nome del ragazzo interessato’. Quindi voglio prendere le distanze e ribadire le mie posizioni e cioè che l’alternanza scuola lavoro è sostanzialmente un sistema di sfruttamento che consente alle aziende di impiegare forza lavoro poco specializzata a un costo zero, per quanto si dica il contrario per convincerci che loro ci fanno un favore”. Lo studente, che con il suo gesto ha riaperto il dibattito sul ruolo dell’alternanza scuola lavoro, parla di aziende che fanno “pressioni politiche sulle singole scuole in modo che queste introducano regimi autoritari in cui vi sia una disciplina più o meno ferrea, in cui si puniscano espressioni di pensiero libero e controcorrente, soprattutto critico”. E aggiunge che “la reazione che c’è stata a livello nazionale nei confronti del mio caso è stata giusta” e soprattutto “che bisogna continuare con il livello di attenzione che c’è stato finora, che bisogna mobilitarsi non perché il caso riguarda me ma perché è importante non chinare la testa oggi per non ritrovarsi un domani con una generazione di schiavi senza futuro”.

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