L’alienazione e la didattica a distanza. Lettera


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Di Fabrizio Valenza – I.R.C. – Da quando è iniziata questa crisi sanitaria, ho provato, come insegnante che ha a cuore l’educazione nel senso più profondo, un fastidio strisciante, una difficoltà che ha mostrato, settimana dopo settimana, il suo vero volto solo in questi ultimi tempi.

Ho provato a interrogarmi, chiedendomi cosa vi fosse di tanto fastidioso nella Didattica a Distanza, scritta a lettere maiuscole in articoli e decreti.

Non è, in fin dei conti, uno strumento che offre la possibilità di lavorare in modo più sereno e comodo? Tutto sommato, con la DaD ogni insegnante si trova in un contesto casalingo, meno faticoso e più tranquillizzante di quanto non siano normalmente le riunioni cui partecipa.

I ragazzi (o, nel mio caso, i bambini) non li hai di fronte, sempre pronti, come sono, a richiamare la tua responsabilità educativa minuto dopo minuto.

Bene, si potrebbe dire. Eppure, qualcosa non va.

Metto a disposizione di tutte le colleghe e di tutti i colleghi (ebbene sì, ci sono anche molti uomini nel mondo dell’insegnamento) le mie riflessioni.

Partiamo dalla situazione pre-crisi, astraendo al massimo.

Per giungere a quel risultato tanto importante costituito dall’educazione dello studente, diversi elementi collaborano tra loro. Tali elementi sono: una programmazione, un insegnante e degli strumenti educativi.

La corretta catena che li metta in connessione per giungere a un’educazione efficace dovrebbe essere quella che prevede che un insegnante dia tutto ciò di cui è capace, ovverosia il proprio talento personale, per educare uno studente, cioè farlo essere sempre più se stesso facendolo uscire da se stesso, attraverso una programmazione, scelta più o meno collegialmente, facilitato in ciò da strumenti educativi, che sarà l’insegnante a scegliere secondo l’occasione. Se ogni elemento funziona nella giusta proporzione, vi sono buone possibilità che lo studente riesca in effetti a divenire migliore.

Devo dire che nelle Scuole dell’Infanzia, in cui lavoro, ciò accade spesso.
Purtroppo, però, assisto da tempo a un logoramento progressivo: vi è uno slittamento degli elementi di questa catena educativa, e l’insegnante passa sempre più dall’essere soggetto educante che deve porsi costruttivamente nei confronti del soggetto studente all’essere strumento educativo, laddove il suo posto viene, invece, assunto o dalla programmazione o dagli strumenti educativi stessi. La catena diventa perciò la seguente: la programmazione diviene la struttura all’interno della quale un insegnante deve muoversi per educare, attraverso degli strumenti educativi, uno o più studenti.

Si tratta di un’alienazione progressiva, che vede gli insegnanti di ogni ordine e grado sottostare sempre di più a programmi, più o meno condivisi, che non permettono loro di esprimere appieno ciò che essi sono. Essere pienamente se stessi, porsi in una relazionalità autentica è l’unica modalità con la quale la relazione educativa può essere pienamente a favore di una crescita culturale-spirituale dello studente.

Questa era, dicevo, la situazione precedente alla crisi sanitaria. Cosa sta succedendo, adesso, con il concetto di Didattica a Distanza, che, nei fatti, si traduce in utilizzo di piattaforme digitali? Vi è uno slittamento ulteriore degli elementi, che non fa altro che aumentare il senso di alienazione degli insegnanti.

La catena educativa alla quale sto (stiamo?) assistendo è la seguente: degli strumenti educativi digitali divengono il vero soggetto di un insegnamento massimamente simile a quello pre-crisi, tradizionale, cioè che vorrebbe consegnare (produrre, oserei dire) quanto si consegnava (o produceva prima). Gli insegnanti stanno diventando gli strumenti attraverso i quali raggiungere un obiettivo prefissato, senza che sia più di alcun interesse il talento che è loro proprio.

Forse sto indossando degli occhiali che mi mostrano la realtà attuale più negativa di quanto non sia, ma se gli studenti stanno tutto sommato vivendo una situazione dalla quale possono imparare qualcosa di molto utile (la cosiddetta “scuola della vita”), gli insegnanti rischiano di alienarsi sempre più e di risultare, in fin dei conti, interscambiabili: la Didattica a Distanza è il vero soggetto dell’attuale trasformazione scolastica. E non per il meglio.

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