L’affondo del ministro Cingolani: “Dalla scuola che ho fatto a quella di mio figlio non è cambiato nulla”

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Quello italiano “è un modello formativo che è poco adatto a confrontarsi con i problemi reali”. Così il ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani all’incontro “Economia” del Corriere della Sera su “Capitale umano – Come far crescere competenze e imprese”.

“Tutti dicono che serve una formazione più ‘stem’, precisa, matematica e tecnologica, ma dalla scuola che ho fatto io e quella dei miei figli, in 50 anni non è cambiato niente: le ore di matematica e di fisica sono quelle, l’approccio alla chimica e alla biologia è lo stesso, sono materie minoritarie anche al liceo scientifico. Non si prende il coraggio a quattro mani. Abbiamo un modello molto erudito ma che sviluppa poco la capacità di risolvere i problemi, l’approccio problem solving”.

“Questa cosa si risolve partendo dai bambini e se non abbiamo il coraggio di farlo continueremo a parlarne senza cambiare le cose”, continua Cingolani che “da ex professore universitario, da ricercatore e da padre di figli che vanno all’università” si chiede: che senso ha studiare tre volte le guerre puniche quando basterebbe studiarle una volta sola e dedicare quel tempo a qualcosa di più moderno?”.

“La fuga di cervelli è una cosa sana quando viene bilanciata da cervelli che entrano. L’ideale è che per 10 che escono, 10 entrino. Se continuiamo a fare regole che non consentono ai 10 di entrare ma solo ai 10 di uscire ogni volta, ci facciamo del male. Ogni tentativo di far entrare stranieri, è stato visto come un tentativo nemico del sistema. Francamente non vedo una grande volontà di fare investimenti sul capitale umano”.

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