L’abilitazione serve oppure no per insegnare? Lettera

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Dott. Daniele Iannotti – Abilitazione sì… abilitazione no! La terra dei cachi
Qualche giorno fa, il Governo, per bocca del ministro dell’Università e della Ricerca Scientifica ha annunciato che la laurea in medicina sarà direttamente abilitante.

Nessuno, soprattutto in un momento come questo, può dubitare in alcun modo che le professioni mediche siano vitali per il Nostro Paese, già a partire dal dettato costituzionale, per ridiscendere poi alla più prosaica realtà di tutti i giorni.

Nessuno, altresì, dubita che questa misura emergenziale sia un tentativo per arginare una situazione gravosa, anche per i medici e il personale sanitario tutto che da diversi giorni si logora in lunghi e massacranti turni di lavoro, mettendo a rischio la propria salute e forse la vita.

Tuttavia, in questi tempi di pandemia e col tutto in tempo che abbiamo costretti nelle nostre case, si impone di nuovo un tipo di riflessione sul nostro Paese: la misura succitata non interviene a causa della pandemia, o meglio non solo. In realtà, si è resa necessaria perché da decenni la sanità è stata oggetto di feroci e indiscriminati tagli che si sono abbattuti anche sul personale, sia per la formazione che per il reclutamento dello stesso. Sarebbe sciocco dubitare di tutto questo.

Un settore altrettanto strategico è vitale per il Nostro Paese è la Scuola, l’educazione nel suo più ampio senso e significato. Anche qui l’emergenza c’è, solo che non producendo morti, non colpendo come nemico invisibile anche i più potenti e ricchi – che possono permettersi un’istruzione di livello, o meglio e semplicemente “un’istruzione” – non fa caso.

Uno stillicidio continuo, che non fa notizia, senza nulla togliere ai docenti che si sobbarcano fatiche non viste, non retribuite e riconosciute. Anche questo è un fatto!

Mi riferisco sia al mancato riconoscimento del ruolo della Scuola, sia allo sfruttamento, al cattivo reclutamento e alla cattiva gestione dei docenti e delle loro potenzialità. Due facce di una stessa medaglia.

Se dunque l’emergenza pandemica è stata aggravata da una disattenzione e disaffezione della politica – tutta – alla sanità, lo stesso, a mio avviso vale per la Scuola.

Eppure, l’attuale compagine politica vuole tornare all’abilitazione all’insegnamento, dopo aver da se stessa dimostrato, a rigor di logica, che se l’abilitazione è necessaria, allora si sta dicendo che nuove e delicatissime figure professionali, che avranno a che fare a vario titolo con la vita o la morte, con la salute delle persone, possono farne a meno.

Tutto questo mentre chi forma i ragazzi deve passare per percorsi tortuosi, che cambiano ogni due o tre anni, se non prima, con risultati che – non essendo garantiti da ordini professionali o da un controllo dell’utenza (impossibile, data la natura non “a committenza” della Scuola) – non sono né uniformi, né conformi perché premiano il nozionismo, pretendendo, poi, di selezionare insegnanti che non operino didatticamente se non con l’unico linguaggio che li ha resi tali, ovvero il nozionismo.

Quindi, io non capisco per quale motivo tutte le professioni debbono avere un filtro abilitante, persino la Scuola e con tutte le criticità (solo alcune in realtà) che ho sollevato, e i medici no… pur se hanno in mano le nostre vite e pur se l’emergenza poteva essere affrontata diversamente se non ci fossero stati i tagli. Se in Lombardia, regione virtuosissima, ci fossero stati migliaia di posti di terapia intensiva aggiuntivi e più medici da anni (e aggiungo io più presidi di prevenzione, a partire dalle mascherine), allora questa misura non sarebbe stata necessaria e pensabile.

La Scuola, lo ripeto, è “mutatis mutandis”, nelle stesse condizioni e dobbiamo solo attendere che scoppi il bubbone. Poi che facciamo, toglieremo l’abilitazione anche a Scuola? Faremo entrare finalmente persone che sono abilitate all’insegnamento universitario e alle quali, finora, è stato ripetuto in tutte le salse che serviva l’abilitazione nei livelli inferiori della conoscenza? Salvo poi dare la possibilità di abilitarsi a corrente alternata, con pochi posti e con l’incompatibilità con altri percorsi universitari che si stavano frequentando? Qui le cose non tornano.

Sarà forse che la Scuola è solo spesa, la sanità è, invece, un grande business.

E allora, se la logica è dalla mia parte, o l’abilitazione è sempre necessaria, oppure è una mera questione amministrativa, un mero pezzo di carta, che deve essere proprio “quello lì”, con quella dicitura specifica, quel “trafilettino”, sennò non insegni… nonostante il fatto che le tue competenze scientifiche siano oggettivamente superiori e quelle didattiche al massimo da integrare, non certo da “creare” dal nulla.

Contraddizioni, queste, di un Paese che se non si dà una svegliata è condannato all’oblio. Vorrei ora sapere dove sono tutti quelli, inclusi alcuni sindacati o parti cospicue di esse, che hanno sempre difeso le abilitazioni.

Continuo a capire poco, o forse a capire tutto!

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