La voce di una maestra. Lettera

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Inviato da Sara Belia – Scrivo parole “di pancia”, ma sento la necessità di esprimere il mio punto di vista come maestra.

La scuola è finita non come tutti gli anni a giugno con la stanchezza e la soddisfazione di un anno alle spalle e la voglia di rigenerarsi durante i due mesi estivi…. La scuola è finita in un insospettabile giorno di inizio marzo, senza aver possibilità di salutare i nostri bambini, senza buoni propositi, con i lavori da ultimare, da iniziare, senza salutare le famiglie e senza sapere per quanto tempo sarebbe durata questa interruzione…. È stato necessario procedere così, ma è stato doloroso. Continua ad essere doloroso avvicinarsi alla fine dell’anno scolastico senza certezze su ciò che sarà la scuola a settembre,come saranno le classi, come sarà il nostro lavoro che si basa per lo più su contatto fisico ed esperienze sensoriali. È doloroso non sapere se ci sarà possibilità di restituire la raccolta dei lavori alle famiglie, è doloroso non sapere come si può trasformare la scuola (che è sempre stato luogo fisico di cura, di socializzazione, di sviluppo dell’intelligenza emotiva, di relazione e di apprendimento) in un “posto” migliore di prima, ma rimanendo l’istituzione più importante che ci sia….

Provo enorme dolore nel pensare che bambini da tre a sei anni siano considerati relativamente in questa situazione…provo dolore nel pensare che, in questi mesi, ho trasformato ogni carezza, ogni sguardo, ogni risata data ai miei piccoli alunni in un video registrato…. Io come tanti insegnanti, ho fatto questo perché era l’unico modo possibile per mantenere un contatto emotivo con i bambini e con le famiglie…. È stato di aiuto, sicuramente… Ma non posso fare a meno di pensare che ho trasformato gran parte delle mie conoscenze pedagogiche, di metodologia e di buon senso in “pedagogia nera”!
Non riesco a pensare alla possibilità che ciò riaccada.

Capisco perfettamente ciò che è stato dovuto ed ho piena consapevolezza di quello che ha comportato e che comporta l’emergenza sanitaria.mi permetto di scrivere per la stima che nutro verso la sua figura professionale.
Mi auguro che la scuola dal nido alle superiori venga presa in considerazione, senza distinzioni tra paritarie, statali e privati….poiché all’interno di ogni singola scuola si muovono famiglie, insegnanti e soprattutto bambini che costruiscono il loro futuro cognitivo e strutturale. Bambini che saranno gli adulti di domani, bambini e maestri che hanno bisogno di tornare al quotidiano scambio che è l’apprendimento.

Non lasciamo che la scuola sia un punto di criticità…. Ripartiamo, ma dalle cose davvero importanti…. Non andrà tutto bene se la scuola ne uscirà privata di qualcosa. Non andrà tutto bene se i bambini interiorizzeranno il di stanziamento per lungo tempo…. Verrà il momento che il virus, anche se non ci sarà più nell’aria sarà nelle menti delle persone… Non possiamo permetterci che i bambini siano troppo tempo senza scuola e senza tutto ciò che la scuola rappresenta….

Come ho detto sono una maestra e soffro la mancanza del mio lavoro, ma sono anche una madre di tre figlie e provo un nodo in gola ogni volta che, passando davanti alla camera di una delle mie tre figlie, scorgo con la coda dell’occhio la mano alzata davanti allo schermo del computer…
In mano vostra, caro Ministro, c’è il futuro delle nuove generazioni…. Vi prego, ragionate, con la mente, con il cuore, con l’anima e non dimentichiamo i più piccoli!

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