La voce di un granello di sabbia. Lettera

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Inviato da Alberto Arceri – Anno 2023. Fra le tante istituzioni in caduta libera ormai da tempo, troviamo la scuola italiana, che versa in condizioni a dir poco pietose.

Riesco quasi a sentire già le vostre voci, che dicono rassegnate: “eh vabbè, è sempre stato così, dove sta la novità nell’affermare ciò che è ovvio?”

Eppure no. Il declino è una fase lenta, e solitamente gli esseri umani tendono ad adattarsi di fronte a cambiamenti di tale entità.

Nel corso dei decenni, tanti sono stati i governi al potere, di destra e di sinistra; nessuno però che abbia mai agito nell’interesse del personale scolastico tutto.

L’ho visto io, nei miei 10 anni di insegnamento negli indirizzi musicali delle scuole medie. Ricordo il mio primo giorno di lavoro; ero un insegnante molto diverso da quel che sono adesso, pieno di passione e di speranza, perché ho sempre pensato che educare alla musica e far scoprire ai discenti quanto può esser bello suonare uno strumento musicale, è semplicemente fantastico.

Questo mio status di insegnante “sognatore” ben presto sarebbe stato messo alla prova dalla dura realtà, a cui non mi sono mai abituato. Una realtà quasi giornaliera di lamentele ed emozioni negative causate da genitori inutilmente iperprotettivi e da dirigenti scolastici intenti a portare acqua alla loro “azienda”.

Perché questa è la scuola di oggi: un’azienda dove i ragazzini sono il prodotto di una serie di malcontenti ed insoddisfazioni scaturite da situazioni che di “umano”, a livello emotivo, non hanno nulla.

Oggi, agli insegnanti si chiedono miracoli: devono essere educatori, babysitters, genitori part-time, esperti in pedagogia e psicologia, avere passione per il proprio lavoro e pazienza illimitate.

Ed il compenso per tutto ciò? solamente 1500 euro mensili (scusate, 1510 tra qualche mese…non vorrei mai distruggere l’orgoglio dell’Onorevole Meloni nella concessione della sua elemosina).

Ogni anno aumentano i cfu per accedere al ruolo tramite i concorsi: 24, 30, 60 cfu in materie pedagogiche che non serviranno a NIENTE, fruite da corsi universitari costosissimi (2500 euro il corso da 60 cfu; vuoi il ruolo? Apri un mutuo).

È un grave errore pensare che l’educazione dei discenti dipenda da quanto approfondita sia la nostra conoscenza della pedagogia, poiché ogni discente è un universo a sé, e molti dei vecchi metodi (millantati da grandi pedagogisti che magari, in una scuola media, non hanno mai messo piede) sono oggi uno più inadatto dell’altro.

Io sono un insegnante con un diploma decennale di strumento al conservatorio, due lauree universitarie, due master di primo livello in ambito pedagogico, sociologico e metodologico, con 10 anni di servizio, e per avere un posto di ruolo mi vien chiesto di sottomettermi ulteriormente alle nuove regole di un sistema sempre più velenoso.

Signori miei, siamo esseri umani, non macchine. E continuare a vessare la nostra categoria renderà ancor più veloce tale declino: la passione vien sempre meno, così come la pazienza. Ed in tutto questo, è davvero triste che nessuno abbia ancora capito quale sia (o quale dovrebbe essere) la soluzione al problema.

In una sola parola? GRATIFICAZIONE.

E no, non parlo dell’aumento degli stipendi, di bonus e quant’altro (non solo, almeno). Parlo di gratificazione umana, quel che spinge la gente a fare ciò che fa nel migliore dei modi, a migliorarsi continuamente.

Nei miei 10 anni lavorativi, tante sono state le vessazioni che ho ricevuto da genitori, colleghi e dirigenti (quest’ultimi soprattutto) perché “qualcosa” non andava; per aver rimproverato un discente disinteressato, per averlo incentivato a far di più, per avergli fatto scoprire una passione che però lo ha allontanato dallo studio delle altre materie. Mai una volta che io sia stato chiamato, invece, per i SUCCESSI che ho ottenuto. Mai una volta che un dirigente scolastico mi convocasse per dirmi “COMPLIMENTI PROFESSORE”.

La nostra società, nella sua frenesia, ha dimenticato quanto sia importante il potere della GRATIFICAZIONE EMOTIVA, che vale molto più di 1500 euro. Continuiamo a subire tali ingiustizie, quando dovremmo far fronte tutti insieme per cambiare la situazione e sperare in un futuro migliore, per noi e per chi avrà in eredità tale futuro.

Ma la voce di un granello di sabbia resta solo una voce…non scatena tempeste.

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