La voce di chi voce non ha. Lettera

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Inviata da Nadia Zecchino – Gent.mi, sono una dei tantissimi insegnanti che a settembre vorrebbero abbandonare la veste del precariato e avere finalmente un incarico a tempo indeterminato. Continuo a leggere che tra i fortunati ci sono gli insegnanti abilitati e specializzati inseriti nelle graduatorie di I fascia con almeno tre anni di servizio nelle scuola pubblica.

Sono sicura che come me, ci siano tanti bravi insegnanti, magari abilitati ma non più presenti nelle gae, specializzati ma senza tre anni di servizio. Vorrei dare voce a chi voce non ha. A quanti in silenzio lottano per avere la loro ricompensa. Io sono un pedagogista clinico che, nonostante l’abilitazione all’insegnamento, ha scelto inizialmente di sperimentarsi in ambito clinico – socio – sanitario perché per promuovere l’apprendimento in un bambino bisogna conoscere i suoi bisogni e lo stile con cui apprende. Per fare ciò, bisogna essere esperti, avere quel famoso occhio clinico!

Purtroppo, insegnanti come me, nonostante il loro bagaglio formativo, le loro competenze, la loro attitudine e la loro passione verso l’apprendimento, sono invisibili. Non catalogati. Senza alcuna collocazione perché manca sempre un requisito. Beh, bisognerebbe applicare maggiore flessibilità nel reclutare gli insegnanti perché non siamo dipendenti qualsiasi, siamo un corpo speciale!

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