“La vita di un insegnante è complicata, quella di un supplente lo è al quadrato”, “Maledetta prima ora” di Filippo Caccamo. Con video della “Lettera a Gianmaria”

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La Lettera a Gianmaria (video in calce all’articolo) è un accattivante monologo tratto dal suo spettacolo teatrale intitolato “Le Filippiche” con cui Filippo Caccamo ha fatto il tutto esaurito in oltre 100 rappresentazioni in tutta Italia, dalla Lombardia alla Sicilia. Il monologo ha colpito migliaia di insegnanti accorsi a vedere lo spettacolo.

È un monologo commovente e ironico al contempo. Durante le gag esilaranti e sempre apprezzate e puntualmente applaudite, il professor Filippo Caccamo si siede al centro del palcoscenico e si rivolge a questo alunno immaginario. Ma chi è Gianmaria? “Gianmaria, ci spiega Filippo, è “l’alunno per eccellenza, quello che potrebbe fare e non fa che potrebbe dire e non dice. Un 6 di Gianmaria vale i 10 di tutti gli altri”. In fondo siamo stati tutti un po’ Gianmaria”. Vi proponiamo qui il video, che sarà una rivisitazione per chi lo ha visto in teatro, una sorpresa per gli altri.

Intanto c’è tanta soddisfazione per il successo per la tournee, che ha confermato il successo ottenuto lo scorso anno con il precedente spettacolo: “Pensavamo al secondo tour come a una cartina al tornasole – dice Caccamo – che ci indicasse se lo spettacolo ha funzionato o non ha funzionato”. E invece? “E invece è andato molto meglio, e questo mi fa capire come gli insegnanti di tutta Italia siano stravivi e sentano voglia di essere raccontati”. Intanto è già definito il calendario del prossimo anno: “Spero di andare provincia per provincia a raccontare la scuola e gli insegnanti”

Nel frattempo è uscito il suo libro, intitolato “Maledetta prima ora. Diario di un supplente esaurito”, Ed Mondadori, una bella proposta di lettura per l’estate per i tanti docenti che lo apprezzano. “La vita di un insegnante è complicata”, si legge nella quarta di copertina. “Quella di un supplente è complicata al quadrato. Se poi il primo giorno di scuola parte con l’auto in riserva, semafori rossi a raffica e la segretaria didattica che si è dimenticata il contratto da firmare, bè, non è proprio il massimo. Ma Marco ha trent’anni passati e non può permettersi di fare lo schizzinoso, insegnare (italiano) è quello per cui ha studiato, è il suo obiettivo, la sua vocazione, non si può far certo smontare da quisquilie del genere e neanche dallo stipendio miserrimo, dalla collaboratrice scolastica che lo odia o dalla dirigente dell’istituto che lo guarda come se fosse un appestato.

Marco per un anno sarà l’insegnante di una quinta liceo e questa è l’unica cosa che conta. Filippo Caccamo, partendo dalla sua esperienza come insegnante, in Maledetta prima ora racconta con ironia, sensibilità e leggerezza quel mondo contraddittorio e meraviglioso, caotico e prezioso, frustrante e fondamentale che è la scuola. Perché in una società in cui tutto deve essere straordinario, bellissimo, eccezionale, in cui si devono fare per forza lavori pagatissimi, in uffici grandissimi, dove si guadagna tantissimo, in cui tutto ciò che non è “issimo” è sfigato, scegliere di fare l’insegnante è un atto di coraggio. Non è profittevole, non crea guadagno immediato, non ha grafici di rendimento a fine anno. Questo mestiere è il punto più alto dell’inutilità, e quindi la cosa più utile che ci sia, perché non prevede prodotti da vendere, ma persone da formare. Anche se magari quelle persone si manifestano sotto la forma terrificante di adolescenti indolenti in piena tempesta ormonale che parlano una lingua incomprensibile a chiunque abbia più di venticinque anni. Ma nessun mestiere è perfetto, no?”

Filippo Caccamo ha insegnato a Lodi, dove vive. Ma è originario calabrese, da Reggio Calabria città. Ispirandosi alla vita quotidiana degli insegnanti – la conosce indirettamente da fin da bambino visto che è pure figlio di un dirigente scolastico e la sua compagna insegna matematica in un istituto tecnico – il professor Filippo crea video e spettacoli dal vivo che coinvolgono e divertono il pubblico. La sua arte non si basa su battute ma sul ritratto della realtà. La sua esperienza come insegnante di Lettere gli ha permesso di cogliere le dinamiche umane che si sviluppano tra docenti e alunni e di portare sul palco la realtà della scuola. Dai dibattiti in classe alle conversazioni tra gli insegnanti, dai comportamenti degli studenti durante le lezioni alle richieste dei genitori, Caccamo rappresenta tutto ciò che fa parte della vita di un insegnante in modo divertente e ironico. La sua intenzione è quella di rendere la scuola meno solitaria e più accettabile per docenti, studenti e genitori. “Mi fa molto piacere – ci aveva già detto in una precedente intervista – quando alla fine dello spettacolo – arriva qualcuno che non insegna e che mi dice: mi hai fatto diventare simpatica la scuola”. Con i suoi contenuti esposti durante gli spettacoli, che sono sempre sold out – Caccamo vuole far sentire gli insegnanti, gli studenti e i genitori meno soli nell’affrontare la realtà della scuola. Insegnava a Lodi. Il professore attore – “non era possibile lavorare e contemporaneamente stare in giro nei miei tours – ma ci rivela che non è detto che prima o poi io non torni a insegnare. Intanto sto maturando i crediti e quello che faccio oggi non è un piano b rispetto a quello che facevo prima”.

Caccamo, come pure abbiamo scritto nei giorni scorsi ha trasformato la sua capacità di osservare vizi e vezzi di aule e corridoi scolastici in un’abilità da palcoscenico. Con oltre 2 milioni di follower sui social, un tour teatrale in giro per l’Italia e un nuovo libro in uscita, Caccamo prende in giro in modo esilarante la vita scolastica, dal caos delle gite agli insegnanti, dai genitori ansiosi ai ragazzi delle medie “dove metà dovrebbero stare alle elementari e metà in carcere”. Eppure, nonostante le sue parodie pungenti, i docenti non si offendono perché Caccamo parla da insider: “Sentono che non invento, che parlo come uno di loro. Che so quello che succede. E che so scherzarci su”, dice in un’intervista al Corriere della Sera. Dalla burocrazia assurda alle segreterie irraggiungibili, dalle fotocopie impossibili ai collegi online improbabili, Caccamo mette in luce l’assurdità del sistema scolastico con umorismo e leggerezza.

Trasformare le aule in un palcoscenico non è un ripiego per Caccamo, che si è laureato in Beni culturali e ha iniziato ad insegnare nel 2020 con le supplenze. “A casa mi dicevano continuamente di provare a insegnare, anche se io ho sempre voluto fare teatro. Non mi sono trovato male, anzi: è diventata lo scenario ideale per immaginare le mie performance”.

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