La verità sulle supplenze. Perché i genitori degli studenti dovrebbero iniziare a preoccuparsi. Lettera

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Inviato da Aldina Silvestri – Molti presidi rassicurano: non si preoccupi, entro la settimana suo figlio avrà l’insegnante di italiano. Stia tranquillo, è questione di giorni. Stanno ultimando le convocazioni.

Ho sentito diverse frasi di questo tipo durante questa prima settimana scolastica, frasi rassicuranti, che dovrebbero mettere fine alle polemiche attuali sulla carenza di docenti da parte dei sindacati, e che dovrebbero quindi avallare le dichiarazioni del Ministero dell’Istruzione, che in data 17 settembre dichiarava la situazione “sotto controllo, poiché sono già state fatte 110mila assegnazioni sulle 130mila previste”.
Eppure.

Eppure ci si chiede perché allora ci siano scuole che chiudono su tutto il territorio nazionale, o che semplicemente non aprono per mancanza di organico? Dov’è la verità?
In data 4 settembre la ministra Azzolina dichiarava: entro il 14 settembre avremo tutti i supplenti in cattedra. In data 14 settembre, all’apertura delle scuole, vista la situazione disastrosa, ha poi dichiarato: entro il 24 settembre avremo tutti i supplenti in cattedra. Ancora non si vede una fine.
Ebbene, la fine è lontana. Quest’anno le supplenze sarebbero state gestite dall’USP (ex- provveditorato) delle varie province. Gli uffici preposti avrebbero dovuto assegnare le famose cattedre annuali, sulla base di graduatorie a punteggio, graduatorie rese visibili solo qualche giorno prima dell’inizio della scuola, e chiaramente, come in tutte le graduatorie che si rispettino, piene zeppe di errori.

Circa 750 mila domande in tutta Italia, e tantissimi ricorsi. Il 5 settembre la ministra, che si vantava di aver digitalizzato le graduatorie per evitare errori nelle valutazioni dei punteggi da parte del personale amministrativo scolastico, dichiara che nei punteggi sono state rilevate solo “piccole criticità”, quando erano note le graduatorie solamente di alcune province.
Dal giorno seguente gli USP si sono autotutelati: hanno dato modo ai supplenti di inviare una richiesta di rettifica, specificandone la motivazione. Non l’avessero mai fatto! Sono stati inondati di mail, pec, telefonate, tutti i docenti volevano correggere il loro punteggio per arrivare al giorno della convocazione con i punti esatti.

Gli USP hanno ceduto: non ce l’hanno fatta. Il 14 settembre, con le graduatorie ancora non rettificate, è iniziata la scuola, senza supplenti. E quindi? Come fare se l’unico modo per convocare i supplenti era basarsi sulle graduatorie in possesso dell’USP, ancora da correggere?
Il Ministero escogita una soluzione, ILLEGITTIMA, perché contro l’O.M. del 10 Luglio 2020 n. 60. Invia alle città con le situazioni più critiche una nota, attraverso gli USR, in cui AUTORIZZA i singoli dirigenti scolastici a convocare i supplenti sulla base delle graduatorie di istituto della loro scuola (quando invece quest’anno sarebbe dovuta essere competenza dell’USP assegnare le cattedre annuali; i DS avrebbero convocato solo per supplenze brevi e temporanee).
La Regione Lazio, con la nota 1599 dell’11 settembre, dichiara che “I posti di docente a qualunque titolo disponibili dovranno essere coperti utilizzando le graduatorie di istituto, con contratti con termine a dieci giorni e recanti la clausola risolutiva di cui all’articolo 41 del contratto collettivo nazionale di lavoro siglato il 19 aprile 2018. La predetta disposizione contrattuale prevede, infatti, che «Tra le cause di risoluzione [dei] contratti vi è anche l’individuazione di un nuovo avente titolo a seguito dell’intervenuta approvazione di nuove graduatorie.» [..] La procedura di individuazione dei nuovi aventi titolo non è istantanea, bensì, per i motivi esposti in apertura, durerà ancora alcuni giorni. Per questo, i contratti nel frattempo stipulati dalle graduatorie di istituto avranno comunque termine con l’individuazione del nuovo avente titolo”.

In poche parole: intanto i presidi convocano i supplenti. Tra qualche giorno, settimana, mese, appena gli USP rettificheranno i punteggi e ultimeranno le convocazioni, il docente che fino a quel momento era stato in classe con i vostri figli sarà mandato via, per far posto ad un nuovo docente, l’avente diritto.
Cosa comporta tutto ciò? Un caos. Ed a rimetterci, oltre i supplenti che non sapranno fino all’ultimo la loro scuola di destinazione finale, saranno gli studenti. I ragazzi si troveranno a dover cambiare insegnante subito dopo essersi abituati al loro nuovo prof.

Il Ministero forse dovrebbe essere più trasparente e rivelare che i ritardi e le criticità in realtà ci sono. Dovrebbe dire alle famiglie dei ragazzi che l’insegnante che li ha accolti il primo giorno sarà destinatario di altro ruolo. Dovrebbe considerare che l’aver istituito delle graduatorie provinciali solo poche settimane prima dell’avvio dell’anno scolastico avrebbe comportato per forza ritardi nelle nomine, soprattutto in città come Roma o Milano. Il Ministero dovrebbe dire le cose come stanno. Dovrebbe dire che per colpa della sua presunzione si è arrivati ad una situazione si stallo, in cui i docenti esistono, ma stanno a casa. E non hanno modo di poter lavorare, perché in attesa di chiamate che ancora di più, quest’anno, tarderanno ad arrivare.

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