La valutazione è un elemento della didattica. Lettera

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inviata da Antonella Crisci – Ho letto l’articolo di Nicola Zippel pubblicato su Orizzonte Scuola il 5 aprile, e ho pensato di mettere in discussione delle cose dette in quell’articolo. Ho rispetto dell’autore e del suo curriculum. Io sono una semplice docente di Scuola Primaria, laureata in Filosofia, ma senza onorificenze.

Nell’articolo si afferma: che nel tempo in cui viviamo non possiamo agire, ma solo capire, e a questo ci servono le conoscenze; che stiamo vivendo un tempo scolastico in cui nessuno valuta nessuno; che per mantenere viva la didattica non abbiamo bisogno di valutazione; ed infine che dovremo ricordare questo importante insegnamento quando torneremo a scuola. Come docente io non posso condividere queste affermazioni e sento il dovere di discuterle.

Prima di tutto, penso sia importante chiarire – ai genitori (sono docente di Scuola Primaria), agli studenti ed anche ai colleghi di ogni ordine e grado – cosa si intende per valutazione: non quello che intendo io per valutazione, ovviamente; riporto la prima delle quattro funzioni principali della valutazione di cui parla B. Vertecchi in “Pedagogia e scienze dell’educazione” a cura di A. Visalberghi – un testo forse ritenuto un po’ vecchiotto, ma secondo me un pilastro non superato della scienza formativa. Al cap. X “La verifica del prodotto scolastico”, paragrafo sulla valutazione nei processi formativi, troviamo scritto:

“Quando la valutazione viene esercitata nei momenti iniziali o intermedi dell’attività didattica ed ha come oggetto l’adeguatezza degli interventi rispetto ai traguardi formativi che si sono posti, essa coincide sostanzialmente con la programmazione didattica.”

Sono pienamente d’accordo con Zippel quando mostra di preferire i giudizi ai voti. Non posso, però accettare l’idea di una didattica senza valutazione. Prima di iniziare a fare didattica bisogna valutare, conoscere coloro a cui è rivolta l’attività didattica che stiamo per fare e durante l’attività didattica dobbiamo valutare il lavoro che stiamo facendo. La valutazione è essenziale all’attività didattica. Insegnare non è come scrivere un libro o presentare un talk show: si può insegnare anche con un libro o con un talk show, nel senso che alcune persone imparano molte cose leggendo libri e seguendo dei talk show; ma si impara anche dalle esperienze della vita, dai colloqui con persone stimate; da tante e tante parti si impara. Il lavoro del docente, però, è un’atra cosa. Il docente ha il compito di insegnare a degli studenti. Non è casuale il loro apprendimento, non è facoltativo, è un compito del docente trovare il modo più adatto per trasmettere dei contenuti, trovare anche i contenuti più adatti nella rosa di quelli possibili nel contesto della disciplina insegnata, ed anche far sì che i contenuti non vengano solo appresi in maniera astratta, non solo capiti per puro ragionamento, ma interiorizzarti, assimilati in modo da farli propri e poterli utilizzare e, in questo senso, diventarne anche competenti.

Nella didattica a distanza, come la stiamo attuando adesso, personalmente sento fortemente la mancanza della valutazione, nel senso di un riscontro sicuro. Personalmente sto andando pianissimo con la didattica, perché temo che il filtro dei genitori (sto alla Scuola Primaria) e dello strumento tecnologico alteri la risposta degli studenti. Non si fraintenda quest’ultima frase, specialmente per quanto riguarda il filtro dei genitori. Ritengo che l’aiuto che i genitori stanno dando ai loro figli in questo periodo sia preziosissimo, e purtroppo il fatto che non tutti riescano a darlo è un altro elemento che rende la didattica a distanza problematica, anche per quanto riguarda un riscontro, per la discriminazione che si crea verso chi ha meno possibilità.

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