La valutazione dei docenti. Lettera

WhatsApp
Telegram

Inviato da Alessandra Melloni – Ho letto con interesse la lettera del Docente Mario Bocola e comprendo, almeno in parte, le sue perplessità relativamente alla valutazione degli allievi. Colgo, inoltre, la sua delusione e (almeno mi sembra…) anche la sua rassegnazione nei confronti del sistema della valutazione che, attualmente, va per la maggiore.

Tanti anni fa, nei miei primi anni di insegnamento alla secondaria di I° grado, si usavano i giudizi: fiumi di parole che confluivano in giudizio “globale” complicato e spesso poco chiaro. Poi si arrivò alle griglie di valutazione con voci più specifiche e un giudizio sintetico (A, B, C, D…) che ai genitori piaceva di più perché C era sufficiente, B buono e via dicendo.

Anche a me pareva più semplice, e soprattutto più chiaro, valutare con punti di riferimento precisi, per dare ai discenti una sorta di traccia da seguire per porre rimedio alle lacune e affrontare meglio le difficoltà incontrate. Allora, i genitori da me incontrati, accettavano i consigli degli insegnanti e, con intenti comuni scuola-famiglia, spesso gli alunni riuscivano a superare ostacoli che potevano apparire insormontabili.

Diversi sono i problemi di oggi, in modo particolare nelle superiori, ambito in cui c’è un’aggressività esagerata e grossi timori (da parte di molti docenti e di altrettanti dirigenti scolastici) di ricorsi e di attacchi di ogni tipo da parte dei genitori. Ritengo che siano queste le motivazioni che spingono gli insegnanti a promuovere un po’ tutti, oltre ai fatti inenarrabili di questi ultimi tempi. Rimangono, però, irrisolti molti problemi degli allievi che sono, a dir poco, disorientati, oltre che in difficoltà nell’apprendimento. Cosa fare per aiutarli nelle “classi pollaio”, nelle scuole immerse in un’atmosfera poco serena, oltre che con attrezzature spesso obsolete?

Forse Vertecchi può venire in aiuto agli insegnanti con i suoi “Metodi della valutazione scolastica” che, con il concetto di “variabili assegnate”, vuole sottolineare quanto la situazione di partenza possa, prima di tutto, essere diversa e condizionare l’apprendimento, oltre che il profitto.

Tutto ciò dovrebbe far emergere i bisogni di ogni singolo allievo e indicare ai docenti quali strade seguire nella propria trasposizione didattica disciplinare. Chiedo scusa al Prof. Mario Bocola se sono stata poco efficace (e forse anche prolissa) augurandogli buon lavoro in questi ultimi mesi dell’anno scolastico.

WhatsApp
Telegram

Concorso Dirigenti scolastici, preselettiva superata? Preparati per lo scritto