La tua storia da precario raccontata su Orizzonte Scuola

di Lalla
ipsef

red – Oggi su Orizzonte Scuola le storie dei precari che si sono trasferiti in altra provincia per lavoro. Il precariato ha tanti volti: se vuoi raccontare la tua storia scrivi a [email protected]

red – Oggi su Orizzonte Scuola le storie dei precari che si sono trasferiti in altra provincia per lavoro. Il precariato ha tanti volti: se vuoi raccontare la tua storia scrivi a [email protected]

Barbara – eh bene si! Anche io sono un’insegnante che quest’anno sono passata di ruolo al nord. Sono sposata e ho un bimbo di due anni e tre mesi. Mio marito ha un lavoro che riusciva a venire quando poteva. Lasciato in via del tutto transitoria ai nonni ma non è andata bene, sono venuti mio marito con mio figlio sperando con una baby-sitter andasse bene ma neanche questo non c’è stato nessun aiuto nel momento dell’inserimento della stessa, considerato il fatto che pagavo un affitto di 650euro e la baby-sitter 320euro e per le ore extra pagate a parte e come ben si sa di quelle a scuola se ne fanno tante. Adesso sono rientrata sto male in salute i disagi che si sono creati in famiglia sono enormi mio figlio ha paura che io o mio marito andiamo via, ecc ecc ecc.

Ma dite che tutto questo può ancora continuare in questo modo dove uno stipendio di 1300 euro non riesce nemmeno a farti sopravvivere e non solo la famiglia non conta più? Ciò che c’è di più grave dietro colui che ruba c’è ne sono 100 piangono e piangono fino a mancare il respiro le forze la voglia di lottare, mi sto chiedendo: "Quante persone ci sono nello stesso stato mio?"

Sto cercando di fermare la mia mente di pensare ma non riesco perchè adesso ci sono anche i rimorsi di coscienza e tanti stanno cercando di aiutarmi perchè è giusto che protegga la mia famiglia…………. Quante belle parole pronunciate da gente che non ha nessun grado di cultura ma non parlo di nozioncine ma di una cultura che va al di là di quello che possono somministrare i libri……….

Mi fermo per evitare di trascendere………. Vi auguro cari signori di stare sempre bene e di non dover mai soffrire nel modo che tanti come me e la mia famiglia stanno vivendo! Ma la ruota gira e gira per tutti la giustizia divina e l’unica che nessuna legge a proprio favore può cambiare. Vi ringrazio di evermi dato la possibilità di questo sfogo ma le mie lacrime sono inquantificabili!

Concetta – Ciao, ho 32 anni sono mamma, moglie, figlia ma ho dovuto mollare tutto e decidere di andare a 1600km da casa per poter essere quella per cui ho studiato una vita: una prof. di filosofia.
Mi sono laureata nel novembre del 2002, 110 e lode, borsa di studio per completare la ricerca scientifica, poi per un anno assistente (gratis) in facoltà, ma il dottorato no, perchè c’era il "figlio di" da sistemare. Poi ho fatto la SISSIS (in duecento per venti posti), due anni di lezioni e tasse (2500 euro) e finalmente nel 2005 la tanto agognata abilitazione.

Appena abilitata arriva la prima supplenza a 20 km da casa, fantastico, mi sentivo la persona più fortunata del mondo, a ventisei anni già prof e l’anno successivo incarico nel mio liceo ( collega di quelli che fino a otto anni prima erano i miei prof). Cosa volere di più dalla vita?

Il matrimonio con il mio fidanzato storico, una casa, un mutuo e poi nel 2008 è arrivato anche il mio principe. Ma le favole non hanno sempre un lieto fine e la scuola non è certo un romanzo, anzi. Più passa il tempo e meno supplenze arrivano, nel 2009 per 18 giorni non completo i 180 giorni per far parte del salvaprecari (ergo niente punteggio nè soldi). Intanto faccio tutti i master possibili, spendo altri quattro mila euro, studio per altri tre anni e accumulo i dieci punti dei titoli. Nel 2010 solo due mesi di supplenza, e poi il nulla, così, quando si riaprono le graduatorie mi sento come davanti al bivio: rimanere accanto ai mie cari a fare la casalinga disperata (con tutto il rispetto per chi l’ha fatto come scelta) oppure scegliere di fare ciò che mi rende davvero soddifatta.

Dopo aver fatto uno studio certosino di tutte le provincie d’Italia, ho scelto Mantova, così il primo settembre ho avuto l’incarico annuale ad Asola ( di cui fino a quel giorno ignoravo l’esistenza).
Adesso sono qui, in un convento di suore insieme ad altre 10 aspiranti insegnanti, tutte del sud, prevalenza Sicilia.

Mio figlio e mio marito sono a casa da soli, li vedo ogni fine mese (se tutto va bene per tre giorni), sono a 1600 km da casa, ho lasciato i miei genitori (quasi settantenni ed io sono figlia unica), ho lasciato i miei amici e il mio bel sole.

Spero solo che questi sacrifici servano a qualcosa, che un giorno mio figlio possa capire perchè mamma se ne è andata e che nonostante tutto non pensi come il ministro "che noi siamo la peggiore Italia

prof. precaria di filosofia e storia

Salvatore – Gentile redazione, sono un insegnante di scuola primaria, fortunatamente ex-precario, in quanto da 4 anni sono stato immesso in ruolo, dopo 5 di precariato. Sono originario di Cicciano, prov. di Napoli, ho 30 anni e sono laureato in Sc. Dell’ Educazione.

Ancora prima che terminassi gli studi universitari, sono partito per il grande nord Italia, passando da un punto all’altro dello stivale, alla ricerca di punteggio e punteggio doppio (ex comuni di montagna) per arrivare in cima alle graduatorie provinciali. Posso ritenermi fortunato, vista la marea di colleghi sparsi per la penisola ancora in cerca del posto fisso, ma c’è da dire che anche i miei sacrifici in termini economici, emotivi e affettivi non sono poca cosa.

Ho intrapreso questa strada all’età di 18 anni, età in cui, sebbene si festeggi la maturità, di maturo si ha ben poco, se non la famiglia su cui aggrapparsi se si vuole procedere con gli studi universitari. Solo e con pochi spiccioli in tasca dati da “mammà”, ho dovuto stringere i denti per potermi trasferire in una provincia del nord e per essere in loco, pronto e disponibile, ad accettare qualsiasi forma di supplenza, che tante volte erano di poche ore e distanti nel tempo, c’è da immaginarsi dunque lo stipendio da fame che mi davano.

La necessità di far questo, molte volte, è dipesa dal fatto che le segreterie scolastiche, scorrendo i propri elenchi di supplenti, saltavano senza alcun motivo gli insegnanti del sud solo perché, a parer loro, impossibilitati a raggiungere le sedi di lavoro in poche ore, senza in realtà sapere gli insegnanti in questione dove fossero e cosa stessero facendo. Quante volte ho dovuto discutere per farmi riconoscere anche solo giuridicamente ciò che mi era stato tolto ingiustamente. Ebbene, per me non è stato sempre così! Scoperta la logica delle segreterie, che è ben diversa dalla logica della Legge, ho dovuto, nella mia breve carriera, metter tenda nei posti più impensati pur di racimolare qualche punto o punto doppio: parlo di paesi confinanti con l’Austria, la Slovenia, La Svizzera, ecc che, non per offendere chi ci abita, ma “dimenticati da Dio” e sommersi di neve. Per cui, al disagio economico e materiale degli illeciti subìti, si aggiunga il disagio di uno “spaesato” che ha dovuto ADATTARSI in tutti i modi pur di riuscire nell’intento.

Nel frattempo gli anni avanzavano: lentamente, se ero al nord e, altri, velocemente se ero al sud. Ogni volta che tornavo a casa (Natale, pasqua e vacanze estive: altro non potevi permettertelo) ritrovavo i miei genitori, già con i propri acciacchi, sempre più invecchiati. Anni di affetto mancati! Compleanni, feste, ricorrenze e quant’altro non vissuto e che nessuno ti ridarà più in questa vita. Bilancio: poco guadagno economico, tanta spesa emotiva e affettiva, senza parlare poi dell’irrealizzabilità dei propri progetti di vita.

Ora, diciamo che, il triste è passato. Ho una casa in AFFITTO (ahahah), scendo una volta in più che, alle succitate tre, fanno 4 in tutto. Non mi pagano gli scatti di carriera, ho i miei genitori, ultrasessantacinquenni , soli a casa e per finire, so per certo che da qui non mi posso muovere perché Napoli è intasata di precari, per cui, prima che mi daranno il trasferimento, forse è già ora di piangere! Non voglio pensarci… 

Tengo a precisare che, quanto sopra raccontato, è solo una briciola del disagio vissuto e che continuo a vivere, un disagio che mia mamma e mia sorella, sposate con figli e in epoche diverse, hanno già sperimentato. Resto a disposizione per ulteriori interventi e ringrazio per l’attenzione. Saluti.

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