La triste storia di Diana, studentessa con l’incubo dell’ultimo esame all’università: il suo corpo trovato in un dirupo

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Diana Biondi, una studentessa di 27 anni, ha lasciato la sua casa a Somma Vesuviana lunedì scorso, dopo aver detto ai suoi genitori che sarebbe andata all’università: “Vado all’Università. Devo ritirare la tesi e ci vediamo nel pomeriggio”. Queste sono state le ultime parole che ha pronunciato prima di scomparire.

La sua famiglia si era preparata per la sua laurea e aveva previsto di celebrarla il martedì successivo.

Tuttavia, la studentessa aveva ancora un esame di latino da superare per conseguire la laurea in Lettere Moderne, un segreto che non aveva confessato a nessuno. Invece di prendere il treno per Napoli come aveva detto a suo padre, Diana si è diretta in un borgo isolato di Somma Vesuviana e si è lanciata in un burrone a Santa Maria di Castello.

Diana ha scelto di porre fine alla sua vita il giorno del suo compleanno, il 27 febbraio. È stata cercata per tre giorni dalla sua famiglia, dai suoi amici, dagli altri studenti della sua facoltà alla Federico II e dai carabinieri, che hanno iniziato le verifiche dopo che un’amica di corso ha rivelato che la studentessa non era ancora laureata nonostante avesse raccontato di andare a ritirare la tesi.

Diana era una studentessa riservata senza problemi noti. Adesso ha lasciato la sua famiglia e amici attoniti e distrutti dalla sua decisione di togliersi la vita.

Tante vite spezzate dal peso dell’insuccesso

Il fenomeno dei decessi causati dal peso dei mancati successi all’università è un problema serio e diffuso, causato dalla pressione e dalla narrazione tossica che si perpetua all’interno di queste istituzioni. Viene esaltata la retorica dell’eccellenza irraggiungibile e degli standard surreali, creando la sensazione e la percezione che se non si è tra i migliori, non si avrà una vita decente.

Tale situazione non può essere ignorata, specialmente alla luce delle difficoltà affrontate dalla nostra generazione, cresciuta durante la crisi economica e il Covid, con paura per il futuro. Pertanto, è necessario fornire aiuto e sostegno a coloro che si trovano in situazioni di difficoltà, al fine di prevenire tragici esiti come quelli lamentati finora.

Così la deputata del Partito Democratico, Chiara Gribaudo: “Un Paese che non ti faccia sentire un fallito se non eccelli nella competizione, che non rimanga indifferente verso chi resta indietro. Occorre un cambiamento, in primis culturale, nel mondo dell’istruzione, del lavoro, della società. Meritocrazia è una parola bellissima, ma solo se inserita in un contesto che comprende le necessità, le storie, i percorsi di tutti. Troppo spesso dietro alla narrazione del merito, della competizione a tutti costi, abbiamo costruito diseguaglianze e dolore”.

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