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La tratta degli esseri umani: una unità di apprendimento per affrontare il tema in classe in una scuola media

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La tratta degli esseri umani è e rimane, purtroppo, una delle piaghe maggiormente problematiche nel mondo. Ragion per la quale, nel 2000, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato uno specifico “Protocollo per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare donne e bambini”.

La prima delle molteplici definizioni concordate di tratta è stata incorporata in questo protocollo, definendo la tratta di persone come:

“Il reclutamento, il trasporto, il trasferimento, l’accoglienza o l’accoglienza di persone, mediante la minaccia o l’uso della forza o altre forme di coercizione, rapimento, frode, inganno, abuso di potere o di una posizione di vulnerabilità o del dare o ricevere pagamenti o benefici per ottenere il consenso di una persona che ha il controllo su un’altra persona, a scopo di sfruttamento (…) ”.

La violazione grave del diritto internazionale e dei diritti degli esseri viventi

Nonostante le molteplici definizioni che si sono date o che continuano a definirsi, la tratta degli esseri umani si configura come una gravissima e intollerabile violazione del diritto internazionale nella sfera dei diritti umani in quanto contiene e definisce una serie di pratiche di sfruttamento diventate, oggi più che mai, odiose.

Secondo una più diffusa definizione “Il traffico di migranti cerca il beneficio economico dell’ingresso illegale di persone in uno Stato, rappresentando sempre un processo transnazionale”.

Ancora orribili crimini a danno di donne e bambini e in violazione dei diritti inalienabili

Il Centro internazionale di giustizia di Ginevra osserva che questo orribile crimine non richiede sempre il passaggio di un confine internazionale e non è inevitabilmente lo stesso del traffico di migranti, poiché quest’ultimo termina continuamente con l’arrivo dei migranti a destinazione, mentre gli esseri umani la tratta raffigura lo sfruttamento della vittima.

Analogamente rilevante appare la riflessione del Centro internazionale di giustizia di Ginevra il quale afferma che la legge internazionale sui diritti umani chiaramente e inequivocabilmente proibisce il lavoro forzato, ogni tipo di soggezione e schiavitù per debiti, il terribile e insopportabile matrimonio forzato e cosa peggiore e l’obbrobrio dello sfruttamento sessuale a danno di donne di bambini e di donne.

Perché nasce la “Giornata mondiale contro la tratta di persone”

Facendo queste premesse e a seguito delle considerazioni fatte sopra, il 18 dicembre del 2013 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato la Risoluzione A/RES/68/192 che individua nel 30 luglio, di ogni anno e speriamo fino all’abolizione della tratta di persone, la “Giornata mondiale contro la tratta di persone”, cercando di sensibilizzare “la e la tutela dei loro diritti”.

Il conflitto aumenta l’impunità

Secondo l’ultimo rapporto del Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla tratta di persone, in particolare donne e bambini, la tratta di esseri umani è una caratteristica predominante dei conflitti dell’età coeva a noi. Ciò nasce, inevitabilmente, dalla circostanza che il conflitto aumenta l’impunità di chi esercita il potere, a qualunque titolo e modalità, consente alle reti criminali di operare più facilmente. Inoltre, la scarsità di accesso alle alternative legali di migrazione costringe molte persone a utilizzare i servizi di facilitatori illegali aumentando la loro esposizione allo sfruttamento. Considerando che la pressione per fuggire dal conflitto è critica, porta le persone a correre rischi esorbitanti. Di fatto, quando capita e nelle realtà territoriali in cui ciò avviene, gli sfollati interni sono più vulnerabili perché privi di documenti legali, di un accesso regolare al mercato del lavoro e accesso limitato all’istruzione, pertanto i trafficanti offrono loro un ponte salvavita verso l’occupazione e la sicurezza. A aggravare le cose, vivendo in tali circostanze i rifugiati e gli sfollati interni non hanno altra scelta che accettare condizioni di sfruttamento.

Crisi degli sfollati interni in Iraq

In Iraq, i gruppi armati di opposizione hanno istituito un sistema per l’acquisizione e la vendita di organi umani da ostaggi. Si dice che questa sia un’importante fonte di reddito per le reti criminali. Nello specifico, è stata una delle cinque principali fonti di reddito per l’ISIL, insieme alla tratta di donne e ragazze.

Solitamente, le reti di tratta prendono di mira in particolare le comunità povere per sfruttare le loro vulnerabilità a fini di prostituzione, lavoro forzato e servitù domestica. I rapporti dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga ei crimini mostrano che la maggior parte dei casi segue lo stesso schema: le vittime vengono reclutate nel paese di origine, trasferite e poi sfruttate nel paese di destinazione.

Donne rifugiate siriane

Allo stesso modo, il traffico di donne e di ragazze a scopo di sfruttamento sessuale durante i conflitti è molto diffuso e dimostra quanto sia presente, forte e diffusa la violenza sessuale esercitata contro la popolazione civile. In Siria, ad esempio, l’ISIS costringe le donne siriane a sposarsi con i suoi combattenti. Frequentemente, le pratiche di tratta includono il rapimento di donne appartenenti a minoranze etniche. In effetti, l’ISIS ha rapito migliaia di donne e ragazze yezidi dall’Iraq e le ha portate con la forza in Siria dove hanno subito matrimoni forzati, stupri sistematici, prostituzione forzata e gravidanza forzata.

Inoltre, i bambini rifugiati siriani e le donne sono sempre più sbattuti in strada per l’accattonaggio nei paesi ospitanti; ciò incrementa la loro vulnerabilità al lavoro forzato e, purtroppo, cosa davvero ignobile e intollerabile, al traffico sessuale.

I bambini rifugiati iracheni e siriani in Libano

I bambini rifugiati iracheni e siriani in Libano lavorano nelle fabbriche tessili, nell’edilizia, nell’agricoltura o come venditori ambulanti in condizioni di lavoro forzato. Nel maggio 2020, almeno 1.500 bambini sono stati segnalati come venditori ambulanti o mendicanti a Beirut, lavorando un numero eccessivo di ore per sostenere le loro famiglie.

La maggior parte degli Stati ha emanato leggi anti-tratta e ha ratificato il Protocollo per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone, in particolare donne e bambini.

Un’occasione per sottolineare l’urgenza con cui la comunità internazionale deve affrontare questo grave problema

Il Centro Internazionale di Giustizia di Ginevra riconosce la Giornata mondiale contro la tratta di persone come un’occasione per sottolineare l’urgenza con cui la comunità internazionale deve affrontare questo grave problema. Il centro ha fortemente sostenuto la prevenzione, la protezione e il perseguimento penale in materia di tratta di persone.

È necessario che le scuole responsabilizzino le loro comunità locali e i loro alunni affinché si impegnino per promuovere la Prevenzione e la Lotta della tratta di persone; e affinché, nelle loro classi, facciano del loro impegno civico la forma migliore per combattere la violenza di genere criminalizzando la tratta a scopo di sfruttamento.

La Giornata e la scuola

In questa Giornata mondiale contro la tratta di persone, la scuola tutta rimane ferma nella sua posizione e nei suoi principi, come dichiarato nella Carta delle Nazioni Unite e nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, secondo cui tutte le persone hanno diritto alla libertà e alla sicurezza, a non essere sottoposto a schiavitù, lavoro forzato e tortura; e di avere accesso a giuste condizioni di lavoro e standard di vita. E la scuola si impegna in questo senso come sta facendo e ha già fatto, per la verità, l’I.C. 3 “de Curtis – Ungaretti” ad Indirizzo Musicale di Ercolano (NA) diretto magistralmente prof.ssa Francescalaura Casillo, un esempio di professionalità e competenza. Fatto attraverso percorsi di apprendimento di grande spessore come quello per le classi terze, voluto dalla prof.ssa Filomena Dello Iacono, dal prof. M. Nocerino e dal prof. A. Marrapodi, e denominato “Un lungo cammino dei diritti umani”, che è stato attuato con ottimi risultati anche sotto forma di ricaduta formativa. Alla luce di queste riflessioni, la scuola italiana deve impegnarsi continuando a sensibilizzare al massimo al fenomeno della tratta di persone e alla necessità di garantire a tutti gli esseri viventi una vita dignitosa e appagante, facendo rispettare il diritto internazionale e il diritto internazionale sui diritti umani per tutte le persone, indipendentemente dalla loro razza, sesso, origine etnica o altra distinzione.

UDA diritti umani

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