La tortuosità della formazione dei docenti. Lettera

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Inviata da Enrico Maranzana – Il ministro Patrizio Bianchi ha affermato che la formazione dei docenti sul digitale deve riguardare la “Corretta interpretazione dei nuovi linguaggi che devono usare, ai vari livelli, gli insegnanti di matematica, materie umanistiche, lingue e via dicendo”.

Proprio non ci siamo: la leva della necessaria innovazione scolastica non è il linguaggio; la comunicazione è solo l’aspetto superficiale di un fenomeno dirompente, sommerso. La focalizzazione dell’aspetto linguistico, inoltre, presuppone l’immutabile veridicità dell’oggetto della comunicazione; un assunto che contrasta con l’incessante e imprevedibile ristrutturazione della conoscenza.

Il cambiamento professionale dovrebbe riguardare sia l’oggetto della comunicazione, sia la condivisione delle mete formative di sistema.

Molti sono i moniti ufficiali riguardanti il primo aspetto: si deve abbandonare la visione statica delle discipline, che i libri di testo consolidano. Cambiamento richiesto dalla scheda ministeriale per la valutazione dell’esame di Stato: le commissioni sono chiamate a soppesare le capacità metodologiche dei candidati. Ne consegue che i metodi di ricerca devono caratterizzare l’immagine delle singole discipline. L’analisi disciplinare appare come la chiave di volta. Si deve disegnare un assetto in cui i singoli argomenti sono associati sia ai problemi di cui sono la soluzione, sia ai procedimenti che hanno condotto alla loro
scoperta.

Consideriamo il secondo aspetto. La finalità del sistema educativo è scolpita nella legge che ne ha sancito la divergenza da quella universitaria (2020). Essa consiste nello “sviluppo di capacità e di competenze, generali e specifiche, attraverso conoscenze e abilità”. Si tratta di una meta riguardante i comportamenti degli studenti, cui tutti gli insegnamenti, coordinati, devono mirare. Tra i capisaldi della professionalità docente, conseguentemente, dovranno comparire gli aspetti sociologici riguardanti il lavoro d’équipe.

Concludendo. La scelta di un corretto punto di vista è la necessaria premessa per l’individuazione di una strategia vincente. Si tratta di un principio che è stato infranto quando “digitale” è stato sovrascritto a “informatico”. Una tematica che lo scritto “La scuola regredisce dal Piano Nazionale Informatica al Piano Nazionale Scuola Digitale”, visibile in rete, delinea.

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