Supplenti, il prossimo anno ridotti non eliminati. Ma ci saranno più posti per mobilità e ruoli

di redazione
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La trasformazione delle cattedre di organico di fatto in organico di diritto avrà l’effetto di creare più posti utili per la mobilità dei docenti di ruolo e le immissioni in ruolo dei docenti precari, ma è inutile sperare nella eliminazione totale del fenomeno supplentite.

Innanzitutto perchè non tutte le cattedre di organico di fatto saranno trasformate in organico di diritto. Anzi, c’è incertezza anche sul numero di 25.000 cattedre che potrebbe essere utili per questa operazione

Scrive Italia Oggi

“A differenza di quanto richiesto dal ministero guidato da Stefania Giannini, che con le stesse risorse ha stimato la totale stabilizzazione di 25 mila cattedre: tutti i posti creati di fatto dalle scuole per rispondere alle esigenze dell’utenza a cui si aggiungono anche 5 mila cattedre per il sostegno. Una stima che, secondo i tecnici della Ragioneria generale dello stato, non regge.”

Dunque, meno saranno tali cattedre, minori le possibilità di ottenere l’agognato trasferimento per docenti ancora immobilizzati o docenti neoimmessi alla ricerca di una deroga al vincolo triennale, o per le prossime assunzioni in ruolo. Ma di certo ad essere sempre viva e vegeta sarà la supplentite, perchè certamente quei posti vanno coperti. Potrà cambiare la geografia dei posti disponibili, se ad es. molti docenti come nel corrente anno scolastico otterranno l’assegnazione provvisoria.

Per conoscere i numeri, bisognerà attendere l’approvazione della Legge di Bilancio a dicembre.

Ma in ogni caso le supplenze ci saranno (il Ministro Giannini ha posto come termine un triennio per debellare il male supplentite, e proprio il prossimo sarebbe il terzo anno). Come si concilia ciò con il fatto che la legge 107/2015 vieta nuovi ingressi nella III fascia delle graduatorie di istituto, se già oggi per alcune classi di concorso c’è carenza di personale? Non parliamo poi di personale abilitato, dal momento che TFA III ciclo e TFA sostegno: il Ministero li dimentica nell’Atto di indirizzo

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