La storia di Cristiana, tra i migliori giovani matematici in Europa: “La mia docente al liceo ha contribuito tanto alla mia crescita. Mostrate ai ragazzi il lato creativo dei numeri” [INTERVISTA]

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Una giovane under 30 italiana tra i migliori matematici europei. Si tratta di Cristiana De Filippis, 30 anni, originaria di Matera, ricercatrice presso l’Università di Parma.

Dopo la laurea, il suo percorso accademico non si è fermato: ha ottenuto un dottorato ad Oxford nel 2020, diventando la matematica più citata al mondo nell’anno del suo dottorato. Ha vinto il G-Research Prize in Gran Bretagna e il premio Iapichino dell’Accademia Nazionale dei Lincei, che le è stato consegnato l’anno successivo dal premio Nobel Giorgio Parisi. Nonostante questi riconoscimenti internazionali, ha deciso di continuare le sue ricerche in Italia.

A Orizzonte Scuola, De Filippis racconta la sua storia e non solo:

Come è nato il suo amore per la matematica?

Giocandoci. Mi sono accorta di riuscire a risolvere facilmente i problemi che mi venivano assegnati a scuola, così ho iniziato ad approfondire per conto mio, senza che necessariamente qualcuno mi dicesse cosa fare o dove guardare.

I suoi insegnanti a scuola hanno alimentato il suo amore per i numeri?

Sicuramente trovarsi di fronte un professore molto preparato che stimola interesse aiuta. Ho avuto una professoressa di matematica e una di fisica al liceo che hanno contribuito tanto in questa direzione.

Sono poche le donne che scelgono le materie Stem. Come si può rendere attraente l’insegnamento di matematica e fisica?

Qui bisogna essere precisi: nei corsi di laurea in matematica le donne sono grossomodo tante quanti gli uomini. Il gap si apre al momento del dottorato, e si allarga subito dopo, dato che la carriera accademica presuppone un certo periodo di precariato, probabilmente in vari centri di ricerca all’estero. Questo ovviamente stride con lo stereotipo tradizionale che vede il metter su famiglia come realizzazione ottimale per una donna. Quindi non penso sia questione di “attrattività” delle discipline Stem, quanto piuttosto di educazione di base, che dovrebbe indicare altre prospettive oltre alla maternità, più orientate all’affermazione personale in ambito professionale.  Direi di provare a mostrare ai ragazzi il lato creativo della matematica, le idee che sono alla base del tal risultato, invece di limitarsi alla solita scarica di conti.

Secondo lei occorre cambiare l’insegnamento delle due materie al liceo? Se sì, cosa bisogna fare immediatamente?

Non mi occupo di didattica della matematica, quindi entrare nel merito dell’insegnamento al liceo sarebbe inappropriato. Sicuramente, insistere sul flusso di idee che hanno portato ai risultati principali che si incontrano nello studio della matematica è fondamentale, soprattutto all’inizio.

Non pensa che per la ricerca e l’attrattività dei talenti l’Italia non faccia troppo poco?

È assodato che l’Italia investa troppo poco nella ricerca, soprattutto nella ricerca di base, in cui eccelle a livello mondiale. La carenza di grant individuali e la scarsezza dei pochi fondi disponibili porta a minore dinamismo interno e riduce l’attrattività dall’estero. Infatti, si sente spesso parlare di fuga di cervelli come fosse una problematica tutta italiana – in realtà la fuga interessa essenzialmente tutti i paesi, con la differenza che in Germania, Francia, o Regno Unito c’è ricambio, nel senso che il flusso in uscita è bilanciato dall’ingresso di ricercatori stranieri in genere attratti da stipendi alti, da ricchi finanziamenti stanziati dal governo e da una burocrazia agevolata, cosa che in genere non succede in Italia, il cui (in molti casi) unico punto di forza è l’alta qualità dei prodotti di ricerca.

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