La storia della preside e della docente che adottano le sorelle cacciate da casa: madre tossicodipendente, papà uscito dal carcere

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Miriam e Aisha (nomi di fantasia) attendono, affiancate dalla loro dirigente scolastica e da una professoressa. Stanno facendo qualcosa di molto difficile: denunciare la propria madre. La loro storia è raccontata dal Corriere della Sera.

Le ragazze, figlie di un padre ex detenuto e di una madre con problemi di dipendenza, hanno una storia familiare complicata, seguita dal Tribunale per i minorenni. Malgrado le numerose disposizioni di collocamento in comunità, le ragazze scelgono di tornare dalla madre, ignorando ordini del Tribunale che, nel 2020, aveva espresso una chiara posizione a riguardo.

La situazione precipita dieci giorni fa quando le sorelle vengono espulse di casa. La dirigente scolastica e una docente della scuola che frequentano intervengono immediatamente per cercare una sistemazione alle ragazze. Ma la realtà è che questa è una soluzione temporanea a un problema molto più ampio.

Il caso mette in luce lacune gravi nei servizi sociali. Le assistenti sociali, a conoscenza della situazione, non sono intervenute per un anno. “Abbiamo trovato qualche supporto sul territorio, ma nessuna soluzione risolutiva, neanche dai servizi sociali,” afferma la preside.

Le parole di Borando sollevano una questione urgente: come può la scuola fungere da rete di sicurezza quando il sistema preposto al benessere dei minorenni fallisce? Una scuola efficace dovrebbe essere un appiglio per i giovani, ma non può sostituire servizi sociali e giudiziari inefficaci.

La storia di Miriam e Aisha è un campanello d’allarme che richiede un’azione decisa per colmare queste lacune sistemiche.

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