La storia degli studenti di un liceo puniti con il volontariato per l’occupazione: “Abbiamo scelto la cura dei bisognosi”

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Sospensione dalle attività didattiche sì, ma con l’opportunità di rendersi utili per la comunità. È questa la sanzione decisa di un liceo di Reggio Emilia per gli studenti che lo scorso 14 marzo avevano occupato l’istituto.

Sei giorni di volontariato, nove per i recidivi, da svolgere presso le strutture caritativa della parrocchia di San Giuseppe in zona Canalina. Una scelta, quella del volontariato, fatta dagli stessi studenti, come spiega la rappresentante d’istituto: “Abbiamo preferito questa forma di sanzione perché riteniamo che il tema della cura e dell’aiuto alle persone più bisognose sia parte integrante delle nostre battaglie”.

Un’occupazione per dire no all’istituzione del liceo “Made in Italy”, all’introduzione di ore di educazione all’affettività e per chiedere il riconoscimento della carriera Alias e di corsi sulle normative relative all’alternanza scuola-lavoro. Queste le rivendicazioni degli studenti che, seppur non ancora formalmente presentate al dirigente scolastico, sono comunque note alla scuola.

Il preside, pur comprendendo le ragioni degli studenti, ha sottolineato la necessità di una risposta adeguata all’occupazione: “Hanno scelto un modo sbagliato per esprimere le loro rivendicazioni e per questo sono stati sanzionati”.

L’episodio dell’occupazione, comunque, non avrà ripercussioni negative sul percorso scolastico degli studenti coinvolti. La sospensione non inciderà sul giudizio di condotta e non comporterà la perdita dell’anno scolastico, neanche per gli studenti dell’ultimo anno. Le loro istanze, inoltre, saranno discusse nel prossimo Consiglio d’Istituto.

Una soluzione che, seppur non priva di sanzioni, apre al dialogo e alla riflessione costruttiva tra le parti. Gli studenti, dal canto loro, hanno dimostrato senso di responsabilità e impegno sociale, scegliendo di trasformare la sanzione in un’occasione di crescita e di aiuto per il prossimo.

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