La sperimentazione dell’indirizzo sportivo nei comprensivi. Ne parliamo con la Prof.ssa Elisabeth Piras Trombi Abibatu. Con esempio di Accordo

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Lo sport è una parte importante della vita di molti giovani. Offre, come sappiamo, numerose opportunità finalizzate a garantire la partecipazione; ad abbattere le barriere culturali-, a costruire l’identità della comunità; e, specialmente nel ciclo di base, a facilitare rapporti di amicizia, sviluppare reti e ridurre l’isolamento sociale. Lo sport richiede agli alunni di lavorare con gli altri. In questo modo, contribuisce a fortificare attributi della personalità come l’altruismo e l’empatia. Anche i genitori ritengono che lo sport sia una “scuola di vita”. Insegna ai loro figli, infatti, la tolleranza, il lavoro di squadra, il senso del dovere, il valore del duro lavoro e le capacità di socializzazione. Lo sviluppo del carattere dello sport e la comprensione di valori come il fair play e il rispetto possono giovare ai giovani nella loro vita di ogni giorno, di oggi ma anche di domani. Più in generale, spingendo a comportamenti prosociali, lo sport può dare un contributo significativo al bene comune. Ecco, dunque, che l’esperienza maturata dall’Istituto comprensivo Statale di Lugagnano di Sona (VR), guidato, con spiccate doti manageriali, dalla Prof.ssa Elisabeth Piras Trombi Abibatu, ritorna di fondamentale importanza.

Come formulare un documento per l’attivazione di una sperimentazione dell’indirizzo sportivo negli istituti comprensivi statali e paritari d’Italia? Ne esiste una bozza da condividere?

«Non ancora. Esiste un accordo di rete nazionale che può essere sottoscritto da qualsiasi Istituto comprensivo o scuola secondaria di I grado statale o paritaria (v. allegato). L’assemblea di Formia ha deliberato la costituzione di una Commissione di lavoro formata da Dirigenti Scolastici e Docenti referenti dello Sportivo per elaborare delle “Linee guida della curvatura sportiva”, una programmazione comune da presentare come proposta di sperimentazione al Ministero dell’Istruzione e del Merito».

Come sviluppare un’economia di scala nel settore “Sport”?

«E’ indubbio che la scuola può fare da volano per il rilancio delle attività sportive duramente colpite negli anni del COVID. La scuola sempre più è chiamata a essere stazione appaltante per varie attività didattiche e a mio giudizio lo sport, non solo in termini ricreativi e ristorativi, può dare un grande contributo all’economia reale del paese. Lo sport non è solo attività fisica, ma è in primis cultura, forma mentis, acquisizioni di specifiche soft skills di intraprendenza, capacità di alzare l’asticella, di mettersi a confronto, di sfidare sé stessi, di mettersi gioco, qualità comuni non solo nei grandi campioni ma in “tutti gli atleti” che hanno lungamente praticato sport». Quindi l’apprendimento nello sport, migliorando le abilità degli studenti futuri cittadini-lavoratori, contribuisce alla crescita economica di un territorio, di una regione, di una Nazione».

Come instillare la cultura inclusiva tra le varie realtà sportive scolastiche regionali?

«Un ruolo fondamentale lo giocheranno i 21 Coordinatori Regionali di Educazione Motoria, Fisica e Sportiva, così come già previsto dalle L. 23 dicembre 2014 n. 190. Sono loro l’anello di congiuntura tra le scuole a curvatura sportiva e gli Uffici Scolastici Regionali. Si tratta di docenti di educazione fisica in ruolo da almeno cinque anni,e con curriculum di tutto rispetto, direttamente selezionati con avviso pubblico dai Direttori Generali degli UU.SS.RR. e dalle Province Autonome di Trento e Bolzano. Erano presenti a Formia e sono stati i primi professionisti che ho invitato al Primo Collegiale della Curvatura Sportiva di Verona. Ci tengo a dire i loro nomi ad uno ad uno, perché svolgono un lavoro importantissimo sempre dietro le quinte con umiltà e impegno: Prof.ssa Silvia Baratto (Veneto), Prof. Antonio Murgia (Sardegna), Prof. Rosario Mercurio (Calabria), Prof. Pier Paolo Varaldo (Liguria), Prof. Giovanni Caramazza (Sicilia), Prof. Giulio Cristiano Rossini (Lombardia), Prof.ssa Anna Motta (Piemonte), Prof. Luca Mainella (Molise), Prof.ssa Roberta Michelini (Toscana), Prof. Marco Petrini (Marche), Prof. Antonio Mancuso (Lazio), Prof.ssa Giovannina Molinari (Basilicata), Prof. Giacomo Abate (Emilia Romagna), Prof. Livio Consonni (Friuli Venezia Giulia), Prof. Gianni Giovannini (Provincia Autonoma di Bolzano), Prof. Giuseppe Cosmi (Provincia Autonoma di Trento), Prof. Raimondo Bottiglieri (Campania), Prof.ssa Luisa Spina (Valle d’Aosta), Prof. Lorenzo Bertinelli (Umbria), Prof. Antonio Passacantando (Abruzzo), Prof.ssa Maria Montrone (Puglia)».

Preside, lei parla di favorire lo scambio e la collaborazione didattica e interdisciplinare tra il personale docente dell’area motoria. Come potrebbe avvenire?

«Partendo dall’analisi di quanto accade nell’Istituto Comprensivo di Lugagnano, ho realizzato che la cultura dello sport deve essere una condizione mentale non solo attinente ai docenti di educazione fisica della scuola secondaria di I grado, ma di tutto il corpo docente dei vari ordini di studio. Le parole hanno un significato: educazione “motoria”, “fisica” e “sportiva”, non sono sinonimi come qualcuno intende, ma hanno delle sfumature ben definite: uno dei pochi casi in cui la lingua italiana si avvicina a quella anglosassone. Non si può pensare di aumentare le ore di educazione fisica nell’ex scuola media, senza iniziare a lavorare a livello motorio dalla scuola primaria o ancor prima con la psicomotricità dalla scuola dell’infanzia. Gli artt. dal 329 al 338 della L. 30 dicembre 2021 n. 234 attuano una rivoluzione Copernicana: questo senza nulla togliere a quanto realizzato dalle maestre su posto comune individuate per l’insegnamento della motoria. Non sono d’accordo al pregiudizio comune che finora si è improvvisato. In una logica di un movimento che si specializza sempre più, i tempi erano orami maturi per un passaggio di testimone a chi fa dello sport il proprio mestiere. Ma le “maestre” hanno avuto un ruolo fondamentale perché questo si realizzasse. In questi anni si sono formate, hanno stretto accordi con le associazioni sportive del territorio, hanno organizzato giornate dello sport, hanno chiesto aiuto alle colleghe della secondaria: atteggiamento positivo, tipico di chi “sa di non sapere” e vuole mettersi in pari e soprattutto non sfigurare. Penso all’ottimo lavoro svolto nella mia scuola primaria “Silvio Pellico” dalla referente della motoria, Nicoletta Mazzi. Quindi la via è stata già tracciata, va implementata con il coinvolgimento dei docenti di materia della scuola secondaria di I grado: italiano, scienze, tecnologia, attraverso corsi di formazione a loro rivolti e moduli interdisciplinari proposti in classe agli alunni (storia dello sport, insegnamento alla legalità e rispetto delle regole, sviluppo di una cultura paesaggistica e rispetto dell’ambiente, principi di igiene e cultura del benessere psico-fisico ecc.)».

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