La solitudine del prof: da domani spiegherò e interrogherò davanti a uno schermo, in un’aula vuota. Lettera

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Inviata da Sara Di Tullio – Ecco, da domani sperimenteremo anche questa, spiegare ed interrogare ancora davanti a uno schermo, ma nell’agio e sicurezza di un’aula vuota, condividendo la dotazione tecnologica con i colleghi (e sì perché dovremo stare nell’aula di corrispondenza e

E’ sorprendente la scoperta fatta in queste ore, ossia di essere una supereroina, come i miei colleghi.

Durante il lock-down non abbiamo perso un’ora di lavoro, reinventandoci e imparando ad utilizzare strumenti che prima non facevano parte del nostro quotidiano; ore diurne e notturne davanti ai pc mentre i nostri piccoli scorrazzavano per casa (senza asilo, senza nonni etc), eppure io il congedo che mi sarebbe spettato non l’ho chiesto, non volevo lasciare dei ragazzi già sperduti ed impauriti; tutte le mie colleghe mamme, come me, a volte hanno trascurato un po’ i loro figli per non “abbandonare” quelli più numerosi che avevamo nella solitudine delle loro camerette di adolescenti, dietro uno schermo.

Eppure ce l’ abbiamo fatta, lavorato, sudato e ci abbiamo creduto, noi e loro, fino al giorno in cui la Ministra ci ha ringraziato (oltre con discorsi pubblici che non ci hanno risarcito del tempo e delle spese sostenute) con quanto di meglio potesse fare, l’ordinanza di maggio dal valore “Liberi tutti”, che ha vanificato mesi di duro lavoro.

Abbiamo ricominciato, speranzosi e felici di poter stare con i nostri alunni, seppure con metà classe alla volta, abbiamo sopperito con un altro po’ di DAD (da casa nostra) in attesa che la scuola fosse pronta e poi abbiamo finalmente iniziato, con mascherine, gel, disinfettanti, distanza di sicurezza, ma pronti a svolgere il nostro mestiere in un po’ di “normalità” seppur in un contesto profondamente mutato.

L’impennata dei contagi ci ha visto combattere con casi in aumento, gestione delle messe in quarantena (ATS non è tempestiva, allora tocca di nuovo a noi…) e poi di nuovo tutti a casa, i ragazzi non possono intasare i mezzi pubblici, del resto lo smart working è soltanto uno slogan, la PA si prende i suoi tempi per attuarla (che fretta c’è) e i privati interpretano come vogliono, perché il governo non obbliga.

E a casa di nuovo e sempre noi, ma qui scatta la novità del super Prof.

Tuteliamo la salute dei nostri ragazzi e delle loro famiglie: è sufficiente.

Noi insegnanti siamo troppo forti per poter essere contagiati, possiamo continuare a prendere i mezzi ed andare in una scuola deserta, così ha deciso l’USR della nostra regione Lombardia.

Ho scoperto con sgomento di non essere un dipendente pubblico, devo recarmi sul luogo di lavoro per produrre: è imprescindibile.

Dopo essere sopravvissuti a tutti questi mesi, perché non uno sforzo in più, tanto continuiamo ad essere supereroi sottopagati, sminuiti e bistrattati, come potrebbe essere diversamente? Come potremmo continuare ad esercitare i nostri super poteri?

Ci aspettano prove e mesi ancora più duri, nella disorganizzazione di un sistema che non sa migliorare se stesso, ma ce la faremo, siamo supereroi…..che il Covid tremi, non ce la farà!!! (Discorso diverso è quello dell’esaurimento nervoso…….)

Domani di nuovo a “scuola”, devo essere felice….sono una supereroina, ormai è di dominio pubblico. Chissà allora perché sento questo gusto amaro in bocca….o forse in fondo lo so….

Io dei supereroi condivido soltanto la loro realtà, quella fatta di SOLITUDINE!!

Forse tra qualche anno mi faranno protagonista di un fumetto…allora sì che ne sarà valsa la pena.

 

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