La sfida per gli insegnanti è trovare ogni giorno in classe il rapporto con la realtà, come faceva Don Milani. Lettera

di redazione
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Gianni Mereghetti – Questa sera a Corbetta si è tenuto un interessante incontro su don Lorenzo Milani in cui sono intervenuti don Massimo Mapelli della Caritas e Agostino Burberi (alunno di don Milani).

Un incontro in occasione della mostra fotografica su don Milani allestita nella sala comunale su proposta dall’Associazione Matite Colorate con il patrocinio delle Acli, della Parrocchia e del Comune. Ciò che mi ha colpito e commosso sentendo raccontare di don Milani da un testimone diretto è l’unità di vita di cui si faceva esperienza stando in rapporto con il priore di Barbiana. C

he fossero 12 le ore di scuola di quei ragazzi oggi sembra un’esagerazione ed effettivamente pensare di passare dodici ore in una scuola spezzettata come quella di oggi è una pura follia! C’è però da chiedersi come mai allora non lo fosse e come mai chi ricorda quelle dodici ore al giorno lo fa con entusiasmo.

Io questa sera del priore di Barbiana ho colto una cosa nuova, che lui nella scuola cercava il fascino della vita: non che la scuola fosse la vita, perché questo è ideologico e la scuola ha i ritmi e le regole che le competono, ma che per lui il far scuola era il contesto in cui si poteva attizzare la passione per la vita.

Questo fa capire ancor più profondamente il motto della Scuola di Barbiana, “I care”, tradotto in modo riduttivo fare ciò che piace, invece è fare ciò con cui il mio io è implicato, e la realtà tutta intera è ciò in cui sono implicato, la realtà tutta intera mi interessa!

Don Milani questa sera a Corbetta è stato riconsegnato alla memoria come un uomo che ha aperto una sfida alla scuola che tutt’oggi è quanto mai aperta, la sfida a trovare ogni giorno in classe il rapporto con la realtà. Di questo ha bisogno oggi la scuola, che nelle aule vi sia la realtà, che non si spieghino le cose ma che le si vivano, che non si definisca il bello ma se ne faccia esperienza, che non si fotografi un volto, ma che lo si tocchi, che non si parli di umano, ma che si incontri qualcuno! Ritornare a don Milani è riportare oggi a scuola la sua domanda di vita, la sua disponibilità ad essere plasmato dalla realtà.

L’educazione ha questo spessore, è coinvolgimento totale come lui ci testimonia, è darsi tutto perché l’altro sia felice, non come voglio io che sia, ma come deve esserlo seguendo la sua originale e unica strada.

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