La scuola vista da Renzo Piano: inclusione sociale, didattica, libertà

di Elisabetta Tonni
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Renzo Piano invoca una scuola dove inclusione sociale, didattica e libertà siano un tutt’uno.

Lo ha detto direttamente al ministro Bussetti in occasione di Futura, la fiera sull’innovazione didattica.

A riportare uno stralcio del discorso fra l’Architetto e il titolare del Miur è stata Repubblica.

Nella visione di Renzo Piano, la scuola dovrebbe essere un avamposto contro il degrado, palestra di formazione, strumento per rendere meno distanti le periferie.

L’istruzione è uno dei temi che il senatore a vita Renzo Piano ha nel cuore; sta progettando una scuola per Sora, paesino laziale che si trova nella Ciociaria, cioè in provincia di Frosinone.

L’ha descritta come “una zattera con una base di cemento e una struttura in legno“. E’ formata da tre livelli indipendenti uno dall’altro, ma con un filo comune. Si tratta di un progetto che lo stesso Renzo Piano ha definito sperimentale, nulla di stravagante, molto funzionale che si rivolge alla scuola dell’obbligo: elementari e medie.

Il piano terra – ha spiegato Renzo Piano – è il luogo dello scambio fra scuola e città. La scuola è il posto in cui tutti vanno, i bambini, i genitori, i nonni, gli insegnanti, è il più pubblico che ci sia e ha una forte funzione sociale proprio come ruolo di scambio. La parte didattica si sviluppa invece al primo piano, con le aule che si affacciano su un cortile che ha un grande albero a foglie caduche, che ha il suo ciclo e il suo ritmo, d’inverno è aperto e d’estate fa ombra. A Sora sono otto aule per duecento ragazzi. Anche le aule, quindi, fanno parte di uno spazio comune e mentre sei in classe dialoghi con gli altri. E poi c’è un terzo livello, che è il tetto, il luogo della libertà e dell’esplorazione, da cui osservare il cielo, ma anche coltivare piccoli orti, in cui natura e luce prendono il sopravvento“.

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