Insegnante sequestra il cellulare all’alunno di 11 anni, il padre va dall’avvocato per denunciare docente e preside: “Misura illegittima”

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Durante una lezione di religione in una scuola media in Trentino, il telefono cellulare di uno studente di 11 anni ha suonato, interrompendo la spiegazione. La docente ha sequestrato il dispositivo, causando la frustrazione del padre dello studente, che ha deciso di avvalersi dei servizi di uno studio legale per intraprendere azioni contro sia l’insegnante che la dirigente scolastica in qualità di rappresentante dell’istituto.

Il padre ha ammesso che il figlio avesse commesso un errore e avrebbe meritato una nota disciplinare o un richiamo, ma non il sequestro del telefono che considera illegittimo: “Dovevo sentire mio figlio ma non è stato possibile”, ha detto al quotidiano “l’Adige”.

Nonostante un incontro con la dirigente scolastica, il padre insiste sul fatto che le linee guida del ministero e il garante della privacy sostengono che la scuola può proibire l’uso dei cellulari, ma non esercitare poteri di perquisizione o sequestro per verificare il rispetto del regolamento.

Per il momento la scuola non ha commentato la vicenda e nemmeno l’assessore all’Istruzione del Trentino, Mirko Bisesti.

I divieti: difficile introdurli?

Torna a far discutere, dunque, l’utilizzo degli smartphone a scuola da parte degli adolescenti. Alcuni docenti ritirano i dispositivi prima dell’avvio delle lezioni per poi restituirli alla fine. Altri invece provano a sviluppare una sorta di autoregolamentazione negli studenti ma con scarsi risultati a quanto pare, dato che i social sono pieni di video e post pubblicati da studenti durante le ore di lezione.

Ci sono ovviamente moltissimi casi, anche prima della circolare ministeriale dello scorso dicembre, in cui le scuole si dotano di regole ben chiare.

Su tutti il recente “Smartphone al muro”, il progetto ideato dall’istituto professionale “Einaudi” di Ferrara, dove ad un muro dell’istituto viene affisso un organizer composto da trenta tasche numerate, una per ogni alunno che lascerà il proprio telefono seguendo l’ordine dell’elenco di classe, per depositare i dispositivi.

Il problema è che, anche questa volta, la disposizione è stata fatta in maniera “voluttuaria”: intendo dire che, non essendo previsto nulla ai danni dei trasgressori, la sanzione è evidentemente demandata ai presidi. Da questo punto di vista, quindi, è una circolare di buone intenzioni, nulla di particolarmente originale“, commentava poco tempo fa Paolo Crepet, psichiatra, a proposito della circolare ministeriale.

Cellulare in classe: cosa dice la legge

La normativa di riferimento per l’utilizzo degli smartphone in classe è la direttiva 104 del 2007 nella quale si afferma “Dall’elenco dei doveri generali enunciati dall’articolo 3 del D.P.R. n. 249/1998 si evince la sussistenza di un dovere specifico, per ciascuno studente, di non utilizzare il telefono cellulare, o altri dispositivi elettronici, durante lo svolgimento delle attività didattiche, considerato che il discente ha il dovere: – di assolvere assiduamente agli impegni di studio anche durante gli orari di lezione (comma 1); – di tenere comportamenti rispettosi degli altri (comma 2), nonché corretti e coerenti con i principi di cui all’art. 1 (comma 3); – di osservare le disposizioni organizzative dettate dai regolamenti di istituto (comma 4). La violazione di tale dovere comporta, quindi, l’irrogazione delle sanzioni disciplinari appositamente individuate da ciascuna istituzione scolastica, nell’ambito della sua autonomia, in sede di regolamentazione di istituto.”.

CIRCOLARE 19-12-2022

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