La scuola senza contenuti sarà sempre a distanza

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di Nicola Zippel – Può apparire paradossale, ma nelle continue e spesso dispersive discussioni degli ultimi giorni sul rientro in classe delle superiori e quindi sulla questione “didattica a distanza e didattica in presenza”, la grande assente è proprio la didattica.

È di certo vero che, dinanzi all’imminente rientro in classe, il nodo dei trasporti, soprattutto nelle grandi città, diventa dirimente per ovvie ragioni sanitarie. Tuttavia, dal punto di vista di chi insegna, non dovrebbe essere il punto centrale della discussione: immaginiamo, infatti, che si sia realmente intervenuti sulla rete dei trasporti e che nei prossimi giorni sia possibile raggiungere la propria scuola in tutta sicurezza; tutti contenti di rientrare in classe?

Direi di no, almeno per due ragioni:

1) avere metà studenti in classe e metà a casa rende molto difficile la didattica, perché significa adottare insieme due didattiche di per sé alternative, quella in presenza con chi sta in classe e quella a distanza con chi è a casa;

2) le lezioni che ciascuno di noi ha programmato fino a ieri sono state pensate perlopiù in un’ottica di didattica a distanza e adesso, nel giro di poche ore, dovremmo ripensare tutto in un’ottica di didattica in (semi)presenza. Entrambe queste ragioni renderebbero quantomeno discutibile l’urgenza di rientrare e suggerirebbero di programmare sì il rientro, ma non da qui a 48 ore, bensì da qui ad almeno un mese, in modo da programmare per tempo una didattica adeguata al rientro in classe. Se però si presta attenzione solo all’aspetto sanitario della questione, per quanto importante, allora queste ragioni non valgono nulla e possono tranquillamente essere messe da parte. Ciò che è esattamente quello che sta accadendo in questi giorni.

Talmente ignorato è l’aspetto didattico della scuola, da rendere pensabile aprire e richiudere le classi da un giorno all’altro, al pari di ristoranti e bar, come se non ci fossero pesanti conseguenze sull’aspetto educativo (oltre che psicologico) di questo “apri e chiudi” continuo. Da dove nasce questa totale negligenza nei confronti della didattica, ossia dei contenuti di ciò che si insegna a scuola? Come insegnante, sarebbe più facile rispondere che nasce dalla politica, che con ogni evidenza ignora che cosa si fa dentro le classi; più amaramente, però, devo riconoscere che questa negligenza è ormai presente da anni nella scuola stessa, dove la tendenza ormai imperante a favorire le (fantomatiche) competenze rispetto ai (reali) contenuti fa sì che l’aspetto didattico sia ridotto a una variabile secondaria della dimensione burocratica e valutativa della scuola.

L’indifferenza con cui oggi si scambia la didattica a distanza con quella in presenza, per cui si pensa di poter passare dall’una all’altra nel giro di pochi giorni, non è che il riflesso della trasformazione da una scuola dei contenuti a una scuola delle competenze in atto da tempo in tutto il sistema scolastico italiano. Con il risultato che una scuola senza contenuti si riduce a essere un negozio da aprire e chiudere a seconda delle circostanze, condannata a rimanere sempre più distante da un vero progetto educativo.

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