La scuola “sconfitta” e il fattore T-R-T. Lettera

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Inviata da Vincenzo Rossi – La “sconfitta” della Scuola Pubblica, almeno così come essa venne disegnata dall’impianto della nostra vigente e repubblicana Costituzione, è “sotto gli occhi” di tutti, in barba persino all’ art. 33 : è una “sconfitta” politica e sindacalistica, di politiche e programmi che non si riscontrano più “de facto”, nè a tutela dei lavoratori della Scuola, né degli utenti (sovente trasformati in “clienti”) .

E difatti essa si presenta come una “sconfitta” valoriale e trasversale .

Perché questo è ciò che accade e che (spesso) molti continuano a lasciare che accada : una “remixata” miscela di individualismi da “capponi del Manzoni”, di smanie apicali di comando, di pavide connivenze, di discriminazioni collusive, di nazionalismi, di sovranismi, che continua a vincere “nelle urne”, e che sta riconquistando una “novellata” egemonia “socio-culturale” .

Lo ha detto il “capo”, lo dicono nei Social, dunque così è, seppure non vi pare !

I c.d. Social ci hanno reso “dipendenti” ; e dagli stessi Social (oramai) quasi tutto dipende !

A riguardo, si legga il recente “fattore T-R-T ” e il “gioco degli specchi” di Milena Gabanelli :

“… I meccanismi per aumentare i fan sui social sono sfruttati in tutto il loro potenziale, a partire dal T-R-T : una sigla che sta per Televisione, Rete, Territorio.

Si tratta di un gioco di specchi per mettere continuamente in comunicazione i tre ambiti: l’attesa dell’intervista tv viene trainata da ripetuti annunci su Facebook, durante la trasmissione si estrapolano e commentano in tempo reale fermi immagine e tweet live con i messaggi chiave da diffondere.

Subito dopo vengono postati gli interventi tv (nel caso di Renzi rimontato ad hoc) con l’invito ai fan a esprimere il loro parere. Questo meccanismo trascina gli utenti social sulle reti tv (e viceversa) e contribuisce ad aumentarne l’audience.

Salvini è il politico più invitato, e la parola d’ordine è: spolpare ogni evento fino all’osso. Lo stesso sistema vale per i comizi. Poi, siccome è proprio la velocità dei like che contribuisce a fare impennare l’algoritmo di Facebook e dunque ad ampliare la platea di chi vede il post, ecco sotto elezioni il gioco «Vinci Salvini»: chi per primo mette «Mi piace» entra in una graduatoria che alla fine farà guadagnare ai primi classificati una telefonata o un caffè con il leader … ” .

Tale egemonia diseducante, “figlia” dei c.d. Social, coincide (purtroppo) con una egemonia valoriale.

E non solo nelle istituzioni rappresentative, ma nella società e in tutte le sue articolazioni.

Il problema non è più riconquistare i valori e i diritti perduti.

Il problema è ribaltare il declino che sta cogliendo l’intera società (e dunque la sua Scuola Pubblica) nel più profondo, nella coscienza morale, civile, nel modo di essere cittadini e insegnanti.

Il problema è dare soluzione a questa crisi valoriale, che non sarà sanata in pochi anni.

A Scuola, possiamo darci questo compito, a fronte di come operano oggi le forze politiche e sindacali ?

La risposta appare negativa, e lo dimostra il fatto che la crisi di consensi elettorali di cui ai valori sindacali e costituzionali, si sta trasformando progressivamente in crisi interne dei partiti delle varie maggioranze governative; crisi che si trasmettono agli equilibri sociali, educativi e ai diritti “scolastici” .

La necessità di darci una “mission” potrebbe “imporci” un compito più alto.

Il corpo dei Docenti dovrebbe affrontare “senza Gattopardismi” le ragioni di una crisi che ci investe dal 1989, e che ha radici in questioni che da soli i Docenti non possono sciogliere, che alimenta l’emergenza sociale lanciata dai “ceti medi” d’ Europa e di oltre mezzo Mondo, causata dalle paure della nostra società vittima della globalizzazione incontrollata, delle diseguaglianze sociali, della distribuzione iniqua della ricchezza, dell’emergenza climatica, dell’innovazione ad esclusiva “trazione virtuale-digitale”, di un modo di produrre che elimina sia l’essere umano che i posti di lavoro-reale e che confligge con i principi basilari di umanità, con i più basici diritti del lavoro, della salute e della sicurezza.

Rispetto a tutto questo manca un pensiero reale, realistico e di sostanza.
Per converso, “vige” il pensiero “unico”, liquido-virtuale e digitale.
Ed è una carenza che richiederebbe una mobilitazione sindacale unitaria, politica, scientifica, sociologica, culturale. I docenti sono in grado, da soli, di fare tutto questo ?

E i sindacati si uniranno mai, a tutelare la Scuola Pubblica e il personale ivi operante ?

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