La scuola sarebbe veramente preparata ad una didattica mista tra presenza e online?

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di Fulvio Oscar Benussi, pubblicista e socio AIDR – Le ipotesi di didattica mista prospettate per gestire la scuola il  prossimo anno scolastico vengono qui analizzate alla luce del recente  documento OCSE Learning remotely when schools close: How well are  students and schools prepared? Insights from PISA (1).

Secondo la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina: “A settembre si
tornerà sui banchi di scuola e si seguiranno le lezioni per metà del
tempo in classe e per metà online. Ma senza raddoppi o smembramenti:
gli alunni che restano a casa seguiranno le lezioni con i loro
compagni ma collegati al computer. E si alterneranno nei posti sui
banchi, nel corso della settimana, per evitare l’affollamento nelle
scuole (2).”

La “didattica mista” illustrata in questi termini dalla ministra
sembra sostanziarsi in un ritorno alla “vecchia scuola” che come ha
scritto Licia Landi (3) <<altro non è che la trasmissione agli
studenti a casa “di quello che l’altra metà della classe fa in
presenza”. In altre parole, gli studenti a casa non potranno fare
altro che assistere passivamente, come spettatori, a lezioni che, per
finire il “programma” e per ragioni pratiche di gestione della classe,
moltissimi docenti imposteranno (quasi) esclusivamente in modo
frontale>>. (4)

Didattica blended

L’impostazione di una didattica blended, che possiamo tradurre in
“didattica mista”, è una modalità di erogazione delle lezioni che
prevede l’affiancamento di una piattaforma digitale alla didattica
tradizionale in presenza e ha come obiettivi:

  • consentire il passaggio di materiali didattici in formato digitale
    aperto dai docenti agli studenti,
  • fare svolgere agli studenti attività didattiche da soli o, più spesso,
    in gruppo
  • favorire forme di comunicazione e cooperazione a distanza tra studenti.
  • permettere forme di comunicazione (consulenza) con i docenti

Una didattica di questo tipo potrebbe favorire l’acquisizione da parte
degli studenti, e operando con alcune attenzioni anche degli alunni,
delle nostre scuole di alcune importanti competenze e soft skill
fondamentali per la formazione dei futuri cittadini.

Per valutare se la scuola italiana sia pronta a integrare la didattica
tradizionale con una didattica che sappia cogliere le opportunità di
apprendimento che il digitale può offrire in questo articolo faremo
riferimento a quanto emerge dal documento OCSE Learning remotely when
schools close: How well are students and schools prepared? Insights
from PISA.

Secondo OCSE la crisi legata a Covid-19 ha colpito quando la maggior
parte dei sistemi educativi coinvolti nell’ultimo round PISA (5)
dell’OCSE non erano ancora pronti per avvalersi delle opportunità di
apprendimento offerte dal digitale.

Nelle nostre istituzioni educative, grazie all’impegno profuso con il
PNSD che, negli anni, ha coinvolto nella formazione al digitale
moltissimi docenti (6) avremmo dovuto avere, grazie all’integrazione
nella didattica curricolare di quanto appreso dagli insegnanti nei
corsi di formazione seguiti, studenti e alunni preparati
all’apprendimento on line. Ciò sarebbe dovuto avvenire grazie
all’esperienza maturata a scuola in percorsi didattici laboratoriali,
dove il digitale si sarebbe integrato con le attività didattiche
ordinarie supportando l’apprendimento. Attività didattiche “ponte”
utili all’evoluzione da un insegnamento tradizionale a un insegnamento
che integrasse sapientemente le risorse digitali e che avrebbe anche
dovuto ridurre il digital divide eventualmente presente tra gli
studenti.

Così non è stato, come indicato in vari feedback forniti dai genitori
e pubblicati in riviste settoriali (7) e come risulta dal documento
OCSE (8). Nel documento l’Italia, relativamente alla domanda: “gli
insegnanti hanno le competenze tecniche e pedagogiche necessarie per
integrare i dispositivi digitali nelle lezioni?”, risulta molto sotto
la media OCSE: è al 70 posto su 77 Paesi considerati (vedere figura 4
del documento OCSE). (9)

Il futuro dell’insegnamento: verso un’integrazione tra didattica in 
presenza e didattica a distanza

Il futuro della didattica di cui qui proveremo a ipotizzare la
struttura e i possibili sviluppi era già stata praticata prima
dell’emergenza covid da alcuni docenti innovatori. Faccio qui
riferimento a quelle esperienze di didattica in classi virtuali o su
piattaforme di Q&A (10); di esercitazioni webquest o di ricerca e
predisposizione di presentazioni da svolgere in classe; della
didattica fondata sulla modalità della flipped lesson; di
esercitazioni di media education, ecc.

Queste esperienze avevano una comune premessa: per realizzarle il
docente doveva ex ante progettare l’attività didattica predisponendola
ad hoc per la classe, svolgere l’attività con gli studenti ed ex post
valutarne i risultati in vista di una rielaborazione, restyling o
addirittura di una progettazione ex novo dell’attività.

Attività didattiche con queste caratteristiche se, come è auspicabile,
si diffonderanno nella didattica post covid presupporranno quindi una
specifica attività di progettazione e di realizzazione di materiali
prodotti a cura del docente che superino “la dipendenza”, spesso
“totalizzante”, da quanto offerto dal libro di testo.

Un possibile percorso

Dal test PISA 2018 è emerso che “le pratiche scolastiche più comuni
intese a migliorare l’apprendimento attraverso l’uso di dispositivi
digitali sono state:

  • discussioni periodiche tra presidi e insegnanti sull’uso di dispositivi digitali a scopi pedagogici (il 63% degli studenti ha  frequentato scuole che lo fanno);
  • aver prodotto, come scuola, regole scolastiche sull’uso dei
    dispositivi digitali (62% degli studenti);
  • avere un programma specifico per preparare gli studenti a un
    comportamento responsabile nell’uso di Internet (60% degli studenti).

Nel nostro Paese da qualche anno vengono svolti regolarmente
interventi relativi alla prevenzione del cyberbullismo (punto 3) e
sono presenti regolamenti, diversamente estesi, sull’uso dei
dispositivi digitali dei laboratori scolastici (punto 2).

Il primo punto invece ci risulta poco presidiato. Nell’articolo:
“Lorenzo Benussi: “Las escuelas italianas con mayor reflexión
pedagógica han afrontado mejor la crisis” (11) riguardo alla didattica
a distanza nel tempo del coronavirus L. Benussi (12) afferma: -La
scuola classica è in crisi da molto tempo e il virus ci sta insegnando
una lezione drammatica e indimenticabile. Disponiamo di una tecnologia
migliore, ma non c’è stata una profonda riflessione pedagogica. La
nostra Fondazione ha rilevato che le scuole, che stanno meglio
affrontando la crisi, sono quelle che hanno fatto questa riflessione.
Invece la maggior parte delle scuole italiane sta facendo le stesse
lezioni e attività didattiche di sempre, sebbene utilizzi formati
online- (13).

Per il favorire l’approfondimento pedagogico sarà fondamentale il
coinvolgimento dei dirigenti scolastici nell’attivazione di
riflessioni in occasione di Collegi dei docenti e riunioni di
dipartimento sulle condizioni e le attenzioni da avere nell’utilizzo
di dispositivi digitali a scopi didattici.

A riguardo va però segnalato che relativamente alla domanda “Gli
insegnanti hanno tempo sufficiente per preparare lezioni che integrino
l’utilizzo di dispositivi digitali?” Come si può vedere in figura 5
del documento OCSE (14), l’Italia si colloca sotto la media OCSE e
complessivamente al 55 posto su 77 Paesi considerati.

Note

1) OCSE, 2020, Learning remotely when schools close: How well are
students and schools prepared? Insights from
PISA, https://bit.ly/36bNNju

2)Scuola, alunni a settembre metà in classe e metà online. Azzolina:
«Mai parlato di doppi turni», Il Messaggero,
2-5-2020 https://bit.ly/2XdEMCf

3)Licia Landi è Docente a contratto di Tecnologie didattiche
nell’Università degli Studi di Verona, ricercatrice didattica,
consulente e formatrice.

4)https://www.linkedin.com/posts/licialandi_scuola-alunni-a-settembre-met%C3%A0-in-classe-activity-6662629747324919808-rN3o

5)Programma per la valutazione internazionale degli studenti

6)Ci scusiamo, ma non siamo in grado di essere più precisi sul numero
dei docenti che complessivamente hanno seguito i corsi del PNSD.
Abbiamo cercato il dato in Internet senza riuscire a reperirlo, non è
presente nemmeno nei dataset resi disponibili nell’Open data “Portale
Unico dei dati della scuola: https://dati.istruzione.it/opendata/

7) Ecco due testimonianze tratte dagli articoli poubblicati dalla
rivista Orizzonte scuola di cui sono indicati i link:
“vorrei far presente la situazione di “scuola online” che viviamo in
famiglia. Ho due figli, entrambi alle scuole superiori, e sto vivendo
due situazioni completamente opposte. Mia figlia, 3° liceo
linguistico, alle 8 deve essere al PC e termina alle 13, fa
esattamente tutte le ore e al pomeriggio compiti su compiti. La vedevo
di più quando andava a scuola! Mio figlio invece, 5° liceo artistico
quindi maturità, nessuna lezione online solo attribuzione di compiti
senza spiegazioni e valutazioni inferiori perché è interrogato da casa…
https://www.orizzontescuola.it/didattica-a-distanza-genitori-disorientati-piu-piattaforme-figli-al-pc-per-cinque-ore-o-solo-compiti-senza-spiegazioni/
Come al solito, si pensa di riempire gli alunni come contenitori
vuoti, e purtroppo la bocca dell’imbuto sta sempre dalla stessa parte.
Eccoci allora di nuovo a improvvisarci insegnanti, maestri, docenti,
tra compiti e videolezioni che assorbono il 70% della giornata: e le
spiegazioni? E la dialettica? E l’inclusione? E l’empatia?
https://www.orizzontescuola.it/didattica-a-distanza-esaspera-genitori-e-si-continua-riempire-alunni-come-contenitori-vuoti/

8)Vedere nota 1

9)Le infografiche e i brani tratti dal documento e inseriti
nell’articolo non sono stati tradotti dall’OCSE e non devono perciò
essere considerati traduzioni ufficiali dell’OCSE. L’OCSE non è
responsabile per alcun contenuto o errore in queste traduzioni.

10)Question and answer, ad esempio la piattaforma: https://piazza.com/

11)Rodrigo Santodomingo, “Lorenzo Benussi: “Las escuelas italianas con
mayor reflexión pedagógica han afrontado mejor la crisis” Magisterio,
12 de mayo de 2020,
https://www.magisnet.com/2020/05/lorenzo-benussi-las-escuelas-italianas-con-mayor-reflexion-pedagogica-han-afrontado-mejor-la-crisis/

12)Lorenzo Benussi, Laura Magistrale in Communication and PhD in
Economics of Innovation is Chief Innovation Officer at Fondazione per
la Scuola della Compagnia di San Paolo where he develops projects and
policies to promote innovation in education

13)Il brano tratti dall’articolo di Magisterio è tradotto a nostra
cura e non è quindi una traduzione ufficiale

14) Vedere nota 1

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