La scuola riaprirà, facendo affidamento al solito personale di buona volontà, si abbia il coraggio di fare scelte importanti. Lettera

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inviata da Paola Mara De Maestri – È come un treno che è passato con un carico di frutti eravamo alla stazione, sì ma dormivamo tutti” (Ivano Fossati – “La mia banda suona il rock”).

Mancano pochi giorni alla ripresa del nuovo anno scolastico, forse il più complesso a memoria d’uomo e per tutti noi “popolo della scuola” l’orizzonte è ancora denso di nebbia. Ci siamo lasciati a giugno, in attesa di capire come si sarebbe evoluta la situazione pandemica per poi agire di conseguenza e ormai alle porte di settembre, ci sentiamo ancora investiti dallo stesso senso di incertezza e di forte preoccupazione per le sorti di alunni, insegnanti e famiglie.

Mi sono chiesta da subito se fosse necessario rimandare all’ultimo la messa in campo di un piano d’azione. Si poteva comunque immaginare che il virus non sarebbe scomparso improvvisamente e che, dopo una pausa “libertina”, dovevamo tornare a fare i conti con la dura realtà.

Un’esperienza di tale portata, di inusitata drammaticità saggiata nei mesi del “tutto spento”, avrebbe dovuto lasciare tracce indelebili in ognuno di noi e insegnarci qualcosa di importante, invece appare evidente che il genere umano sia sempre più immerso nel “tutto scorre”, prigioniero di un profondo oblio.

Non so se ritornerà un’opportunità del genere, che possa consentire di mettere mano alle profonde e annose problematiche della scuola, esacerbate da scelte dissennate come alimentare le “classi pollaio” e le infruttuose collaborazioni scuola-famiglia degenerate in invadenza didattica ed educativa.

Il sistema scuola è stato in questi anni più volte delegittimato in quanto spesso incapace, per mancanza di autorevolezza, di riportare ordine nelle classi. Troppo spesso gli insegnanti si sentono vessati e impotenti di fronte a situazioni che non trovano soluzioni ferme. Certamente sul territorio nazionale esistono, per fortuna, anche “isole felici”, dove grazie a visioni lungimiranti, in nome dell’autonomia scolastica, si è riusciti a raggiungere l’eccellenza.

Già da mesi il buon senso indirizzava verso l’assunzione di nuovo personale, per consentire la divisione delle classi in gruppi meno numerosi e più gestibili. I bambini e i ragazzi non sono “belle statuine” , non rimangono sempre fermi in bella posa al loro posto, si alzano, si muovono, vogliono socializzare e mantenere le dovute distanze dovendo controllare tante persone diventa un’impresa.

Invece di remare in questa direzione, come tutti gli anni, si è avuto notizia di colleghi insegnanti che hanno perso il posto perché ritenuti secondo le logiche vigenti in sovrannumero, si registrano numerosi “vuoti” che non si sa quando verranno coperti.

Ma la scuola non aspetta, riaprirà i battenti facendo affidamento perlopiù sul solito personale di buona volontà, che nonostante le delusioni, le amarezze e il senso di solitudine, tirano il carro.

Non dimentichiamo le esigenze degli alunni disabili, quelli con bisogni speciali. Si pretende che in una situazione nuova senza una specifica formazione si possa gestire una quotidianità di straordinaria complessità.

Certo siamo giunti a questo punto per la solita questione, sempre quella, del non voler investire abbastanza nella scuola. I soldi servono sempre ad altro. Il coraggio di cambiare, purtroppo, ancora non c’è.

Non si riesce a capire che senza una scuola efficiente non può esistere futuro per il nostro Paese. Se si spendesse ora, magari attingendo ai famosi fondi europei, quello che ci ritroveremmo in tasca assumerebbe un valore incalcolabile, in termini di formazione e sicurezza.

In una classe poco numerosa, va da sé, gli alunni sono più facilmente controllabili nei movimenti e anche dal punto di vista didattico gli apprendimenti risultano facilitati.

Se si potesse far rispettare le regole, in un clima più disteso, magari invece di chiudere tutto al primo focolaio, si riuscirebbe a vivere la scuola per intero fino alla sua fine naturale.

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