La scuola primaria spiegata al Manager del motore di ricerca (e per conoscenza a tutti gli altri). Lettera da rileggere nel 2027

di redazione
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lettera inviata da Simona – Questa lettera (da rileggere nel 2027) nasce da alcune riflessioni svolte nel decidere se aderire ad uno sciopero, durante un lungo collegio docenti e dopo aver ascoltato il manager del principale motore di ricerca parlare di scuola durante la presentazione di un libro dedicato all’uso dei cellulari a scuola.

Ancora una volta mi preme elencare al manager, ma anche al resto dell’opinione pubblica, le numerose mansioni che dobbiamo svolgere alla scuola primaria: orario di 24 ore settimanali spesso con i rientri, correzioni e organizzazione del lavoro quotidiano (si fa a casa e le ore sono difficilmente quantificabili), registro e posta elettronici, riunioni collegiali, aggiornamento da casa attraverso piattaforme o in presenza sempre dopo le 16.30, funzioni strumentali, commissioni, organizzare progetti, uscite didattiche e feste varie, tutoring dei neo immessi, redigere PEI, PDP, verbali e relazioni varie, parlare con genitori e specialisti. Ecco, se qualsiasi lavoratore del privato vedesse quest’elenco e lo svolgesse secondo le ferree regole aziendali, lavorerebbe ben oltre le otto ore canoniche. Ma noi non siamo “aziendali”, il controllo da parte della dirigenza non è costante e non sempre si è funzioni strumentali o tutor di qualcuno quindi tutto ciò viene sì svolto, ma sempre di corsa con affanno, “ad personam” e in nome del femmineo “multitasking”, che si dibatte tra le faccende domestiche, l’accudimento della prole e degli anziani di famiglia, le varie commissioni e, se me lo si permette, ogni tanto anche gli affari propri come fare un po’ di sano moto. Quelle correzioni fatte in cucina mentre cuoceva il minestrone …. erano perfette!

Oltre a tutto ciò ciascuno si porta dietro i casi mani della classe: alunni DVA, DSA, BES con le relative problematiche personali e familiari. A questo si aggiungono eventuali problemi relazionali coi genitori, con le colleghe, coi collaboratori scolastici. A volte ti ritrovi anche a fare la segretaria a te stessa visto i pasticci che combinano alcune segreterie (documenti, ricostruzioni carriere, conteggi per la pensione ecc.). E il faro ce l’hai sempre puntato addosso perché delle maestre si parla ovunque, anche al pranzo di Natale. A volte ti senti come se fossi sul red carpet, ma vestita da Cenerentola.

Infine chiudo con la reputazione che ha l’opinione pubblica sul nostro conto: pessima quando ci sentiamo pessimisti, non tanto buona quando azzardiamo un po’ di ottimismo.

Capita poi che molti dirigenti redarguiscano interi Collegi con un “La scuola non è più quella degli anni ’70 o dei primi anni ’90: è la scuola dell’autonomia”. Ergo: datevi da fare ad aggiornarvi e a ricoprire incarichi. Ed è qui che casca l’asino: il contratto è scaduto, ma negli ultimi nove anni sono “uscite” tante novità che implicano un surplus di lavoro il quale, se svolto tutto nel dettaglio dopo la decifrazione di lunghe circolari ministeriali, manderebbe al rihab qualsiasi manager. E dato che nessuna può permettersi un rihab de luxe, si accendono ceri e si fanno novene per convincere i colleghi a ricoprire le funzioni strumentali.

Elenco delle novità: la digitalizzazione della PMA che ti obbliga a fare tutto on line: SIDI, NOIPA, NUVOLA, ARUBA con relative password, ID, aggiornamenti e disconnessioni domestiche; l’eliminazione della specialista di inglese e così devi farti il corso d’inglese acquisendo una nuova competenza che non è riconosciuta né economicamente né con un punteggio; il papello dei nuovi saperi o programmi (non ricordo mai la dicitura, penso quindi di non aver diritto al merito); gli INVALSI ora svolti davanti al PC (alle medie) con l’inserimento anche dell’inglese; la piattaforma digitale per i neo immessi e i loro tutor; saper programmare per competenze; il coding; le UDA; le nuove metodologie (flipped classroom, scuola senza zaino, NO compiti/SI compiti, corsivo SI – corsivo NO ecc.). Il tutto bacchettato o esaltato dall’OCSE o dalla Fondazione Agnelli oppure alle feste di compleanno dei “bambini al centro”.

E chi ci guadagna in tutte queste novità? Le case editrici e le aziende informatiche. Certo, l’economia bisogna farla girare, poi se tutto ciò sia veramente utile è ancora da vedere.

A ciò si aggiungono le nuove immissioni in ruolo che sono state causate dalla fretta del nostro Governo di dover porre fine all’increscioso precariato, pena multe stratosferiche direttamente inviate da Bruxelles. Così convivono precari sballottati in giro per l’Italia per colpa di un algoritmo e docenti che non superano un concorso, ma che avendo vinto metà ricorso sono costretti con una mano a svolgere l’anno di prova e con l’altra a compilare ancora la domanda per la graduatoria. E “i bambini al centro” continuano a cambiare ancora otto maestre in cinque anni. Entrambe le situazioni prevedono prelievi dagli stipendi sia per pagarsi treni e aerei sia per pagarsi i ricorsi. Ma tutto questo, Matteo, che soffre per la sua Buona Scuola e che, in caso di vittoria elettorale, promette 4 miliardi alla Pubblica Istruzione, non lo sa e gira per le città, ops, sul suo treno elettorale.

Alla luce di tutto questo lavoro nella nuova finanziaria sono previsti ben 400 euro netti al mese e a pioggia per tutti i DS, con la promessa di un nuovo concorso e investimento, dico io, in buste opache. Per il personale ATA, anch’esso messo a dura prova, non è previsto nulla e per noi, con tutto il carico di cui sopra, 85 euro lordi e, forse, in base al merito. Certo, se dessero anche a noi i 400 al mese dei DS sbancheremmo lo Stato, ma mi pare che la discrepanza ci sia e ce ne sia parecchia. Eppure tutte tacciono. O si rassegnano. Nessuna si indigna. Si vede che le discrepanze si intonano col nuovo paio di stiletti low cost e ce le facciamo andare bene. Siamo al 90% donne, dopotutto e amiamo il multitasking!

In cambio il Governo cosa ci dà? Oltre agli 80 euro, perché ci ritiene poveri e che forse ci toglierà come in un gioco delle tre carte, ci elargisce i famosi 500 euro da spendere in cultura, aggiornamento e tecnologia. Ma se vedi in libreria un bel libro o decidi all’ultimo di andare al cinema o a una mostra non puoi farlo perché devi tornare a casa, andare su SIDI e stamparti il buono. Quindi, ma di cosa diavolo ti lamenti, tu che sei fortunata col posto fisso statale e 500 euro regalati? E che stai a casa pagata 4 mesi l’anno?

Ok, non ti lamenti, sei fortunata e decidi di impegnarti e lavorare al meglio. Perfetto, ottimo, smile! A scuola il PC – comprato con la spesa del supermercato – si impalla, non c’è connessione, non puoi fare una biblioteca perché manca l’aula adatta, salta anche la festa della scuola perché non hai gli spazi, la LIM non è touch, la fotocopiatrice si scassa, il toner costa, salta la tua compresenza per svolgere un progetto perché devi coprire una classe ecc. Una poltrona ergonomica? Seee; un tecnico esterno che controlli tutti i mesi il parco PC e le connessioni? Come no?! Un refettorio insonorizzato? Ma cosa pretendi? Banchi e sedie della stessa altezza? Ehhh …!? E pensi che la scuola finlandese non la vedrai mai: né qui, né là!

Feedback. L’utenza è la cartina di tornasole di tutto questo delirio. Già. Ma cosa interessa davvero all’utenza ovvero a mamma&papà? In ordine sparso: il gruppo whatsapp su cui sparlare o creare questioni che neanche il G7, “La maestra non ti ha mandato in bagno? Vado dal Preside!”, “Non hai mangiato in mensa? Raccogliamo le firme per i panini da casa”, “Che pizza tutti’sti compiti, loro e le maestre hanno proprio rotto!”, “Che voto hai preso? E perché lui 9 e mezzo e tu 9???”, “La quarta B è agli Egizi e voi siete ancora ai Sumeri!”, “La maestra Pinca Palla è giovane ed è sposata, mica ci rimane incinta che poi arriva la supplente?!?”, “In gita cosa devono portare?” (40 volte su whatsapp). Poi che Gigino parli bene, sappia scrivere, contare … per tutto il resto ci sono la calcolatrice, il correttore automatico e i messaggi vocali. La Finlandia forse loro la vedono sdraiati col tablet sul divano.

PS: che il nuovo contratto continui a rimanere nella cassaforte della Ministra e dei sindacati complici. Grazie, va bene anche così: le tradizioni acquisite in nove anni sono dure da cambiare. Evitiamo ulteriori danni.

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