La scuola post Covid: il docente spieghi meno, ma faccia più attività di riflessione

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Bambini

Come sarà la scuola post-coronavirus? Tanti se lo chiedono, non solo i docenti, ma anche i genitori e gli stessi studenti. C’è molto da fare perché la scuola è stata letteralmente investita dall’uragano Covid-19.

Come gestire la presenza in classe, come fare lezioni online. Sono tanti gli argomenti su cui bisognerà discutere.

La didattica digitale per me è stata una stampella, ma non è vera scuola

Lo psico-pedagogista, Stefano Rossi, in un’intervista a Vanity Fair, parla dell’idea di scuola dopo l’emergenza coronavirus: “La didattica digitale per me è stata una stampella, ma non è vera scuola. Il coronavirus ha rotto l’illusione del precedente mito della performance, della potenza. La condizione prima dell’essere umano non è la potenza, ma la fragilità. Dobbiamo ripartire da un’etica dell’empatia del prendersi cura gli uni degli altri. A scuola, per fare questo, serve una didattica della prossimità, in cui i bambini e i ragazzi lavorano in coppia prendendosi cura gli uni degli altri”.

E poi: “Molti genitori, in buona fede, non sono preoccupati del processo di educazione alla cittadinanza del figlio, vogliono solo che il figlio sia nella categoria dei winner, non dei loser”.

Infine: “La parola chiave è cooperazione: l’insegnante spiega di meno, ma propone attività di più profonda riflessione. I bambini e i ragazzi lavorano in coppia mettendo ognuno le proprie risorse: se uno dei due bambini è dislessico non ha bisogno di supporto altri, ma è il compagno ad aiutarli”.

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