La scuola oggi non può essere isolata. Lettera

di redazione
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A. Rivelli – Nella società della conoscenza e della globalizzazione, non si può limitare il discorso guardando esclusivamente

il sistema scuola nella sua individualità.

Il vincolo gerarchico che lega il singolo istituto all’apparato ministeriale, spinge oggettivamente a guardarsi intorno alla ricerca di collegamenti orizzontali, con altre realtà scolastiche con soggetti culturali e politici che agiscono nel territorio.

La scuola ha bisogno di mettersi in collegamento con altri soggetti, portatori di punti di vista e approcci metodologici originali per confrontarsi con loro ed elaborare insieme strategie di conoscenza più potenti.

La scuola deve diventare un’intelligenza collettiva che apprende e che per apprendere ha bisogno di collegarsi con altre di diversa materia; l’apprendimento è sempre frutto di disequilibrio fra chi sa e chi non sa o meglio fra chi sa certe cose e chi ne sa altre.

Da qui la necessità di mettersi in rete in primo luogo con le altre scuole e subito dopo con altri centri di produzione di cultura, di conoscenza e di analisi critica.

La rete ha la virtù di operare come intelligenza collettiva, in quanto sintetizza punti di vista e tendenze diverse in costante evoluzione… e non può che essere complessa, dinamica ed in espansione.

E’ cambiato il mondo, il pensiero pedagogico, se all’inizio del 900 Dewey o Gentile parlavano principalmente se non esclusivamente, dentro le loro rispettive tradizioni culturali a loro volta saldamente inserite nel filone europeo occidentale (ed era perciò sufficiente rifarsi alle tradizionali storie delle idee in uso nel nostro istituti secondari per penetrare nei loro sistemi di pensieri) , già il Bruner del dopo Dewey guarda verso il secondo mondo quello Sovietico dello Sputnik.

Per comprendere appieno la sua ricerca bisogna cominciare a ragionare in termini di economia , competitività fra nazioni sviluppate. Finchè il Gadner delle intelligenze multiple e il Morin dai sette Saperi e il Bruner con la cultura dell’educazione allargano il discorso e l’orizzonte planetario dalle diverse intelligenze e della complessità culturale.

In questo processo di aperura delle frontiere culturali ciò che può interessare sono i rapporti interpersonali sulla formazione, sul sistema di istruzione dei vari Stati, sulla loro produttività.

Rapporti elaborati e pubblicati a cura di organismi che raggruppano le varie nazioni nel mondo: ONU, UNESCO, OCSE, Unione EUROPEA, che hanno la forza di orientare le politiche scolastiche dei singoli paesi.

I nomi come FAURE; GARDNER, DELORS, CRESSON sono diventati nel nostro lessico etichette di un nuovo modo di considerare la scuola.

Lo stesso pensiero pedagogico ne è influenzato.

Alla base di questi rapporti ( la loro RATIO) è l’idea di un’organizzazione universale che possa dirigere le attivià educative dell’umanità.

La missione etica dell ‘UNESCO viene espressamente richiamata dal rapporto di DELORS per affermare il valore prioritario dei nuovi compiti che s’impongono all’educazione nel mondo moderno:

PROMUOVERE LO SVILUPPO SOSTENIBILE, ASSICURARE LA COESIONE SOCIALE, INCORAGGIARE A TUTTI I LIVELLI LA PARTECIPAZIONE DEMOCRATICA, RISPONDERE AGLI IMPERATIVI DELLA GLOBALIZZAZIONE.

In essa devono trovare posto non solo i termini ma anche i concetti e le assunzioni di principio di un centro di valutazione come l’INVALSI, oppure le tematiche in cui si indirizzano le ricerche dell’OCSE, PISA e della IEA .

Non si può parlare di competenze, di background dello studente o di reading literacy, numeracy, ecc..senza aver presente che si tratta di riferimenti a carattere supernazionale , e che su terreni siffatti si misura oggi la politica scolastica e la stessa politica culturale dei vari Stati.
Su tali basi emerge il discorso della scuola Oggi.

ALCUNI TESTI

Gardener , formae mentis, saggio sulla plualità delle intelligenza(1983) , Feltrinelli Milano.
J. Bruner , la cultrura dell’educazione (1996), Feltrinelli , Milano
Il Rapporto, pubblicato nel gennaio 1996, UNESCO

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